Violenza sulle donne, l’assenza della politica


Mezzogiorno, 25 novembre 2021 – 09:51

di Gabriella Ferrari Bravo

La ministra Bonetti alle Pari opportunit e Famiglia (duro a morire, il connubio) ha presentato luned in Parlamento, giorno in cui si discuteva la mozione contro la violenza sulle donne, le misure strategiche, sistematiche e strutturali, cio le linee d’indirizzo del Governo sul tema. Questo Parlamento — ha detto — trasversalmente e profondamente impegnato nel promuovere azioni strategiche per ripudiare qualsiasi forma di violenza contro le donne. L’aula era per deserta, 8 deputati presenti su 630. L’immagine rimbalzata su quotidiani e social, e a poco serve ricordare che il luned deputati e deputate quasi mai sono a Roma e che il loro lavoro non si svolge solo in aula, ma nelle commissioni e nel Paese. L’icasticit del messaggio visivo desolante ha oscurato tutte le altre promettenti notizie su incontri manifestazioni seminari convegni etc. dedicati nel mese di novembre, specialmente oggi, al tema della violenza maschile sulle donne. Lo stato dell’arte sul fronte delle strutture e della loro organizzazione ed efficienza, da noi in Campania, presto detto: a fronte dei finanziamenti assegnati, ne sono stati accreditati meno della met. E gi lo scorso anno Rosa di Matteo, responsabile di Arcidonna e del Centro antiviolenza Aurora segnalava gli enormi ritardi nell’accreditamento delle risorse.

E e si discusso innumerevoli volte, in Regione e in Comune, sulla necessit di una riformulazione radicale dei bandi e di un riordino di tutta la materia concernente i Cav, che oggi si vedono accollare anche le certificazioni per ottenere il Reddito di libert, appena varato — quasi una patente di vittima di violenza, con tutto l’effetto stigmatizzante che comporta — le case rifugio e ogni ingranaggio del sistema complesso dell’antiviolenza. E tutto ci a fronte dell’incremento costante delle richieste d’aiuto. Non menziono nemmeno, perch quasi diventata leit-motiv immancabile e banalizzato in ogni discorso politico, il numero ormai mostruoso di donne vittime di femminicidio: 109 fino ad oggi. Donne, madri, bambini, vittime e orfani di femminicidio, un fenomeno che richiederebbe, solo per delinearlo, decine di pagine in corpo 8. Ma c’ un altro importante aspetto su cui oggi riflettere, oltre il difetto di attenzione politica sulla violenza sulle donne. il tema strisciante, di natura ideologica, della tendenza a equiparare la discriminazione e la violenza sulle donne ad altri gruppi discriminati e perseguitati come gay, lesbiche e transessuali, con lo scopo e la pretesa di risignificare la violenza sulle donne in maniera neutra, cancellando quindi il femminile in quanto specifico bersaglio della violenza patriarcale. Questo pu avvenire quando si utilizzano in norme di legge regionali, compreso in Campania, e nei conseguenti atti amministrativi come i bandi per progetti, costrutti come identit di genere, che alludono a un senso profondo e soggettivo di appartenenza a un sesso e non a un altro (maschile, femminile o uno alternativo) facendone una categoria d’identificazione con valore giuridico. Un mese fa il Parlamento italiano ha bocciato il Ddl Zan e con esso la definizione d’identit di genere. Ci si chiede se la Regione Campania voglia forse aprire un conflitto giurisdizionale con gli altri organi legislativi. Certamente no. Si corregga il bando e non si faccia rientrare dalla finestra, con la stessa indeterminatezza criticata da una parte importante del movimento femminista, ci su cui il Parlamento ha gi deciso. Ne verrebbero fuori solo confusioni e fraintendimenti, com’ avvenuto per il recentissimo decreto della Direzione generale per le politiche sociali e socio-sanitarie del 15.11.2021, che intende finanziare i progetti di sostegno al contrasto della violenza esclusivamente a favore di vittime di violenza determinata dall’orientamento sessuale e dall’identit di genere. In una nota sottoscritta da pi di cento donne e da molte associazioni, come l’Udi, RadFem, Arcidonna Napoli, Associazione Salute donna, stata chiesta un’interlocuzione con la Regione perch, se certamente non abbiamo nulla contro il sostegno di categorie fragili e oggetto di discriminazione, ci aspettiamo la stessa intenzione verso donne e bambini, precisando che la violenza sulle donne riguarda la met della cittadinanza e non pu essere iscritta in un repertorio che richiama discriminazioni Lgbtq+.


25 novembre 2021 | 09:51






Source link