A Torino il ballottaggio tra i candidati che si stimano (e sull’eredità di Appendino)- Corriere.it


di Marco Castelnuovo

Sicurezza e mediazione, le ricette molto diverse di Damilano e Lo Russo sfidanti nel ballottaggio di domenica e luned

C’ un motivo se i segretari dei due principali partiti, Matteo Salvini ed Enrico Letta, chiuderanno la campagna elettorale venerd a Torino non in una piazza del centro come si soliti fare, n a Barriera di Milano, quartiere abbandonato buono solo per promesse che regolarmente non verranno mantenute. L’ultimo tour prima del silenzio lo faranno entrambi all’ex Moi, il villaggio Olimpico nato per le Olimpiadi 2006, subito abbandonato, dal 2013 (epoca Fassino) occupato illegalmente e liberato nel 2018, dalla giunta Appendino e dal governo gialloverde.

L’Ex Moi l’emblema della politica cittadina degli ultimi anni. Dal Villaggio olimpico si prende una passerella ad Arco, l’arco olimpico, si scavalla la ferrovia e si entra direttamente al Lingotto, l dove da domani torna in presenza il Salone del Libro, con i suoi ospiti, le code, i dibattiti. Ma al di qua del ponte, il rinnovato Lingotto ha lasciato spazio solo a degrado e abbandono.

Stefano Lo Russo, candidato del centrosinistra, e Paolo Damilano, sfidante del centrodestra, si giocano qui le ultime carte. Damilano con Salvini, che si intestato lo sgombero con il supporto di Chiara Appendino e della sua giunta M5S. Ho lavorato bene con Appendino nella riqualificazione delle palazzine, ha ripetuto il leader leghista nelle recenti visite anche per ingraziarsi l’elettorato del Movimento. Eppure non ha pagato, il quartiere al primo turno tornato a votare a sinistra. D’altra parte questa una citt che non ha mai votato sulle cose fatte, ma su quelle da fare. Anche per questo forse Paolo Damilano che con la sua lista Torino Bellissima ha conquistato pi voti di tutti nel centrodestra, si posizionato un po’ pi a destra per cercare gli astenuti di domenica scorsa. La sicurezza, ai margini nella prima parte della campagna, tornata prepotentemente centrale in quest’ultima settimana, soprattutto dopo che da Fratelli d’Italia hanno invitato il candidato moderato a dire qualcosa di destra.

Stefano Lo Russo, in vantaggio, batte sullo stesso quartiere indicando la soluzione trovata allo sgombero: non di ruspe si trattato, ma di uno sgombero dolce che grazie all’aiuto di Cdp, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt diventer un complesso di residenze sociali. Una delle operazioni di sinistra con cui Appendino ha riallacciato i fili con un pezzo di citt che fino ad allora la vedeva come usurpatrice. Addirittura anche per Lo Russo, il pi fiero avversario della sindaca, l’operazione stata un successo anche se bisogna favorire una partecipazione attiva anche nella fase di progettazione.

Lo Russo e Damilano si conoscono da anni, si stimano e non lo nascondono. Solo in questi ultimi giorni hanno iniziato a graffiarsi. Ma la citt che hanno in mente molto diversa. Per vincere, hanno entrambi bisogno dei voti M5S. Mentre tacciono la sindaca uscente Appendino e la candidata Sganga, sconfitta nelle urne con un misero 8,8%, ci pensano i loro compagni di vita a uscire allo scoperto. Il marito di Appendino ha annunciato il voto per Damilano, il compagno di Sganga (tra l’altro ex presidente del consiglio comunale), voter per Lo Russo. Sono piccoli terremoti che non scuotono dal torpore una citt addormentata, con i numeri economici pari a quelli di una citt del Sud. Indifferente a ogni sconfitta (la gigafactory di Stellantis che va a Termoli e non a Mirafiori), impermeabile a ogni successo (Eurovision, Atp Finals), disillusa — almeno per il 52% degli astenuti del primo turno — a che la visione di un sindaco possa davvero farla ripartire.

12 ottobre 2021 (modifica il 12 ottobre 2021 | 22:17)



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