L’effetto Dad sulla scuola in Puglia Tre studenti su cinque impreparati Per i presidi è «colpa della Regione»


Mezzogiorno, 15 luglio 2021 – 12:55

Più della metà dei ragazzi pugliesi non supera le prove di italiano, matematica e inglese. Cresce la dispersione: il 16% alle superiori ha lasciato prima del diploma

di Giuseppe Di Bisceglie



BARI – Oltre la metà degli studenti pugliesi che hanno sostenuto le prove Invalsi in italiano, matematica e inglese non ha raggiunto la soglia minima di competenza. Il risultato degli studenti di Puglia è tra i peggiori in Italia; un vistoso balzo indietro rispetto ai risultati ottenuti negli anni passati, quando la scuola pugliese spiccava tra le regioni del Sud Italia per capacità di fornire competenze.

Un report inquietante

Il ritratto fornito dall’ultimo report Invalsi è, però, a tinte fosche: oltre la metà degli studenti pugliesi esce impreparato dalla scuola. Il 59% dei ragazzi all’ultimo anno delle superiori non ha raggiunto le competenze minime in Italiano; il 69% di loro non le ha raggiunte in matematica e in inglese, letto e parlato, benché il grado di impreparazione non sia così vistoso, è comunque al di sopra della media nazionale. Non va meglio sul piano della dispersione scolastica: oltre il 16% ha abbandonato la scuola prima del diploma.


La protesta di chi è a capo degli istituti

Sul banco degli imputati, come presunto responsabile di questa disfatta, è finito il sistema della didattica a distanza. «Sicuramente ha pesato, in particolare per gli ultimi due mesi di scuola, il messaggio di disincentivazione della frequenza scolastica che è stato lanciato a studenti e famiglie attraverso le ordinanze che hanno consentito la cosiddetta “didattica a scelta”. Auspichiamo che non si ripeta più questo errore, ma che in condizioni di rischio pandemico accettabile si mettano in campo finalmente tutte le misure atte a far sperare in un più regolare avvio del prossimo anno scolastico: dalle vaccinazioni degli studenti fra 12 e 18 anni di età al completamento di quelle dei docenti e del personale delle scuole, dal tracciamento dei contagi alle misure di prevenzione attuate nelle stesse scuole per mezzo del personale sanitario a loro dedicato (i TOSS), senza trascurare l’effettivo potenziamento del trasporto pubblico locale», tuona il presidente dell’associazione dei presidi Roberto Romito.Gli fa eco la presidente di “Scuole diffuse in Puglia”, Terry Marinuzzi: «Vi sono gravi responsabilità di cui la Regione Puglia soprattutto deve rispondere. Ad oggi non vi è ancora un piano serio per garantire la scuola in presenza in ogni ordine e grado, non vi è un piano di trasporti dedicato alle scuole né una ridefinizione della rete scolastica che soprattutto nell’area metropolitana di Bari e nella città di Taranto conta numerosi istituti sovradimensionati. La scuola per i minori è salute: i danni perpetrati a carico dei più piccoli, degli adolescenti e delle loro famiglie è incalcolabile. Qualunque sarà il decorso della pandemia in Puglia da settembre prossimo la scuola in presenza deve essere garantita a tutti gli studenti».

La difesa delle scelte di Emiliano

L’assessore regionale all’istruzione Sebastiano Leo, però, difende lo strumento. «Impossibile confrontare il dato di quest’anno con quello degli anni precedenti», spiega l’esponente della giunta Emiliano. «Si è trattato di un anno caratterizzato dalla bassa affluenza degli studenti alle prove. Inoltre non si può attribuire il dato alla sola didattica a distanza ma occorre esaminare la serie di cause che hanno determinato il calo del rendimento, a partire dalle povertà educative e dalla riduzione della qualità della vita».

Gli altri commenti

Non una semplice difesa d’ufficio di una scelta politica che tanto ha fatto discutere, sino ad essere discussa nella sua legittimità nelle aule della giustizia amministrativa, ma una presa d’atto di una condizione inedita che ha avuto effetti non soltanto sulla formazione degli studenti. Ed anche Isabella Loiodice, professore ordinario di Pedagogia generale e sociale nell’Università di Foggia, assolve la Dad. «Per fortuna abbiamo potuto contare sulla didattica a distanza che ha consentito di garantire la continuità della formazione degli studenti in un modo impensabile sino a pochi anni fa. Si può facilmente immaginare quali sarebbero stati gli effetti di una totale interruzione del processo educativo e formativo» è suo commento. «Ci aspettavamo un calo degli apprendimenti ma, per certi versi, la didattica digitale è stata una salvezza. Sembra ormai chiaro che occorre tornare al più presto alla formazione in presenza ma dobbiamo anche capitalizzare le esperienze maturate lontano dalle aule». Una riflessione in linea con quella di Marcella Rizzo, docente di lettere nel liceo scientifico di Lecce: «Abbiamo portato nella Dad il modo della scuola in presenza; man mano lo abbiamo adeguato. Sapevamo fosse un blando rimedio ma non tutto – conclude la professoressa – è andato perduto».

15 luglio 2021 | 12:55






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