Alberto Burri: l’equilibrio, tra poesia e materia


Cuciture, bruciature, torsioni e saldature. É nella materia trattata con tensione esplorativa e resa arte, che si adagia la potenza della visione poetica di Alberto Burri, grande maestro del Novecento, che da sempre sfugge a qualsiasi etichettatura. Questa, in sintesi, la teoria già comprovata che Bruno Corà, presidente della Fondazione Palazzo Alberizzi collezione Burri a Città di Castello, fa emergere nella curatela della mostra Burri, la poesia della materia, inaugurata il 9 ottobre alla Fondazione Ferrero e che prosegue fino al 30 gennaio. Il percorso dell’esposizione inizia con un grande pannello su cui è trascritta una frase di Giuseppe Ungaretti, di cui è noto il particolare rapporto d’amicizia con il maestro umbro: “Amo Burri, perché non è solo il pittore maggiore d’oggi, ma è anche la principale causa d’invidia per me: è d’oggi il primo poeta”.

Furono infatti i poeti i primi ad accorgersi di quanto fosse innovativa la trasformazione messa in atto da Burri, verso una vocazione informale, affidata a tele di sacco, fogli di legno, di plastica, lastre di ferro e altri materiali. In solitaria stava compiendo una rottura con il linguaggio pittorico tradizionale, difficile da far accettare e questo avvenne già alla fine degli anni Quaranta, due anni dopo il suo ritorno dal campo di prigionia di Hereford in Texas.

Laureto in medicina, Burri durante la seconda guerra mondiale fu chirurgo militare in Africa, e nel 1944 venne deportato nel campo di concentramento degli Usa perché decise di non rinnegare l’esercito che aveva servito. Qui scoprì la pittura, dapprima come svago e poi come passione: tornato a Roma nel 1946, decise di rinunciare alla professione per dedicarsi interamente all’attività artistica.

Il percorso dell’esposizione, distribuito in otto stanze, presenta 45 opere e prende il via da Texas, il suo primo dipinto, realizzato durante la prigionia nel 1944, una tela di piccole dimensioni che rappresenta un paesaggio scabro, descritto con colori terrosi, e si conclude con la serie Nero e oro, del 1993; il maestro morirà due anni dopo nel 1995. Quindi, tutta la sua carriera è rappresentata, non in ordine cronologico, ma passando di serie in serie: dai Catrami alle Muffe realizzate dal 1948, tra il 1950 e il 1955 apparvero i primi Sacchi, poi arrivarono i Legni (dal 1955) e i Ferri (dal 1958).

Negli anni Sessanta c’è stato il periodo della Plastica (Combustioni plastiche, dal 1961al 1962), serie in cui la materia mostra con forza il doppio valore, come mezzo espressivo e soggetto dell’opera, perché indagata fino ad essere stravolta, esasperata e reinventata; operazione che appare evidente anche nei Cretti. A Palazzo Banca d’Alba, una seconda esposizione documentaristica, è dedicata al Cretto di Gibellina, la più importante opera di land art in Italia, che il maestro ideò e di cui seguì la realizzazione dal 1985 al 1989 (l’opera fu conclusa nel 2015).

Fondazione Ferrero e Fondazione Burri hanno realizzato un video che accompagna l’esposizione e traccia un ritratto completo dell’artista, con preziosi documenti storici provenienti dagli archivi Rai, che mostrano il maestro di Città di Castello nel suo studio mentre lavora.

Burri. Essere per significare, esistere per esprimere


E’ nella metà degli anni Ottanta che la statura artistica di Burri viene definitivamente riconosciuta anche a livello internazionale, senza esaurire però la portata della sua personalità culturale che con il tempo, come si evidenzia in questo progetto, si è rivelata sempre più complessa e ancora in evoluzione.

Infine, se la “poesia” è stata scelta come filo conduttore dell’esposizione, è emersa al meglio durante l’inaugurazione ufficiale in Fondazione Ferrero, quando sul palco è stato invitato a parlare il poeta Guido Oldani, tra i candidati al Nobel per la letteratura di quest’anno. Il fondatore del movimento letterario Realismo Terminale ha letto un suo nuovo componimento, una poesia creata per l’occasione, dedicata ad Alberto Burri e che ci ha concesso di pubblicare in esclusiva.

LA CRONACA

La pianura continua a inaridire
diventa tanti sacchi di juta
dopo che il verde è stato scalcinato
Intanto il cielo ormai sopravvisuto
è un telone di plastica disteso
le cui nuvole sono bruciature
dall’ossidrica fiamma disegnate
giallognole coi bordi rivoltati
lungo i tredici mesi dell’estate    
(di Guido Oldani – ottobre 2021)

 

*Burri. La poesia della materia e Burri. Il Cretto di Gibellina, seconda esposizione ospitata a Palazzo Banca d’Alba, sono entrambe promosse dalla Fondazione Ferrero in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e aperte al pubblico gratuitamente da sabato 9 ottobre 2021 a domenica 30 gennaio 2022

 



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