No Vax, se non ci fosse il vaccino pregherebbero Dio in ginocchio di darcelo


Vaccini e proteste No Green Pass, il popolo non merita nessuna comprensione

Un po’ in tutta l’Europa ci sono proteste contro le misure dei governi per contenere la pandemia. Nella pacifica Olanda ci sono stati sette feriti e la polizia ha anche sparato. Tutto ciò induce a riflessioni.

La prima tentazione è quella di mostrare comprensione per il popolo. Sono due anni che viviamo col guinzaglio corto e sotto tutela. La gente è esasperata per le limitazioni e gli obblighi che i governi ci impongono a causa della pandemia, e proprio ora che si cominciava a sperare di uscire finalmente dall’incubo, ecco che vengono adottate misure di prudenza ancora più stringenti. Non è strano che molta gente protesti, anche violentemente.

In realtà, il popolo non merita alcuna comprensione, se non quella che si accorda agli ignoranti. A quelli che parlano senza sapere che cosa dicono. Infatti tutta la situazione attuale è il frutto di un triste equivoco. A proposito di vaccini, commentando un mio articolo, un amico ha giustamente osservato che le discussioni cui assistiamo sono il frutto della situazione in cui ci troviamo, relativamente eccellente. Infatti, accennando alle pesti del passato, chiedeva: mentre la gente moriva come le mosche, e per le strade rimanevano dei corpi insepolti, se le carrette dei “monatti” avessero condotto per le strade carichi osceni di cadaveri penzolanti, chi mai avrebbe rifiutato il vaccino?

Aveva ragione. Coloro che non vogliono il vaccino o che, addirittura, negano l’esistenza della pandemia, lo fanno perché, avendo noi il vaccino, non abbiamo dinanzi agli occhi il vero spettacolo della peste. I no vax protestano contro il vaccino esattamente perché c’è il vaccino. Se non ci fosse, implorerebbero Dio in ginocchio di mandarcelo. Perché in quel caso vedrebbero quali sono i risultati di una pandemia contro la quale si è senza difesa. Se ancora oggi ci ricordiamo della “Spagnola”, a un secolo di distanza, è perché le sue conseguenze non sono state quelle di oggi, ma quelle di allora. In sé e per sé la pandemia è un flagello biblico di cui la gente, non conoscendo la storia, non sa nulla.

Le proteste si spiegano dunque semplicemente col fatto che la gente è talmente ignorante da non distinguere ciò che è possibile da ciò che non è possibile. Si può lottare contro la pandemia? Sì, in primo luogo col vaccino e con le precauzioni a tutti note. Anche se sono fastidiose. Si può lottare contro la pandemia senza il vaccino e senza le precauzioni di cui sopra? No. Ma la gente crede la scienza onnipotente, e non soltanto chiede al governo di risolvere il problema della pandemia senza dare fastidio a nessuno, ma gli rimprovera tanto aspramente di non esserci ancora riuscito, da devastare negozi, bruciare automobili, attaccare la polizia, col contorno di contusi e feriti. E un giorno o l’altro di qualche morto.

Che cosa potrebbe fare, il governo, per difendersi?

C’è una risposta puramente teorica. Potrebbe dire: “Rispetto la volontà del popolo. Da domani, niente vaccini e nessuna restrizione”. Poi, quando si fosse arrivati alla situazione della peste di cui si diceva, applicare le misure attuali. Perché la risposta è puramente teorica? Perché la maggioranza è per i vaccini e per l’obbedienza ai governi. Non si può permettere che, per rispettare la volontà di un pugno di imbecilli disinformati, si metta la popolazione a rischio della vita. Del resto, se il governo sospendesse la sua azione, e le conseguenze fossero tragiche, tutti (non soltanto i pochi imbecilli) darebbero al governo il torto della strage nazionale. In conclusione, non si può fare niente di diverso di ciò che già si fa.

Un’ultima nota riguarda le esitazioni della scienza che tanta gente ha stigmatizzato, e preso a pretesto del proprio scetticismo. La scienza non parte da pregiudizi, parte da dubbi. Da teorie che potrebbero risolverli. Rimanendo sempre disposta, anche in caso di successo, a correggere gli errori o addirittura a fare una totale marcia indietro. Nella scienza comandano i fatti. È vero, se questi fatti non sono del tutto noti, sarebbe bene sospendere il giudizio: ma non sempre è possibile. Se un tizio sta morendo di cancro e si ipotizza che un certo farmaco forse potrebbe salvarlo, non ci si lascerà bloccare dal “forse”. E neppure dalle possibili controindicazioni. Nella terapia si opera costantemente un bilanciamento fra costi e benefici.

Un nuovo virus, come il Covi-19, essendo nuovo, è appunto un fatto a proposito del quale mancano i dati, a parte i ricoveri ospedalieri e i decessi. Ma, lo stesso, non si può perdere tempo. Dunque si corre a preparare un vaccino, sperando che non provochi gravi controindicazioni, perché intanto bisogna combattere contro la morte. E poi, a mano a mano che si accumulano i dati, si corregge il tiro. Oggi molti ironizzano sul fatto che le previsioni hanno ridotto la copertura dei vaccini da un anno a sei mesi o forse anche meno. Ma l’ironia avrebbe qualche ragion d’essere se virus e vaccino fossero comparsi un secolo fa. Siamo in corso d’opera ed è ovvio che ancora oggi ci si comporti secondo le risultanze di cui si dispone.

Chi non è contento della scienza attuale, se ne trovi un’altra.

 





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