Allarme ANFIA, mancano microchip produciamoli in Italia


Le esportazioni delle auto calano, ma aumentano gli ordinativi, i quali spesso non possono essere evasi dalle case costruttrici a causa della mancanza delle materie prime, in particolare di microchip.

È questo, secondo Paolo Scudieri, presidente di Anfia, l’associazione italiana dei produttori dei componenti per auto, e numero uno del gruppo Adler, il paradosso attuale del settore automotive italiano. In un’intervista rilasciata a ‘Il Sole 24 Ore, Scudieri chiede quindi al Governo di riportare in Italia una serie di produzioni da tempo abbandonate perché non remunerative, ma strategiche per questo comparto, magari nel Mezzogiorno “dove ci sono aree, forza lavoro e competenze”.

Per il presidente di Anfia, “se questa situazione durasse ancora, ne deriverebbero danni enormi a un’industria che peraltro sta facendo grandi investimenti”, ma il problema è che “siamo coinvolti in una guerra di predominio geopolitico”, dove alla mancanza di materie prime si somma anche l’aumento del prezzo dell’energia, del costo dei trasporti e del numero dei contagi in tutta Europa. L’unico modo di reagire, secondo Anfia è quindi la “reindustrializzazione in chiave di sostenibilità ambientale”, oltre alla rottamazione dei veicoli più inquinanti ancora in circolazione.

Nel corso dell’assemblea generale di Oica, l’Organizzazione Mondiale dei costruttori di Autoveicoli, recentemente svoltasi a Napoli, è emerso infatti che il mondo dell’automotive è favorevole ad attuare la transizione, ma pretende che sia ragionata e condivisa a livello globale per portare a risultati utili. Il rischio, qualora si dovesse fallire, sarebbe la perdita del posto di lavoro di milioni di addetti. “Occorre rimodulare i tempi di attuazione e soprattutto non possiamo puntare solo sui motori elettrici – conclude Scudieri -, per i quali le materie prime sono reperibili solo nei Paesi asiatici, Cina in primis. Vanno seguite anche altre strade, come quella dei motori a combustione interna alimentati da carburanti sintetici. E poi bisogna puntare sull’idrogeno”.





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