Novak Djokovic, il mondo del tennis chiede di fare chiarezza sull’esenzione


“Sarebbe utile se Novak Djokovic spiegasse i motivi per cui ha ricevuto l’esenzione medica per partecipare al torneo. Sta a lui decidere se dirlo o no pubblicamente, sarebbe apprezzabile se lo facesse perché è l’unica persona che può parlarne”. Craig Tiley, direttore degli Australian Open, con un po’ d’imbarazzo, vuole convincere il numero uno al mondo a scoprirsi per arginare il fiume di polemiche che si è ingrossato da quando il campione serbo ha ricevuto il via libera a giocare senza aver ricevuto il vaccino contro il coronavirus. In un Paese, l’Australia, che nonostante le misure stringenti viaggia sui 50mila nuovi positivi al giorno e in una città Melbourne, che ha vissuto il lockdown più lungo al mondo (262 giorni).

Mentre in molti attaccano Djokovic (“A me non l’avrebbero concessa”, ha detto in conferenza il suo collega Jamie Murray, fratello di Andy), le autorità australiane spiegano che non è detto che il nove volte vincitore del torneo che inaugura la stagione del tennis entri sicuramente nel Paese. “Stiamo aspettando spiegazioni e prove a sostegno a questa deroga – ha detto il primo ministro Scott Morrison -. Se queste prove sono insufficienti, allora Djokovic non sarà trattato in modo diverso dagli altri e tornerà a casa con il primo aereo”.

Australian Open, Murray: “Djokovic? A me non avrebbero dato l’esenzione da non vaccinato”


Linea ribadita dal ministro dell’Interno australiano, Karen Andrews: “Qualsiasi individuo che cerca di entrare in Australia deve rispettare i nostri severi requisiti di frontiera”, ha detto Andrews. “Mentre il governo del Victoria e Tennis Australia possono consentire a un giocatore non vaccinato di competere all’Australian Open, è il governo del Commonwealth che applicherà i nostri requisiti al confine. Dal 15 dicembre i titolari di visto idonei completamente vaccinati possono viaggiare in Australia senza dover richiedere un’esenzione di viaggio ed entrare negli stati e nei territori idonei senza quarantena. L’Australian Border Force continuerà a garantire che coloro che arrivano al nostro confine rispettino i nostri severi requisiti di frontiera”.

“È un punto di riferimento, deve capirlo”

Le richieste di spiegazione sull’esenzione, intanto, continuano ad arrivare. Sul Pais Toni Nadal, zio ed ex allenatore di Rafa, si è detto sorpreso: “Pensavo che avrebbe rinunciato o che si sarebbe vaccinato. Novak deve essere consapevole di essere un punto di riferimento mondiale durante una crisi sanitaria grave che sta causando tanto dolore”.

“Usati due pesi e due misure”

All’ex ct della Nazionale di volley e oggi responsabile Sport del Pd, Mauro Berruto, che subito dopo la notizia aveva definito il caso “disgustoso, un brutto esempio che lo sport non deve dare”, si è aggiunto l’ex tennista Nicola Pietrangelii: “Sarebbe stato permesso tutto questo al numero 30? ‘Quello che dovrebbe fare Djokovic non sta a me dirlo, sono affari suoi ma in partenza, il fatto che chieda di giocare senza essersi sottoposto a quanto richiesto a tutti gli altri, mi sembra poco carino, diciamo così. È un problema di due pesi e due misure. La domanda è: se fosse stato un altro, lo avrebbero fatto entrare? O è solo perché fa comodo al torneo? Non è una critica, mi pongo una domanda. Chiarisca, faccia vedere meglio questa esenzione, così siamo contenti tutti”.

Lo scetticismo degli altri tennisti

Anche i giocatori impegnati in Australia ne hanno parlato. Tra loro regna la prudenza, ma è chiaro come il caso stia dando non poco fastidio. “Non conosco i criteri per l’esenzione, ma deve averli in qualche modo rispettati. Se è davvero così – ha detto l’australiano James Duckworth – è giusto che giochi”. Anche Alex De Minaur spera che “i criteri previsti vengano rispettati, so che non è il solo”. Cerca di mantenere la calma il britannico Liam Broady: “Non possiamo far altro che fidarci”.



Source link