I 600 feriti a terra, le operazioni senza anestesia. L’inferno Azovstal- Corriere.it


di Giusi Fasano

Il racconto di «Police» dalla pancia dell’acciaieria: condizioni spaventose, c’è un odore terribile. Stallo nella trattativa con i russi per liberare i più gravi

L’ufficiale di polizia dice che «la situazione è pessima, deprimente. Ce ne sono circa 600 in condizioni spaventose». Parla dei feriti nella pancia dell’acciaieria Azovstal. Spiega anche come sono sistemati, quei 600: «Come in una enorme palestra. Qualche decina di letti a castello e per il resto tutti per terra. C’è un odore terribile, ci sono mosche e lamenti». I medici fanno quel che possono ma ogni bombardamento va sempre peggio, si perdono pezzi, spazi, vite. «Non ci sono strumenti medici», conferma il tizio che si fa chiamare «Police». «La sala operatoria ormai è un tavolo vicino al muro, non ci sono medicine e le operazioni si fanno senza anestesia». Mentre il medico rovista in una ferita gli anestetici sono una cintura da stringere forte fra i denti e la forza della disperazione.

È il racconto da un luogo alla fine dell’umanità. Arriva nelle case degli ucraini dal «National Telemarathon», programma messo assieme da più televisioni, ciascuna focalizzata su un argomento preciso. Il canale governativo «Rada» aveva fatto avere a «Police» la domanda sui feriti dell’impianto siderurgico sotto attacco. E ai telespettatori sono state lette le sue parole. Azovstal è un buco più nero della mezzanotte. Nei suoi sotterranei giganteschi si muore di guerra e di infezioni. E non serve avere ferite gravissime per giocarsi la vita, perché in quelle condizioni igieniche e sanitarie ogni ferita può diventare mortale.

Nessuno sa quanti soldati si nascondano nelle sue viscere. Forse mille, dicono le fonti più attendibili. Ma molti di loro, appunto, non sono nemmeno in condizioni di stare in piedi e sono tanti anche i mutilati. «Stiamo cercando di accordarci per uno scambio di 38 prigionieri russi per i 38 feriti più gravi» aveva annunciato due giorni fa la numero due del governo, Iryna Vereshcuk. Ma dopo giorni e giorni di trattative sfinenti, i numeri non sono ancora definiti e la situazione è in stallo o, per dirla con il presidente Volodymyr Zelensky, sono in corso «negoziati molto complessi» per liberare da Azovstal feriti e medici. «Stiamo facendo tutto il possibile per evacuare anche tutti gli altri, ciascuno dei nostri difensori».

Aveva visto giusto Lyudmila Denisova, la Commissaria per i diritti umani dell’Ucraina, che già una settimana fa diceva che «non si tratta neanche più di mancanza di acqua, cibo, luce, medicine. Si tratta di mancanza di qualunque condizione che assomigli alla vita». Tutto questo mentre i russi raggruppano nei pressi dell’impianto un gran numero di soldati di fanteria per tentare l’assalto finale e mentre si fanno sentire le voci del reggimento Azov, che difende Azovstal. Raccontano via Telegram che ogni santo giorno piovono sull’acciaieria sempre più bombe e colpi di artiglieria pesante, «ma anche se la situazione è estremamente critica i difensori fanno sforzi sovrumani e stanno respingendo i tentativi di sfondare le loro posizioni».

Di fatto la situazione è disperata, come sanno bene le mogli e la madri dei combattenti asserragliati lì dentro che chiedono aiuto al presidente cinese Xi Jinping per salvarli. Un appello che ha le voci di cinque mogli e un padre di militari accerchiati nella fabbrica. «È rimasto un solo uomo al mondo a cui possiamo rivolgerci ed è il leader cinese», parla per tutti Stavr Vychniak, «poiché ha una grande influenza sulla Russia e sul presidente Vladimir».

Per portare fuori da lì i feriti la vicepremier Vereshuck ha rivelato in un’intervista al Corriere di pretendere stavolta «un accordo firmato dalle parti», e cioè la Russia, l’Ucraina, la Croce Rossa che dovrebbe fisicamente andare a prenderli, e un Paese terzo come mediatore. Il Paese dovrebbe essere la Turchia. E non è un caso se Ankara proprio ieri si è detta pronta a inviare una sua nave per consentire l’evacuazione dei soldati feriti da Azovstal. Lo ha fatto sapere il portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan parlando con la Reuters. «Il nostro piano — ha detto — prevede che le persone evacuate dall’acciaieria siano portate via terra al porto di Berdiansk, sul Mar D’Azov, e che la nave turca, poi, li conduca a Istanbul. Se si può fare in questo modo la nostra nave è pronta». Sono tutti pronti: la Turchia, l’Ucraina, la Croce Rossa. Ma sono pronti i russi?

14 maggio 2022 (modifica il 14 maggio 2022 | 22:50)



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