Automotive, imprese e lavoratori in allarme: zero misure, rischio occupazione


Automotive, fronte comune da parte di sindacati dell’auto e Fiom: l’appello al governo Draghi 

Braccio di ferro tra sindacati dell’industria auto- Fiom e governo:  l’allarme ruota intorno alla transizione green del comparto automobilistico e sulla mancanza di misure adeguate per affrontarla. Nessuna misura adeguata, e lavoro a rischio per l’automotive. Il testo della manovra nella sua versione definitiva approdata in Parlamento, e ora all’esame delle commissioni, lascia l’amaro in bocca alle Associazioni e ai sindacati del settore dell’industria dell’auto. La duplice denuncia rivolta al governo è chiara: zero misure per accompagnare la transizione ecologica e migliaia di posti di lavoro in pericolo.

Le Associazioni che rappresentano in Italia la mobilità sostenibile e le filiere industriali e commerciali automotive – Anfia, Aniasa, Assofond, Federauto, Motus-E, Ucimu, Unrae – non usano giri di parole di fronte “alla totale assenza nella legge di Bilancio di misure per affrontare la transizione ecologica ed energetica”. Un’assenza di misure ad hoc che per la Fiom Cgil “condanna l’industria e i lavoratori dell’automotive ad una crisi drammatica. Il governo italiano è l’unico in Europa a non avere un piano e a non investire risorse nella giusta transizione ambientale e sociale dell’automotive“. Scende in campo anche la Fim Cisl che – avverte – “non assisterà in silenzio al declino di uno dei settori industriali più importanti del nostro Paese e al conseguente impatto negativo sull’occupazione. In Italia il già previsto cambio delle motorizzazioni mette a rischio oltre 60.000 posti di lavoro”. In particolare la Fim Cisl chiede “la costituzione di un Fondo per sostenere la trasformazione dell’industria automobilistica”.

Secondo le Associazioni “l’Italia vuol fare la transizione della mobilità senza stanziare fondi a sostegno della domanda e dell’offerta”. Ed è per questo che è “urgente un Piano strategico per evitare gravi danni ambientali, economici e sociali”. La mancata previsione di un intervento strutturale nella legge di Bilancio “si somma all’assenza di misure specifiche nel Pnrr nella componente ‘transizione energetica e della mobilità sostenibile’ – proseguono – in questo modo l’Italia diventa l’unico Paese europeo, con un’importante vocazione manufatturiera automotive, che non sostiene ed instrada il consumatore verso l’acquisto di auto e veicoli commerciali a zero e bassissime emissioni, né interviene con specifiche misure di salvaguardia dei livelli occupazionali”. In questo modo le ricadute previste sono quantificabili in “gravissimi impatti sul mercato con rischi di tenuta della filiera nazionale”.

Sul tavolo – insieme alla richiesta rivolta al premier Mario Draghi e ai ministri Giancarlo Giorgetti, Roberto Cingolani e Daniele Franco di “porre tempestivamente rimedio” – rilanciano la lista delle cose che invece servirebbero: favorire il rinnovo del parco circolante e sostenere la diffusione di veicoli ecologici. I sindacati chiamano in causa le diverse aree di crisi del Paese: come i licenziamenti a Gkn e Gianetti Ruote; l’aumento al ricorso agli ammortizzatori sociali, l’assenza di un piano industriale e la mancanza di forniture, che portano “un’incertezza sul futuro dei lavoratori di Stellantis e delle aziende dell’indotto a partire dalla Marelli”; l’ncertezza nei metalmeccanici di molte aziende tra cui Bosch di Bari, Vitesco, Denso; il rischio di perdere produzioni ad alto valore aggiunto.

Naturale quindi la richiesta di un confronto con il governo “per avere un provvedimento straordinario e risorse dedicate” a un Piano per la transizione in grado di promuovere l’occupazione e garantire il taglio delle emissioni sia nei prodotti che nel ciclo produttivo della filiera, “impedendo le delocalizzazioni”. Un Piano che per i sindacati – pronti a una mobilitazione nazionale se non ci saranno risposte – dovrebbe avere alla base un Patto con l’Europa “per produrre in Italia almeno 1,5 milioni di veicoli” e di investire nella ricerca e sviluppo” per concentrarsi sulla filiera “dell’ibrido, dell’elettrico, dell’idrogeno e della produzione di semiconduttori, batterie e servizi informatici per la mobilità del futuro”.





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