Tim +30%. Su Inwit e Vivendi. Analisti: rilanci chiarite le condizioni del Mef


I ragionamenti degli analisti finanziari sulla contesa Kkr-Vivendi per il controllo di Tim

Non poteva essere diversamente. Con un 46% di premio messo sul tavolo dal fondo Kkr e valutando l’intera compagnia telefonica 10,8 miliardi, il titolo Tim vola a Piazza Affari a fine seduta, salendo verso il prezzo dell’Opa “amichevole” degli americani di Kkr che valorizza il titolo 50,5 centesimi. in borsa a fine giornata il titolo ha archiviato la seduta spiccando il volo e mettendo a segno il +30,25% a 0,4513 euro.

Non solo ma ha registrato un record di volumi, con 1,5 miliardi di pezzi scambiati, oltre 10 volte la media degli ultimi 90 giorni e più dell’8% di capitale passato di mano. Anche i titoli risparmio salgono di oltre 30%. Sale alla borsa di Parigi anche il titolo Vivendi che scatta del 3% dopo l’offerta del concorrente Kkr, segno che il mercato ragiona sul fatto che i francesi cercheranno di spuntare un rialzo che consenta alla media company controllata dalla famiglia Bollorè di far arrivare soldi freschi in cassa per cercare anche di limitare il più possibile la minusvalenza latente dell’investimento di vivendi in Tim.

Sempre a Piazza Affari, il movimento di Telecom scalda anche Inwit, la società di torri di telefonia mobile controllata congiuntamente da Tim e Vodafone, che sale del 4,6%, rialzo dettato da ragionamenti speculativi su possibili cessioni della quota da parte parte dell’incumbent post Opa Kkr per ridurre il debito.  

In attesa di conoscere la risposta di Parigi all’offerta di Kkr su Tim infatti la borsa specula. Il prezzo dell’Opa (per ora solo in una manifestazione di interesse non vincolante e indicativa) implica un premio ma il fondo “potrebbe essere costretto a salire”, hanno commentato alcuni gli analisti.

Tim, la view di Hsbc

“L’offerta è ben al di sopra della media dei recenti deal che è del 20%, ma solo del 7% superiore al picco del 2021 del titolo Tim in borsa – ha commentato un analista – Vivendi potrebbe spingere per avere di più, visto il prezzo medio di 1 euro per azione pagato per la sua quota del 24%” e puntare a 83 centesimi per azione. Intanto, Hsbc ha alzato il suo giudizio e consiglia di comprare. Consob vigila ma è nelle attese che le quotazioni oggi risalgano, andando ad allinearsi all’offerta.

Tim, la view di Equita

Per gli analisti di Equita, invece, “le dichiarazioni del Governo sono al momento favorevoli. La reazione dei partiti politici è invece a nostro avviso il punto chiave da valutare, così come quella degli azionisti”. “Vivendi – hanno proseguito gli esperti – detiene oggi un potere di veto di fatto sulle operazioni straordinarie – osserva la sim sulla posizione del primo azionista attuale del gruppo di tlc – Pensiamo che possa essere tentata di accettare l’offerta negoziando la migliore uscita possibile. Tuttavia finora ha commentato che è improbabile che sostenga l’offerta”.

Dal lato dell’azionista pubblico, invece, se Cdp (al 9,8%) accettasse l’offerta di Kkr, “eliminerebbe l’impasse strategica di avere una posizione sia in Tim che in Open Fiber, rimanendo esposta solo a Open Fiber e mantenendo l’opportunità di rilanciare il progetto rete unica, soprattutto se Kkr fosse a favore di una scissione della rete o fosse costretto a cedere il controllo della rete per il Golden Power“. Equita è scettica sulla possibilità che altri fondi di investimento possano intervenire sul dossier Tim: “Pensiamo che offerte competitive siano improbabili data la complessita’ della situazione, anche se altri fondi stanno valutando il dossier secondo Bloomberg (CVC, Advent) e quindi non sono da escludere, anche alla luce della posizione di apertura del Governo”.

Tim, la view di Jefferies

A detta degli esperti di Jefferies, invece, l’offerta di Kkr sottolinea le ambizioni del gruppo di private equity e la capacità di trovare opportunità nel settore delle Tlc. Incoraggiante la risposta del Governo, proseguono gli esperti, che probabilmente rilette i timori sulla capacità di Tim di sviluppare i Piani in ambito FTTP. I potenziali ostacoli sono legati alla competizione (l’influenza di Cdp su due reti fisse) e a Vivendi (visto il prezzo di carico a 1,07 euro, svalutato a 0,83 euro).

Jefferies inoltre segnala che se togliamo dall’EV di Tim, la valutazione di FiberCop e gli attuali valori di mercato di Tim Brasil e Inwit, gli asset residui trattano a 5,9 volte il rapporto Ev/Fcf operativo. La media di settore invece si attesta a 14,3 euro. In ogni caso, il fattore critico per un re-rating di Tim è quanto debito potrebbe essere caricato in caso di eventuale demerger delle rete fissa. 

Tim, la view di Intermonte

Intermonte valuta l’offerta di Kkr “jumbo“, offerta da considerare preliminare perchè potrebbe anche aumentare sia per catturare ulteriori fattori potenziali di upside (dalla valorizzazione della rete e di Noovle all’M&A in Brasile) sia per contrastrare eventuali contro offerte.

Gli analisti della Sim tricolore, prima della manifestazione di interesse di Kkr, avevano già un target di 50 centesimi (praticamente lo stesso prezzo proposto dal fondo) e ora alzato a 55 centesimi. Gli analisti che firmano il report, Giorgio Tavolini e Andrea Randone, evidenziano che la soglia target posta dagli americani, cioè il 51% di Tim, dovrebbe ridurre il rischio di fallimento dell’operazione visto che sarebbe alla portata anche in caso di una posizione contraria di Vivendi o di Cdp, che potrebbero anche restare azionisti.

Ma “il diavolo è nei dettagli”, si sottolinea nel report, ed è quindi probabile che nelle prossime quattro settimane salga la temperatura del dibattito politico su Tim. Una Tim privata sarebbe, secondo Intermonte, lo scenario favorevole per un break up della società – in due distinte compagnie focalizzate su servizi e su rete – e accelererebbe il progetto della rete unica. 

Tim, la view di Bestinver

Infine, gli analisti di Bestinver non escludono quindi una serie di rilanci anche alla luce del fatto che in borsa i prezzi non stavano riflettendo neanche lontanamente il valore della società. Una volta che sia chiara la posizione del Tesoro rispetto alla proposta di KKR e sulle condizioni per l’operazione “non sarebbe strano vedere offerte competitive da altri player, private equity o industriali“, hanno spiegato infatti gli esperti. Per Bestinver è improbabile infine che il Governo italiano utilizzi i poteri di Golden Share per bloccare l’operazione di Kkr visto che il fondo Usa è già partner di Tim nella rete secondaria. 

Le condizioni dell’Opa di Kkr su Tim

Dopo il colosso AT&T nel 2006, un altro investitore americano si fa avanti per Tim: è il fondo Kkr con un’Opa. Al termine di una lunga riunione durata circa quattro ore, un consiglio di amministrazione ad hoc della compagnia telefonica, dopo le indiscrezioni circolate, ha alzato il velo sui termini dell’offerta lanciata dall’investitore istituzionale con base a New York che gestisce 430 miliardi di dollari e con il pallino per gli investimenti nel digitale e nel tech

Kohlberg Kravis Roberts&co intende mettere le mani sul 100% del capitale (azioni ordinarie e di risparmio) dell’ex Sip per delistarla e come condizione per la riuscita dell’operazione pone il raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% del capitale di entrambe le categorie azionarie.

L’offerta che è stata definita da Kkr, già socia d’affari con Tim in quanto possiede il 37,5% di FiberCop, la società a cui il gruppo telefonico ha conferito l’ultimo miglio della rete, “amichevole” mette sul tavolo un valore di 0,505 euro per azione interamente cash, valutando complessivamente la compagnia circa 11 miliardi, il 57% in più del valore attuale del gruppo. 

Il premio del 46% offerto agli azionisti

A Piazza Affari, dove il titolo alla chiusura di venerdì, valeva 0,3465 euro, Tim capitalizza 5,176 miliardi di euro. Valore ai minimi che ha giocato un ruolo chiave nel convincere il fondo statunitense a muovere sulla compagnia. Gli 0,505 euro offerti costituiscono un premio del 46% per gli azionisti. 

L’operazione è gestita per Kkr da Londra da Alberto Signori, managing director responsabile del business infrastrutture per Europa, Medio Oriente e Africa ed aspira ad ottenere il doppio gradimento sia del board guidato dal Ceo Luigi Gubitosi (manager finito nel mirino delle critiche per la gestione da parte di 11 consiglieri, oggetto della preoccupazione anche del collegio sindacale e che il primo socio francese – con il 23,75% – Vivendi vuole sfiduciare) e del management sia del Governo che per gli asset strategici di rilevanza nazionale in pancia a Tim, come la rete e i cavi di Telecom Sparkle, può esercitare il Golden Power.

Oltre al doppio disco verde di management e Palazzo Chigi, il fondo a stelle e strisce ha condizionato l’offerta anche a una due diligence di quattro settimane sui conti della società nel cui capitale è presente anche la Cassa Depositi e Prestiti (e il presidente Giovanni Gorno Tempini in Cda) con una quota del 9,81% (in bilancio a un valore medio di carico di circa 0,7 euro).





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