La «gara» di leader e peones a chi rompe il silenzio elettorale- Corriere.it


di Fabrizio Caccia

Sui social, in video o dal vivo al seggio in molti ieri hanno infranto la regola: dalla Meloni a Conte, da Berlusconi a Paragone. Querele a Cosenza, a Napoli un candidato posta su Facebook la foto della scheda. Ma la normativa risale al millennio scorso

Indignatissimo Franz Caruso, candidato del centrosinistra a sindaco di Cosenza. Ieri ha annunciato querela contro il geologo Carlo Tansi, candidato anche lui al Comune: «Ha violato il silenzio elettorale con un post…». Ma c’è poco da indignarsi. Dalla mezzanotte di venerdì scorso, secondo la legge, sarebbe dovuto scattare il divieto di fare campagna elettorale fino alle 15 di oggi, cioè l’ora di chiusura dei seggi. E invece trasgressioni ovunque, molteplici, non solo sul web (il leader di Forza Italia,
Silvio Berlusconi

, si è fermato a parlare coi cronisti fuori dal seggio a Milano) e con le scuse più disparate. Perfino l’incendio che ha danneggiato a Roma il Ponte dell’Industria è diventato l’occasione per gli ultimi slogan («Virginia Raggi come Nerone», battuta del deputato azzurro Sestino Giacomoni).

Deregulation sul web

Verrebbe da dire: niente di nuovo. Perché la normativa risale allo scorso millennio (legge 212 del 4 aprile del 1956), quindi aggiornata (legge 130 del 24 aprile 1975), ma continua a non occuparsi del vasto mondo dei social, da Twitter a Facebook, da anni ormai tra i canali più diffusi della comunicazione politica. In occasione delle elezioni europee del 2019, l’Agcom (l’Autoritàper le garanzie nelle comunicazioni) ha predisposto delle linee guida per le piattaforme digitali, ma non è stato ancora mai regolato in modo chiaro il silenzio elettorale sul web. Che perciò si può rompere tranquillamente.

La propaganda sul Ponte di Ferro

E infatti ieri ha scritto su Facebook il leader della Lega, Matteo Salvini («Ho votato per il cambiamento»). Mentre la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, con un video postato sui social, ha attaccato di nuovo Fanpage (qui l’inchiesta, in un video che la sintetizza) ma non ha risparmiato la sindaca Raggi parlando del ponte. E con un post gli ha risposto poi Giuseppe Conte, il presidente M5S: «Strumentali i tuoi attacchi a Virginia…». Anche Gianluigi Paragone, candidato sindaco a Milano di Italexit, ha postato un video per gli elettori: «Bisogna mandare un segnale…». A Napoli un candidato che appoggia Antonio Bassolino nella corsa a sindaco, Domenico Masciari, ha addirittura pubblicato su Fb la foto della sua scheda scattata in cabina con la X segnata sulla lista. Travolto dalle polemiche, si è difeso: «Era solo un facsimile». Più prudente e in controtendenza, invece, il candidato sindaco a Roma del centrodestra, Enrico Michetti. Ai cronisti che gli chiedevano un commento sull’incendio del Ponte di Ferro, ha risposto netto: «Il silenzio è il silenzio…».

3 ottobre 2021 (modifica il 3 ottobre 2021 | 21:31)



Source link