Tim, Opa cash “amichevole” di Kkr a 50 cents. Draghi prepara il supercomitato


Dopo il colosso AT&T nel 2006, un altro investitore americano si fa avanti per Tim: è il fondo Kkr con un’Opa. Al termine di una lunga riunione durata circa quattro ore, un consiglio di amministrazione ad hoc della compagnia telefonica, dopo le indiscrezioni circolate, ha alzato il velo sui termini dell’offerta lanciata dall’investitore istituzionale con base a New York che gestisce 430 miliardi di dollari e con il pallino per gli investimenti nel digitale e nel tech

Kohlberg Kravis Roberts&co intende mettere le mani sul 100% del capitale (azioni ordinarie e di risparmio) dell’ex Sip per delistarla e come condizione per la riuscita dell’operazione pone il raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% del capitale di entrambe le categorie azionarie.

L’offerta che è stata definita da Kkr, già socia d’affari con Tim in quanto possiede il 37,5% di FiberCop, la società a cui il gruppo telefonico ha conferito l’ultimo miglio della rete, “amichevole“, mette sul tavolo un valore di 0,505 euro per azione interamente cash, valutando complessivamente la compagnia circa 11 miliardi di euro, il 60% in più del valore attuale del gruppo. 

A Piazza Affari, dove il titolo alla chiusura di venerdì, valeva 0,3465 euro, Tim capitalizza 5,176 miliardi di euro. Valore ai minimi che ha giocato un ruolo chiave nel convincere il fondo statunitense a muovere sulla compagnia. I 0,505 euro offerti costituiscono un premio del 46% per gli azionisti. 

L’operazione è gestita per Kkr da Londra da Alberto Signori, managing director responsabile del business infrastrutture per Europa, Medio Oriente e Africa ed aspira ad ottenere il doppio gradimento sia del board guidato dal Ceo Luigi Gubitosi (manager finito nel mirino delle critiche per la gestione da parte di 11 consiglieri, oggetto della preoccupazione anche del collegio sindacale e che il primo socio francese – con il 23.75% – Vivendi vuole sfiduciare) sia del Governo che per gli asset strategici di rilevanza nazionale in pancia a Tim, come la rete e i cavi di Sparkle, può esercitare il Golden Power.

Oltre al doppio disco verde di management e Palazzo Chigi, il fondo a stelle e strisce ha condizionato l’offerta anche a una due diligence di quattro settimane sui conti della società nel cui capitale è presente anche la Cassa Depositi e Prestiti (e il presidente Giovanni Gorno Tempini in Cda) con una quota del 9,81% (a un valore medio di carico in bilancio di 0,58 euro).

In attesa di conoscere il giudizio dei due principali azionisti di Tim, fonti di governo confermano all’Ansa l’ipotesi di un supercomitato di ministri e tecnici esperti del settore per valutare il dossier, soprattutto per gli impatti sugli attivi strategici. Anche se da Chigi è stato già fatto trapelare ieri che di fronte a un’operazione di mercato, l’esecutivo intende mantenere la sua neutralità monitorando da vicino gli investimenti per le infrastrutture (capitolo fondamentale in un momento in cui il Paese è alle prese con la messa a terra del Recovery Plan) e la tutela dell’occupazione su cui già ieri i sindacati hanno lanciato l’allarme in una fase di incertezza e di instabilità che sta caratterizzando il business della compagnia telefonica.

Del supercomitato dovrebbero far parte oltre i ministri coinvolti (dal ministro dell’Economia Daniele Franco a quello per l’Innovazione Digitale, Vittorio Colao fino al ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e al sottosegretario alla presidenza Francesco Gabrielli) anche gli economisti ed esperti di Palazzo Chigi e Mef, Francesco Giavazzi (consigliere economico della presidenza del Consiglio), Roberto Garofoli e Giuseppe Chinè.

In mattinata, la media company transalpina controllata da Vincent Bollorè aveva ribadito di essere “un investitore di lungo termine” sin dall’ingresso iniziale nel gruppo e aveva confermato “la volontà di lavorare al fianco delle autorità italiane e delle istituzioni pubbliche per il successo a lungo termine“, negando fermamente di avere avuto “discussioni con qualsiasi fondo e, più specificamente, con Cvc“, per avanzare un piano alternativo da contrapporre a quello di Kkr. Versione confermata dallo stesso Cvc, in tandem con il fondo Advent che ha negato contatti con i francesi.

Contemporaneamente, però, i due fondi si sono detti “aperti a discutere con tutti gli stakeholders per trovare una soluzione di sistema per il rafforzamento di Tim”. La nota di Vivendi è stata letta come la volontà di Bollorè, rappresentato in consiglio in primis da Arnaud de Puyfontaine, di restare nell’azionariato contrastando le velleità degli americani.

@andreadeugeni

 

 

 

 

 





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