Il reddito di cittadinanza va riformato, non abolito. Draghi freni Pd e Leu


Il reddito di cittadinanza ha clamorosamente fallito sulle politiche attive

 

La povertà in Italia è ancora diffusa. Parliamo di una povertà, sia assoluta sia relativa, di persone che non dispongono di risorse essenziali e primarie quali, cibo, acqua, casa, vestiti, medicine, ma anche di chi, pur non essendo in una condizione di povertà assoluta, non riesce comunque ad avere una vita dignitosa e a usufruire di tutte le possibilità e i servizi disponibili di una comunità moderna. Ai fini di una pacata riflessione, è bene ricordare che 1,8 milioni di famiglie (circa 5 milioni di persone) sono in povertá assoluta e 3 milioni di famiglie (circa 9 milioni di individui) sono in povertà relativa.

Di fronte a questi numeri, ma soprattutto per le motivazioni che cercheró in parole semplici di spiegare, non si puó affermare nè che “il reddito di cittadinanza è come il metadone di stato” nè che “il reddito di cittadinanza ha sconfitto la povertà”.

Significherebbe, da un lato, non capire che in molte situazioni non si tratta di persone svogliate che dormono sul divano ma di uomini e donne che, soprattutto nelle famiglie numerose dei centri urbani si adattano a qualsiasi lavoro pur di pagare le bollette e dare un piatto di pasta ai loro figli che affrontano le sfide della vita con un notevole svantaggio competitivo rispetto a altri coetanei; dall’altro, significherebbe non voler ammettere che il reddito di cittadinanza ha clamorosamente fallito sulle politiche attive.

Se è vero che il reddito di cittadinanza, in media circa 500€, fa concorrenza al lavoro stabile, vuol dire che quest’ultimo soprattutto nel settore del commercio è remunerato poco e prima di avvicinarsi a una frattura sociale è bene intervenire tempestivamente sul cuneo fiscale, sia per mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori, sia per sgravare il costo aziendale per gli imprenditori.

Per queste ragioni, il reddito di cittadinanza necessita velocemente di un tagliando, perchè così come inizialmente concepito non ha raggiunto gli ambiziosi e umanitari scopi per i quali era stato pensato, pur essendo costato dalla sua entrata in vigore nel 2019, circa 19,6 miliardi a cui si potrebbero avgiungere altri 7,7 miliardi nel 2022.

Va assolutamente rivisto e altresì collegato alla riforma degli ammortizzatori sociali, che tarda ad essere approntata, e soprattutto assoggettato a un controllo severo che escluda totalmente la possibilità che sia erogato a chi non ne ha diritto. Non puó peró essere abolito, perchè è una misura di civiltà che, durante la pandemia, ha aiutato chi ha sofferto in silenzio con dignità anzichè manifestare come quei pochi novax che continuano a disturbare e verso i quali mi pare ci sia fin troppa attenzione.





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