La diffusione delle crypto in Asia


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Chainalysis in un suo report sullo stato di salute del mondo crypto e blockchain in Asia, va nel dettaglio e riscontra come il trend di crescita non conosca tregua.

Il trend dell’adozione crypto in Asia

Il CSAO che comprende l’Asia centrale, meridionale e l’Oceania rappresenta il terzo mercato di criptovaluta più grande. 

Gli investitori dei paesi CSAO hanno ottenuto 932 miliardi di dollari di valore in criptovaluta da luglio 2021 a giugno 2022.

Sette dei primi venti paesi nell’indice che definisce la diffusione delle criptovalute nel pianeta fanno parte del CSAO e sono il Vietnam che si classifica al primo posto seguito a ruota dalle Filippine, l’India che ottiene la quarta posizione, il Pakistan sesto e la Thailandia ottavo mentre in fondo troviamo il Nepal sedicesimo e l’Indonesia fanalino di coda di questo ristretto club di paesi performanti. 

L’attività crittografica non ponderata vede in testa l’India che si conferma per il secondo anno consecutivo al primo posto e che riceve ben 172 miliardi di dollari in valore in criptovaluta da luglio 2021 a giugno 2022 mentre ad esempio Thailandia, Vietnam, Australia e Singapore si fermano (si fa per dire) ad oltre 100 miliardi di dollari a testa. 

Gli NFT guidano questo processo di apertura a questo mondo con il 58% delle ricerche che riconducono a degli indirizzi IP che trattano l’argomento nel secondo trimestre del 2022 e il 21% che riguardano giochi blockchain play-to-earn. 

Diversi oggetti di gioco NFT, come Axie Pet in Axie Infinity e Sneakers in STEPN, rappresentano vera e propria merce di scambio su MagicEden e OpenSea evidenziando una correlazione e commistione elevata tra piattaforme ed NFT stessi. 

Per Chainalysis, mentre gli NFT la fanno da padroni assoluti in Asia, la seconda quota per importanza e volume è rappresentata dai videogiochi e l’intrattenimento blockchain in generale. 

Polygon e Immutable X hanno sede in India ed Australia mentre Axie Infinity e STEPN, i due più grandi giochi play-to-earn, sono gestiti rispettivamente in Vietnam e Australia.

Il Vicepresidente senior per le operazioni e la strategia di Liminal (fornitore di infrastrutture di portafoglio di Singapore) Manan Vora, ha dichiarato: 

“Il crollo dell’UST ha giocato un ruolo importante nel scuotere la fiducia del mercato delle criptovalute. Quando una delle prime dieci monete va a zero, diventa molto difficile convincere le persone che sono appena entrate nel mercato a rimanere nel mercato. Questi sono gli utenti che potresti perdere per sempre”.

Vietnam prima in classifica tra i Paesi del sud-est asiatico

Grattando sempre più la superficie scopriamo come in testa all’adozione delle crypto ci sia il Vietnam che si è classificato al primo posto subito seguito dalle Filippine che sono passate dalla quindicesima alla seconda posizione in un solo anno.

Vietnam e Filippine inoltre sono accumulate da driver di crescita analoghi come giochi play-to-earn (P2E) e rimesse il 25% dei filippini e il 23% dei vietnamiti hanno giocato almeno una volta a un gioco pay-to-earn e, c’è stata una fase in cui questa percentuale è salita talmente tanto da rappresentare il 40% della base dei giocatori di Axie Infinity.

Le rimesse, riporta Chainalysis, rappresentano il 5% e il 9,6% dei rispettivi prodotti interni lordi di Vietnam e Filippine. 

Manan Vora sull’argomento è intervenuto a gamba tesa dichiarando che:

“Ha molto senso. Perché pagare il 3% a un intermediario bancario e aspettare due giorni affinché i fondi li raggiungano quando USDT/USDC può raggiungerli in un minuto, con commissioni quasi zero?”

I fornitori di servizi di pagamento basati su blockchain stanno iniziando a interrompere gli intermediari tradizionali (Pakistan, India e Bangladesh hanno ciascuno più di 20 miliardi di dollari impiegati nelle rimesse). 

Nei Paesi CSAO i trasferimenti di valore vengono effettuati solitamente con stablecoin (per lo più ETH e WETH), così che il valore trasferito non subisca variazioni nel trasferimento. 

Questa espansione mostruosa tuttavia viene frenata (così come accade in Cina) da normative crittografiche stringenti soprattutto in paesi come India e Pakistan. 

Il governo Indiano il primo aprile di quest’anno ha aumentato del 30% la tassa su tutti i guadagni in criptovalute, senza possibilità per gli utenti di compensare le proprie perdite, a questa, il 1° luglio, il governo ha anche aggiunto una detrazione delle transazioni dell’1% alla fonte (TDS). 

“Ciò ha portato a una grande fuga di cervelli”, ha detto Vora: “prima a Singapore e ora a Dubai. … perché anche se la tua attività è market-making, ora viene effettivamente trattata come un’attività di lotteria”.

Vikram Rangala, il direttore di ZebPay, uno scambio di criptovalute indiano è intervenuto a far luce sulla questione:

“Dalle conversazioni che ho avuto io e i miei colleghi, le persone nel governo indiano, inclusi i membri del parlamento, non sono anti-cripto di per sé. Alcuni sono molto pro-crypto. Ma sono preoccupati per i loro elettori che negoziano un asset volatile senza informazioni adeguate. Un risparmiatore di 25 anni per sposarsi o provvedere alla sua famiglia potrebbe scambiare qualche moneta meme ed essere spazzato via. Nessun funzionario pubblico può essere visto sostenere qualcosa che è così rischioso per la maggior parte delle persone. I ricchi possono sopravvivere a tali perdite, ma un addetto alle pulizie, un agricoltore o un conducente di risciò non possono. L’India ha dozzine di progetti [crypto] che lavorano per stabilire i diritti di proprietà, accedere a biglietti e abbonamenti, aiutare gli artigiani rurali a monetizzare, dando anche ai possessori di token la possibilità di “fare paracadutismo con una star del cinema a Dubai” e altro ancora”. 

Il rapporto tra Pakistan e criptovalute

Seguendo le orme indiane, la banca centrale del Pakistan e il governo del Pakistan hanno raccomandato il divieto delle criptovalute e formato tre sottocommissioni per deliberare ulteriormente sulla questione e tenere d’occhio il fenomeno lasciando però una speranza a un clamoroso dietrofront sulle crypto.

Il Pakistan, inoltre, si trova in una situazione scomoda in quanto è nella lista grigia della Financial Action Task Force (GAFI) dal 2018, e non può ottenere aiuti finanziari internazionali portando il governo del paese a valutare questo asset come alternativa per aggirare l’ostruzionismo della comunità internazionale. 

Il governatore della State Bank of Pakistan (SBP), Reza Baqir, ha dichiarato che:

“i potenziali rischi associati alle criptovalute superano di gran lunga i benefici. L’allargamento dell’economia sommersa e la fuga di capitali sono preoccupazioni chiave”. 

Vikram Rangala, invece, sul tema dell’apertura alle valute digitali ha dichiarato che

“Dopo aver visto Venezuela e Argentina, penso che chiunque si trovi in ​​un paese in cui le cose non sono così stabili, stia iniziando a vedere la criptovaluta come una possibilità”.

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