Nato, Merkel nella corsa alla leadership. Renzi spera per la manovra Draghi


Angela Merkel e gli Stati Uniti, Angela Merkel e la Nato. Un doppio binomio con qualche punto di contatto e tanti lati oscuri. La cancelliera uscente della Germania non ha ancora lasciato ufficialmente il suo posto, in attesa della conclusione delle trattative per la formazione del nuovo governo tedesco, ma viene già tirata per la giacchetta. Non è ancora dato sapere se Frau Angela voglia impegnarsi immediatamente in un altro ruolo di primo piano oppure voglia godersi un po’ di sana pensione. Ma intanto le opzioni per il suo futuro si sprecano. Anche quelle ritenute un tempo impossibili, come la nomina a segretario generale della Nato, visto che il mandato di Jens Stoltenberg è in scadenza nel 2022.

Ipotesi singolare, se si pensa che Merkel non ha mai chiarito del tutto le relazioni di Berlino con Washington, né quelle con la Nato. Argomenti che Merkel, sia in patria che all’estero, raramente affrontava: la difesa, la sicurezza e il rapporto della Germania con la Nato. Tutti legati al dispiegamento di armi nucleari statunitensi in Germania. Tutti legati al ruolo della Germania in Europa e nella NATO. Questioni mai del tutto chiarite, anche per la pragmaticità delle relazioni sviluppate da Merkel con la Russia di Vladimir Putin e con la Cina di Xi Jinping. Pragmaticità che non è mai piaciuta molto oltreoceano. I rapporti con Donald Trump erano quantomeno burrascosi, ma anche Joe Biden non vede di buon occhio il via libera tedesco al progetto del gasdotto North Stream 2 tra Russia e Germania. 

Eppure ora la regnante uscente di Germania potrebbe anche assumere il ruolo di guida della Nato, se lo volesse. Almeno queste sono le voci, riportate anche da Repubblica. Dopo i passi falsi su Afghanistan e Aukus, Washington ha infatti bisogno di un nome che possa piacere all’Unione europea. Un nome che faccia sentire i vecchi partner tradizionali coinvolti nell’architettura geopoltica e strategica americana. Difficile trovare un nome più intermedio e unitario di Merkel. Anche perché le altre ipotesi rischiano di provocare ancora più risentimento. Era molto quotato per esempio il nome di Theresa May, ex primo ministro del Regno Unito. Ma dopo la vicenda Aukus e la rottura unilterale da parte del governo australiano dell’accordo sui sottomarini appare quantomeno complicato che la Francia di Emmanuel Macron, rimasta a dir poco scottata dalla vicenda, possa dire sì. Senza contare che la Brexit ha creato qualche dissapore, per usare un eufemismo, tra Londra e Bruxelles. 





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