Capgemini: collaborare sugli ecosistemi di dati conviene e permette di aumentare i ricavi sino al 9%


Capgemini, multinazionale che supporta le aziende nel loro percorso di trasformazione digitale, ha recentemente pubblicato una ricerca condotta dal Capgemini Research Institute – il suo think tank interno specializzato sul digitale – incentrata sull’utilizzo degli ecosistemi di dati. Quello che emerge è che le aziende che condividono e scambiano informazioni possono incrementare in maniera significativa i loro ricavi, sino al 9% nel caso di realtà con fatturati superiori ai 10 miliardi di dollari. 

A sfruttare queste opportunità, però, sono ancora in pochi. Il 61% del campione intervistato, infatti, si appoggia a ecosistemi poco evoluti, che garantiscono bassi livelli di collaborazione, e solo il 39% delle imprese sta sfruttando i dati per ottenere vantaggi competitivi.

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Cosa sono gli ecosistemi di dati?

Per comprendere il significato dello studio di Capgemini è prima di tutto necessario capire di cosa stiamo parlando. Secondo la multinazionale, gli ecosistemi di dati sono le “partnership tra organizzazioni che consentono loro di condividere dati e insight rilevanti ai sensi delle normative locali applicabili, creando così nuovo valore per tutti i partecipanti“. Parliamo di soluzioni destinate ad enti governativi e aziende di grandi dimensioni operanti nel mondo bancario e delle telecomunicazioni. 

La ricerca, condotta intervistando 750 dirigenti senior in aziende operanti negli Stati Uniti, Europa e APAC e con un fatturato superiore al miliardo di dollari, indica che non essere troppo “gelosi” delle proprie informazioni e condividerle con altri partner può avere un impatto positivo sul business, garantendo nuove entrate, incrementando la produttività e consentendo di tagliare alcuni costi. Benefici che Capgemini quantifica in ben 940 milioni di dollari per azienda, o fino al 9% del fatturato per quelle organizzazioni con fatturati superiori ai 10 miliardi. 

Circa la metà delle imprese prese in esame (48%) punta ad accedere a nuovi ecosistemi o iniziative di collaborazione sui dati, e l’84% di queste prevede di farlo nei prossimi tre anni. Il 36% invece intende potenziare le piattaforme di data ecosystem già in uso. 

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Parlando di cifre, quasi un’azienda su quattro è disposta a mettere sul piatto ben 50 milioni di dollari nei prossimi due o tre anni, mentre il 76% degli intervistati investirebbe un budget superiore ai 10 milioni. Interessante notare come la portata dell’investimento vari molto da settore a settore. Le realtà più propense a investire sono quelle operanti nel settore delle telecomunicazioni: il 55% del campione ha infatti dichiarato che investirà più di 50 milioni di dollari. Solo il 43% degli istituti bancari investirà cifre paragonabili. Fanalini di coda sono il settore sanitario (18%) e gli enti governativi (7%). A livello geografico, le aziende che investiranno maggiormente sono dislocate in USA e UK.

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Capgemini evidenzia però un problema da non sottovalutare: solo il 14% del campione ha adottato  modelli di data ecosystem più collaborativi e tipologie di condivisione dei dati più complesse mentre il “61% delle aziende si sta ancora interessando a ecosistemi tradizionali a basso valore, con uno scarso livello di collaborazione e una condivisione dei dati piuttosto semplice“, specifica il rapporto. 

I dati sono il fulcro dell’innovazione” – spiega Marco Perovani, COO di Capgemini in Italia – Le organizzazioni che ne stanno sfruttando il potenziale hanno già notato i chiari vantaggi che emergono dalla loro condivisione e oggi guardano anche a fonti meno tradizionali di dati, come gli aggregatori e i data disruptor, al fine di ricavare informazioni rilevanti e di buona qualità che possano far nascere nuove idee, decisioni di business e, soprattutto, estendere il vantaggio competitivo dell’azienda“.



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