Caro-bollette, tetto di Macron: Edf -22% in Borsa. Misura che spaventa Enel&C


Tonfo di Enel (-2,21% a fine seduta) a Piazza Affari

Non c’è pace per Edf. Mercoledì il calo in Borsa dovuto ai nuovi ritardi nell’impianto nucleare di nuova generazione (Epr, ad acqua pressurizzata, cioè European Pressurized Reactor) di Flamanville in Normandia, ritardi che hanno infastidito Emmanuel Macron in campagna elettorale nucleare-sensitive. Oggi, l’ennesimo tonfo che però è enorme rispetto al rosso infrasettimanale: oltre -22%, un crollo che manda in fumo quasi un quarto della capitalizzazione di mercato dell’Enel francese.

Il sell-off sul listino d’Oltralpe è dovuto all’intervento del governo transalpino, già messo in cantiere a settembre 2021 ma in dirittura in questi giorni, per proteggere le famiglie e le imprese dal caro-bollette. Un trend conseguenza del forte rialzo dei prezzi del gas e dell’energia sui mercati finanziari di tutto il mondo (la Russia, nel proprio braccio di ferro sull’Ucraina con la Nato, ci sta mettendo il proprio carico da 90) e che ovviamente non ha risparmiato nemmeno l’Italia. Dove la situazione, dimostrata dalle numerose grida di allarme, è critica: a differenza della Francia che può contare su 19 centrali elettronucleari per la produzione di energia elettrica, il nostro Paese è totalmente dipendente dalle importazioni di metano da Mosca, Libia e Algeria.

L’esecutivo transalpino guidato da Jean Castex ha chiesto ad Edf, controllata dallo Stato, di aumentare il volume dell’elettricità di origine nucleare che vende ai concorrenti più piccoli (incremento nell’ordine del 20%) a prezzo ridotto nel corso dell’anno per limitare i rincari energetici pagati dai consumatori finali. Una richiesta che, secondo quanto fatto sapere dal ministro dell’Economia d’Oltralpe Bruno Le Maire, ha già incassato il disco verde delle Commissione europea e che permetterà di contenere l’aumento dei prezzi delle bollette francesi entro il 4%. Un tetto senza il quale, secondo gli esperti, l’extra-balzello lieviterebbe del 20%.

La quota a prezzo calmierato salirà così a 120 terawattora dai precedenti 100, con un impatto sul margine operativo lordo di Edf di circa 8,4 miliardi ai prezzi di dicembre 2021 e di 7,7 miliardi ai prezzi di gennaio. I numeri hanno spinto Edf a dare nuove indicazioni sul business al mercato. In primis, ha ridotto le attese per la produzione d’energia nucleare, revisione che, secondo gli analisti di Jp Morgan, rende “probabile” la necessità di dover ricorrere a “un aumento di capitale per compensare la flessione dell’Ebitda”. Poi, ha revocato il proprio target sul rapporto tra indebitamento finanziario netto ed Ebitda e la propria guidance sugli utili attesi. 

La mossa ha ovviamente spaventato gli investitori in tutto il Vecchio Continente affrettatisi a vendere non solo le azioni Edf, ma anche i titoli di tutte le altre energy-company.

A cominciare da Enel in Italia, dove i partiti, e in particolare la Lega, hanno messo nel mirino il colosso elettrico guidato da Francesco Starace e che come le altre compagnie energetiche potrebbe subire gli effetti di provvedimenti, come il “contributo di solidarietà” tirato in ballo da più esponenti politici da applicare a quanti hanno potuto beneficiare dei rincari della materia prima, per consentire al governo di far cassa fiscalmente e destinare il gettito a interventi per abbattere l’aumento dei costi delle bollette.

(Segue: il contributo di solidarietà delle aziende energetiche…)





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