Quirinale, il Covid può spostare gli equilibri. 200 elettori a rischio assenza


Quirinale, il Covid rischia di sconvolgere l’elezione del prossimo capo dello Stato

Alla fine il nome del prossimo Presidente della Repubblica potrebbe essere deciso non da un partito o da un leader, ma dal Covid-19. Sì, perché come scrive Repubblica il rischio è che tra malati e quarantene possano mancare fino a 200 elettori per il voto valido per il Colle. “C’è chi teme fino a 100 o 200 assenti forzati su 1008. Il Pd con le sue capogruppo, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi ha sollecitato misure adeguate. Una sorta di “diamoci da fare, non possiamo fare finta di nulla”. I Dem vorrebbero che gli assenti forzati, i contagiati, siano messi nelle condizioni di votare lo stesso, magari con percorsi protetti e ad hoc”, scrive Repubblica.

I piani di Berlusconi a rischio per il virus

Uno scenario che secondo il Corriere della Sera preoccupa soprattutto Silvio Berlusconi. “Il rischio è che il Covid scombini i conti al Cavaliere, che vanifichi gli sforzi fatti in questi mesi per costruire il consenso necessario a scalare il Colle, mandando a monte il suo progetto. Perché il piano elaborato dai fedelissimi per controllare i voti segreti e impedire il tradimento di chi vorrebbe bruciare Berlusconi alla quarta «chiama», non può nulla davanti all’avanzata del virus”.

D’Uva: “Garantiremo il voto in sicurezza”

Lo spettro del Covid aleggia sull’elezione del Presidente della Repubblica. In vista della riunione del Parlamento in seduta comune del 24 gennaio, parallelamente ai contagi crescono anche i timori delle forze politiche e degli addetti ai lavori, tant’è vero che il Pd – in una missiva inviata ai vertici di Montecitorio e Palazzo Madama – ha chiesto ai Presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, di “garantire il voto in sicurezza”. Quali misure adotterà la Camera per ottemperare a queste richieste? “Per accedere alla Camera sarà obbligatorio indossare la mascherina Ffp2 e sarà necessario esibire il green pass, cosa che tra l’altro è già necessaria da ottobre così come in tutti i luoghi di lavoro”, risponde all’Adnkronos il questore di Montecitorio Francesco D’Uva, deputato del M5S. “Ci sarà una votazione al giorno. L’ingresso in Aula per il voto sarà contingentato secondo slot di orari prestabiliti e sarà scaglionato in base all’ordine di lettera di chiama: queste misure garantiranno la presenza di un numero limitato di votanti, tra loro adeguatamente distanziati”. Inoltre, prosegue D’Uva, “garantiremo la sanificazione quotidiana degli ambienti e di tutto ciò che risulta necessario per garantire l’ordinario espletamento delle procedure di votazione. Naturalmente in base all’andamento della curva epidemiologica potranno essere valutate ulteriori misure a tutela degli elettori presenti. Ma questo sarà oggetto di approfondimento nei prossimi giorni”.

Qualora fosse necessario, si potrebbe pensare al voto a distanza? “Il voto a distanza è una scelta che non rientra nelle facoltà del Collegio dei questori ma della Giunta del regolamento. La stessa Giunta ha escluso, in questi due anni, il ricorso al voto a distanza per le votazioni ordinarie. A maggior ragione – spiega D’Uva – mi sembra una strada difficilmente percorribile per l’elezione del Presidente della Repubblica che vede il Parlamento riunito in seduta comune con la presenza anche dei grandi elettori”. In caso di maxi focolaio, è ragionevole pensare a uno slittamento dell’elezione? “In questi due anni abbiamo adottato misure rigide e drastiche che hanno impedito la nascita di focolai a Montecitorio. I contagi, infatti, sono avvenuti all’esterno della Camera e non per condizioni che si sono create all’interno. Siamo fiduciosi che ciò non avvenga in occasione di questa importante elezione per il nostro Paese. Continuiamo a mantenere alta l’attenzione e a mettere in atto tutta la prudenza e la serietà che ci hanno permesso, fino ad oggi, di evitare che la Camera dei deputati si trasformasse in un cluster”, replica il questore M5S. “Sul punto – conclude D’Uva – siamo certi che ci sarà la massima collaborazione anche da parte di tutti i parlamentari e dei grandi elettori”. Ma cosa accadrebbe se un grande elettore dovesse presentarsi alla Camera senza green pass? La Camera gli vieterebbe di votare per il Capo dello Stato e quindi di esercitare un diritto costituzionale? “Ai grandi elettori saranno applicate tutte le norme che abbiamo fino ad oggi adottato per garantire, in piena sicurezza, l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari. La disciplina prevede che se un deputato si presenta senza green pass, non può entrare alla Camera e non può prendere parte alle attività delle Commissioni né a quelle in Aula”, conclude il questore. (di Antonio Atte) (Ant/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 07-GEN-22 15:39 NNNN





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