Tim, nessuna barricata contro l’invasore Kkr E’ l’assist per la rete unica Tlc


Perché l’Opa degli americani di Kkr potrebbe essere una buon notizia per il Paese

Palazzo Chigi ha accolto positivamente il nuovo investitore strainero. E, a guardar bene, l’ennesimo potenziale “proprietario” privato senza passaporto tricolore che si candida a controllare Tim, il fondo ultramiliardario Kkr con carta d’identità a stelle e strisce, potrebbe rappresentare quell’assist necessario all’Italia per accelerare finalmente sulla rete unica delle Tlc. Anche se procederà con il vituperato spezzatino su cui molti stanno lanciando l’allarme. 

Cdp aveva investito in Tim nel 2018 (raggiungendo a marzo 2019 complessivamente il 9,81%) per controbilanciare la presenza invadente dei francesi Vivendi in una società che amministra una delle reti più importanti e sensibili per il Paese. Infrastruttura da cui far partire lo sviluppo della banda larga, che l’arrivo dei 222,1 miliardi del Recovery Plan ha reso più urgente.

Il piano AccessCo del 2020 di Tim e Cdp 

Su impulso del precedente Governo, poi, la Cassa aveva scommesso sul piano AccessCo che attraverso la combinazione della società della rete spinoffata da Tim, Open Fiber ora con maggioranza nelle mani di Via Goito (al 60%) e FiberCop, la società a cui il gruppo telefonico ha conferito l’ultimo miglio della rete (e di cui gli americani di Kkr possiedono il 37,5%), avrebbe potuto finalmente dotare il Paese della rete internet ultraveloce necessaria a modernizzare lo Stivale e ad aiutare il sistema imprenditoriale a far correre l’economia.

Ma negli ultimi 12 mesi, la contrarietà dell’Antitrust europeo (fatta filtrare) alla presenza di attori verticalmente integrati, com’era quella che si sarebbe configurata nel piano AccessCo disegnato ad agosto 2020 da Tim e la Cdp con l’ex Sip in maggioranza al 50,1% a controllare l’infrastruttura e la conseguente preferenza del Governo Draghi a un co-investimento ad armi pari fra diverse società dele reti aveva fatto naufragare il progetto di rete unica delle Tlc, così com’era stato disegnato da Luigi Gubitosi e dall’allora Ceo di Cdp Fabrizio Palermo che il premier ha sotituito con l’ex Bei Dario Scannapieco

Il boccone amaro impossibile da far mandar giù a Bruxelles era la posizione rilevante negli assetti proprietari dell’infrastruttura da parte di Tim che secondo l’authority avrebbe potuto distorcere il mercato.

E’ ancora da capire come si svilupperà il piano post-delisting di Kkr nel caso in cui l’Opa partisse e abbia successo, ma il blitz dell’aggressivo fondo newyorkese, che configurerebbe un unicum nel panorama delle compagnie telefoniche per dirla con parole usate dall’ex manager Telecom Vito Gamberale (“non c’è nessun Paese avanzato e industriale che abbia l’incumbent in mano a un fondo”), potrebbe paradossalmente rappresentare per Cdp l’occasione per concentrare i propri sforzi nella sviluppo della rete, abbandonando la parte servizi e lavorando per una possibile integrazione tra NetCo e Open Fiber, società sganciata poi da Tim.

L’assist verrebbe fornito da un intervento del Governo con il Golden Power a tutela degli asset fondamentali gestiti dalla compagnia e la rete è uno di questi. La newco dell’infrastruttura delle Tlc dovrebbe poi essere in grado di garantire pari accesso a tutti gli operatori, facendo contento l’Antitrust comunitario. Insomma, dopo Telefonica e Vivendi, con l’invasione dell’ennesimo straniero non tutti i mali verrebbero per nuocere.





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