«Serve un patto con Renzi per Draghi al Quirinale. Berlusconi? Carte in regola ma non c’è condivisione»- Corriere.it


di Paola Di Caro

Il sindaco di Venezia sulla corsa al Colle: «Io sono di centrodestra, ma con il leader di Italia viva c’è feeling. Con il leader di Forza Italia ci siamo sentiti da poco, ma non basta chiamarci per le photo opportunity»

Ha sempre avuto un progetto chiaro Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia e leader di Coraggio Italia, il movimento che con
Cambiamo di Toti

può contare su 30 parlamentari e dunque su un pacchetto di voti importante per il Quirinale. E oggi come mai la strada per realizzarlo gli sembra aperta e soprattutto «utile al bene del Paese»: attraverso un patto federativo con altre forze moderate come Iv di Matteo Renzi, costruire un ampio consenso per eleggere Mario Draghi al Quirinale. Per poi assicurare la prosecuzione della legislatura con un governo condiviso da più forze possibili, affrontare i nodi strategici della tenuta dell’economia in pandemia e del fabbisogno energetico e cambiare la legge elettorale in senso proporzionale.

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Partiamo dall’inizio: che intende con «patto federativo» con Renzi?

«È un’idea a cui stiamo lavorando intanto per questa fase cruciale dell’elezione del capo dello Stato. Pur essendo stato eletto con una lista civica e l’appoggio del centrodestra — schieramento che resta il mio riferimento ma che non può più prescindere dalla vitalità, l’apporto, la partecipazione dei movimenti civici — con Renzi ho sempre avuto un buon rapporto da quando era premier. Sostenni la sua proposta di riforma costituzionale. E credo si possa fare almeno un pezzo di strada insieme».


Come?

«Puntando su Draghi come prima scelta per il Quirinale».


Perché?

«Perché, oltre all’autorevolezza della persona, se come è possibile ci troveremo presto in una crisi di produzione energetica e una ripresa dell’inflazione, con crescita degli interessi sul debito pubblico, chi meglio di lui può garantire che il nostro Paese saprà rispondere al meglio?».


A chi altri vi rivolgete?

«Anche a Forza Italia, partito dal quale peraltro viene Marin, che con me ha dato vita a Coraggio Italia».


Ma FI sostiene Berlusconi… Lei quindi non lo farà?

«Noi riuniremo i nostri gruppi martedì, ma su un punto voglio essere chiaro. Con Berlusconi ho parlato anche di recente, ma noi non possiamo essere chiamati solo per una photo opportunity. O si decide assieme, con rispetto reciproco, o non si va da nessuna parte».


Ma lei esclude di poter votare per Berlusconi, che non sembra avere intenzione di fare strada a Draghi?


«Berlusconi ha tutte le carte in regola per essere eletto: storia, meriti, capacità. Ma stiamo parlando della quarta votazione, quindi di un — pur legittimo — voto a maggioranza, non condiviso e ampio come avverrebbe con Draghi nelle prime tre votazioni. Io credo che vada tentata una composizione fra i partiti per eleggere Draghi e assieme per proseguire l’esperienza di governo con la garanzia che l’attuale premier può dare ai mercati e ai partner internazionali e con un accordo fra i partiti per un esecutivo di cui facciano parte i migliori fra i ministri attuali e magari anche altri che possano dare il loro utile contributo».


Può reggere una maggioranza senza Draghi?

«È chiaro che servirebbe un’assicurazione da parte di Draghi che il Parlamento non verrà sciolto, perché non sarebbe utile al Paese andare al voto anticipato, come lui stesso ha detto nella sua conferenza di fine anno. E non dispero che Berlusconi possa compiere questo atto di generosità verso il Paese, che potrebbe riconoscergli i suoi meriti eleggendolo senatore a vita, come sarebbe giusto».


Questo per arrivare a quale assetto politico?

«Serve innanzitutto una nuova legge elettorale, non per creare un “centrino” tutto politico, ma per dare spazio alle energie civiche presenti in tutto il Paese e che potrebbero convergere, con riforme nella prossima legislatura, in un assetto istituzionale diverso: una camera politica, una camera delle Regioni. Noi di Coraggio Italia lavoreremo comunque per questo, tanto che saremo in campo in tutte le elezioni che verranno».

Se fosse impasse, possibile un Mattarella bis?
«Il presidente si è già detto
indisponibile
. Il suo no è per stanchezza comprensibile e per convinzioni giuste: lo strappo avvenuto con la rielezione di Napolitano poi divise il Paese sulla sua persona, perché le regole non devono essere forzate. Oggi è il momento di mettere tutti assieme le forze e non le convenienze personali: dal 2023 si potrà tornare a dividerci. Sperando che lo si faccia sulle idee da mettere in campo, e non sulla demonizzazione reciproca, come ancora purtroppo spesso avviene».

8 gennaio 2022 (modifica il 8 gennaio 2022 | 20:32)



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