Nuove analisi dell’atmosfera di un esopianeta grazie al telescopio spaziale James Webb


Con la NASA che ha deciso di non rinominare il telescopio spaziale James Webb, come scritto qualche giorno fa, ora si può tornare a parlare delle scoperte del nuovo strumento scientifico. Questa volta però non si tratta di un’immagine suggestiva come quella della “clessidra di fuoco” oppure i “pilastri della creazione” nella Nebulosa dell’Aquila. Gli scienziati si sono invece concentrati sull’atmosfera di un esopianeta per condurre alcune analisi sugli elementi e le molecole che la costituiscono.

esopianeta

Non è la prima volta che il JWST osserva un esopianeta considerando la prima immagine diretta mostrata circa due mesi fa. Alcuni dati erano già emersi a luglio quando ci fu la prima presentazione pubblica delle immagini catturate dal nuovo telescopio spaziale. Successivamente c’è stata la rilevazione di anidride carbonica nell’atmosfera di un altro pianeta all’esterno del Sistema Solare. Proprio in quest’ultimo caso, gli scienziati si erano focalizzati sull’esopianeta WASP-39 b oggetto delle nuove analisi. Ecco quello che hanno scoperto.

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Il telescopio spaziale James Webb e l’atmosfera dell’esopianeta WASP-39 b

Secondo quanto riportato da NASA, ESA e CSA dell’atmosfera dell’esopianeta WASP-39 b sono le più complete di sempre. Questo permette quindi di caratterizzare al meglio gli oggetti celesti di questo tipo migliorando la nostra comprensione dell’Universo (e cercando dei “gemelli” della nostra Terra). Nel caso di questo pianeta, distante 700 anni luce, la sua struttura è simile a quella di Saturno ma con un’orbita più vicina alla sua stella di quella che Mercurio ha rispetto al Sole. Gli scienziati sperano comunque in futuro di riuscire a rilevare nuove informazioni anche su sistemi come TRAPPIST-1 che presentano esopianeti di tipo roccioso (più simili alla Terra).

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Grazie a NIRSpec (G395H), NIRCam (F322W2) e NIRISS del telescopio spaziale James Webb è stato possibile rilevare acqua, anidride solforosa, monossido di carbonio, sodio e potassio. L’insieme delle nuove analisi ha portato a scrivere ben cinque articoli scientifici differenti (due dei quali devono ancora passare la peer-review).

L’anidride solforosa è stata una delle molecole più importanti a essere scoperte in quanto viene creata attraverso l’interazione tra la radiazione stellare e l’atmosfera del pianeta. Proprio grazie a questa scoperta sarà possibile migliorare anche i modelli esistenti e quindi consentire di interpretare al meglio le future osservazioni. Rilevare anche potassio, sodio e acqua oltre che trovare ancora l’anidride carbonica (oltre al monossido di carbonio) permette di avere un quadro più completo.

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Gli scienziati hanno anche aggiunto che il JWST non ha rilevato metano o idrogeno solforato. Questo significa che le molecole o non sono presenti oppure lo sono in modalità molto modeste. Sempre stando ai dati raccolti, sembra che l’esopianeta WASP-39 b sia frutto dell’unione di protopianeti più piccoli (planetesimi). La grande presenza di ossigeno farebbe poi presumere che inizialmente, durante la sua formazione, questo pianeta si trovasse più lontano dalla propria stella.


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