Quirinale, il Covid spinge Draghi. Franco premier, leader dei partiti ministri


Niente Viminale per Salvini. Tajani al ministero dell’Interno (compromesso con il Pd)

 

Almeno cento. Ma il numero è in crescita. Le assenze in Parlamento, a causa di Covid e quarantene, per l’elezione del presidente della Repubblica (primo scrutinio il 24 gennaio) cambiano profondamente gli scenari per la partita del Quirinale. I grandi elettori sono 1009 e le maggioranza restano invariate: 673 nelle prime tre votazioni e 505 dalla quarta.

Con il numero in crescita continua di assenze sembrano tramontare le candidature di parte, prima fra tutte quella di Silvio Berlusconi, visto e considerato che anche nelle migliore delle ipotesi avrebbe potuto superare il quorum di pochissime unità solo alla quarta votazione. In questo scenario, in continua evoluzione, come spiegano autorevoli fonti parlamentari, cresce la candidatura di Mario Draghi, l’unico in grado di tenere unita la maggioranza di governo, eterogenea e spesso litigiosa.

Ma l’ipotesi di un premier politico – Dario Franceschini (Pd) o Giancarlo Giorgetti (Lega) – sembra tramontare, a causa dei soliti veti incrociata sinistra-destra. Ed ecco che avanza una soluzione che ha del clamoroso. Daniele Franco, ministro dell’Economia draghiano e fedelissimo dell’ex presidente della Bce, potrebbe diventare premier (con Draghi al Colle) battendo la concorrenza di Vittorio Colao e Marta Cartabia, considerati meno draghiani.

Attenzione però alla svolta clamorosa: per consentire di tenere unita la maggioranza – senza SuperMario sarebbe difficilissimo – il patto per arrivare al termine della legislatura prevederebbe l’ingresso nell’esecutivo di tutti i leader dei partiti della maggioranza. Quindi, nel governo Franco con Draghi Capo dello Stato entrerebbe come ministri Enrico Letta, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Ovviamente resterebbe, intoccabile alla Salute, Roberto Speranza.

L’ipotesi circola insistentemente nel Palazzo come una, possibile, per sbrogliare la matassa, legata anche e soprattutto alle assenze per Covid. Il leader della Lega chiederebbe la testa di Luciana Lamorgese, ma il Pd direbbe no al ritorno di Salvini al Viminale. Per il ministero dell’Interno il compromesso potrebbe portare verso Tajani, più moderato per i Dem ma comunque alleato di Salvini.

Le caselle verranno studiate e riempite, nel caso, successivamente. Ma è certo che l’eventuale governo Franco, sotto tutela di Draghi al Quirinale, sarebbe molto più politico e meno tecnico di quello attuale. Unica salva sicuramente Cartabia, visto che il tema giustizia è profondamente divisivo.





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