Gaetano Manfredi è il nuovo sindaco di Napoli, vince il patto tra Pd e M5s


Mezzogiorno, 5 ottobre 2021 – 07:48

Non era mai accaduto che un «esordiente» diventasse sindaco al primo turno. Ma l’astensionismo è il partito più forte in città: 52%

di Paolo Cuozzo



Napoli sceglie Gaetano Manfredi. L’ex ministro dell’Università nel governo «Conte 2» è il nuovo sindaco della città superando di quasi tre volte il candidato del centrodestra, Catello Maresca, stravincendo al primo turno con circa il 63% delle preferenze. L’ex rettore fa il pieno anche nelle Municipalità. Con questo voto assume anche l’incarico di sindaco della Città metropolitana. Mentre in via Verdi dovrebbe avere 27 consiglieri di maggioranza. Il capoluogo campano premia così l’alleanza Pd-M5S e delle liste vicine al governatore De Luca. Che annuncia: «È la vittoria dell’impegno a una piena collaborazione fra Comune e Regione, nella prospettiva di un forte rilancio di Napoli sul piano del lavoro, dei servizi, della trasformazione urbana».

La prima volta

Per la prima volta da quando c’è l’elezione diretta del sindaco la città sceglie un candidato sindaco «esordiente» già al primo turno. Non era mai accaduto. Tanto Antonio Bassolino quanto Rosa Russo Iervolino, infatti, e solo in occasione della rispettiva rielezione per il secondo mandato, riuscirono a farsi eleggere alla prima votazione. Ma mai nessuno alla prima votazione. Un voto chiaro, dunque. Una vittoria netta per un candidato che ha convinto i napoletani. Anche se all’inizio dell’avventura Pd e Cinquestelle hanno lavorato a lungo per convincerlo. È servito l’impegno su una «legge per Napoli», sottoscritto da Conte, Letta e Speranza, per diradare i dubbi che aveva l’ex rettore.


Il distacco con gli altri

Distanza incolmabile dall’ex ministro dell’Università per il magistrato Catello Maresca (quasi il 22%), partito come candidato civico ma subito dopo alleatosi con il centrodestra, che lungo la strada di liste ne ha perse quattro — compresa quella di Salvini — per problemi burocratici nella loro formalizzazione. Il suo progetto politico non ha sfondato. Molto più staccati sono finiti Antonio Bassolino (poco più dell’8%), che ci riprovava dopo tanti anni, ed Alessandra Clemente (5,5%), candidata da de Magistris poi costretta a proseguire da sola perché in questi mesi l’intero mondo arancione le aveva voltato le spalle schierandosi con Manfredi. Ci ha provato, raggiungendo percentuali basse, anche Matteo Brambilla che nel 2016 fu candidato sindaco del M5S : stavolta ha corso da solo. Poi, subito dopo la chiusura delle urne, ha lasciato il Movimento. Staccatissimi nei risultati finali gli altri due aspiranti sindaci, Solombrino e Moscarella.

Il Pd torna in Municipio

L’arrivo di Manfredi a palazzo San Giacomo chiude il decennio arancione, due lustri in cui l’ex magistrato Luigi de Magistris ha governato in maniera autonoma, senza partiti, avendo tanto il centrodestra quanto il centrosinistra all’opposizione, isolandosi politicamente. Manfredi riporta invece il Partito democratico in maggioranza nel Municipio: in questo decennio de Magistris relegato in questi anni i Dem sempre all’opposizione. Fino a ieri. Con appena il 47,19% dei 776.751 votanti le 13 liste della coalizione del centrosinistra hanno avuto un peso rilevante nell’esito del voto. M ai ltema della scarsa affluenza resta un problema. Per eleggere il nuovo sindaco sono andati alle urne 366.549 persone. Di queste, circa il 64% ha votato per Manfredi. Presto, prestissimo il prefetto firmerà il decreto di nomina. Poi ci sarà il giuramento in Corte di Appello. Subito, in ogni caso, l’ex ministro metterà mano alla sua squadra, cioè alla giunta «che sarà un mix di politici e tecnici», diceva nei giorni scorsi.

Il borsino della giunta

Difficile stabilire oggi se il vice di Manfredi sarà del Pd o dei Cinquestelle. Dipende da tante cose. Peraltro, Manfredi è realmente un po’ la sintesi dei due partiti, con Conte che lo ha avuto come ministro del suo governo e fortemente come candidato a Napoli. Un punto fermo della futura giunta — che, stando alle dichiarazioni dei giorni scorsi, dovrebbe essere abbastanza certo — è quello della nomina dell’ex questore di Napoli, Antonio De Iesu, come assessore alla polizia municipale e alla Sicurezza. Per il resto, di nomi di possibili assessori ne circolano tantissimi, come è normale in questa fase e con tante liste schierate a sostegno di Manfredi. Si va da Luca Bianchi, direttore generale dello Svimez, ad Andrea Prota, direttore del Dipartimento di Strutture della Federico II: Ed ancora: da Gerardo Maria Cennamo, docente dei corsi di laurea in ingegneria civile della Uni-Nettuno di Roma, a Stanislao Lanzotti, ispiratore della lista «Azzurri noi Sud» con tanto centrodestra al suo interno. Salta sempre fuori il nome di Riccardo Monti, manager che aveva in serbo di candidarsi a sindaco e che poi ha ritirato la sua candidatura per sostenere l’ex Rettore.

I consiglieri

C’è poi da capire quali scelte saranno fatte sul versante dei candidati al consiglio comunale. Si ipotizza ad esempio di un possibile coinvolgimento in giunta per Nino Simeone, che ha guidato la lista Napoli Libera ed è stato presidente della Commissione Mobilità, oltre che attuale consulente del governatore De Luca per quanto attiene il trasporto pubblico su gomma. Si è discusso poi del prof della Federico II, Stefano Consiglio, per l’assessorato alla Cultura. Mentre l’Ambiente potrebbe finire invece ad un esponente dei Verdi, la lista ispirata dal consigliere regionale Francesco Borrelli. Il nome ricorrente è quello di Fiorella Zabatta. Infine, Sergio D’Angelo, candidato sindaco ma poi ritiratosi per sostenere Manfredi da consigliere comunale, potrebbe invece suggerire il futuro assessore al Welfare. Ma siamo ai boatos. Anche se Manfredi pare abbia già le idee chiare sulla sua futura squadra.

5 ottobre 2021 | 07:48






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