Gratteri e De Raho, Cartabia bocciata: “La riforma mina sicurezza del Paese”


Gratteri-Cartabia, magistrato calabrese contro la riforma: “Sicurezza del Paese a rischio”

La riforma della giustizia proposta dalla ministra Marta Cartabia, oggetto di un compromesso fra le varie forze politiche in Consiglio dei ministri, “mina la sicurezza del Paese”. E’ quanto hanno affermato – utilizzando le stesse parole – il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri e il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho nel corso dell’audizione in Commissione Giustizia, nell’ambito dell’esame del disegno di legge per la riforma della giustizia.

Il rischio secondo Gratteri è quello di “travolgere un enorme numero di sentenze di condanna”, perchè “con l’improcedibilità prevista dalla riforma Cartabia il 50 per cento dei processi, considerata la gran mole dei reati di mafia e maxi processo che celebriamo, saranno dichiarati improcedibili in appello“.

Gratteri-Cartabia, riforma? “I magistrati italiani sono i più produttivi”

“I giudizi in Italia durano di piu’ perche’ e’ piu’ alto il numero di procedimenti che vengono affrontati”, scandisce il procuratore catanzarese. “Basti pensare – aggiunge – che in Cassazione i ricorsi sono pari a dieci volte in più di quelli presentati in un Paese come il nostro, quale ad esempio la Francia”. C’e’ “un approccio errato alla base della riforma, l’idea che il tempo tra Appello e Cassazione sia collegato alla produttivita’ dei magistrati, ma i magistrati italiani sono i piu’ produttivi in Europa. Ma il procuratore del capoluogo calabrese ha anche avanzato proposte alternative, spiegando che nel caso della improcedibilita’ dell’azione penale, “qualsiasi proposta deve partire con modifiche a monte non a valle. Ci sono molte proposte che sono rimaste inascoltate e persino la prescrizione del reato cosi’ come prevista prima della riforma Bonafede provocherebbe meno danni”.

Respinta anche l’idea che il termine massimo di improcedibilita’ possa essere applicato a tutti i reati, cosi’ come e’ stato criticato il concordato in appello definito un “istituto incoerente che non viene nemmeno escluso per reati di mafia, terrorismo o per traffico di droga”. “Attraverso questo istituto – ha evidenziato il procuratore di Catanzaro rispetto al concordato in appello – lo Stato consentirebbe di vanificare il lavoro fatto nel processo di primo grado”. Gratteri ha anche affrontato l’aspetto della riforma che prevede di retrodatare la posizione di un indagato: “In questo momento abbiamo almeno 10 processi per criminalita’ organizzata nel distretto di Catanzaro, con questa norma controllare le posizioni di cento imputati con informative da 3000 pagine in su e’ impossibile. Il tribunale dovra’ studiare per mesi il momento in cui dovra’ identificare il momento in cui una persona viene citata per la prima volta. Questa – ha concluso – e’ la piu’ grande zeppa nel meccanismo giustizia”.

Riforma Cartabia, De Raho: nuova prescrizione mina sicurezza Paese

“Immaginare che tanti processi vengano dichiarati improcedibili mina la sicurezza del Paese”. E’ l’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho in merito al nuovo sistema di prescrizione e improcedibilita’ delineato dal Governo con i suoi emendamenti al ddl penale. 

Il capo della Direzione nazionale antimafia ha rilevato che con la riforma “vi e’ una sorta di chiusura processuale” che “non corrisponde alle esigenze di giustizia” e che “riguarda tutti i processi” compresi quelli su “reati gravissimi” quali “mafia, terrorismo e corruzione” sui quali “l’Italia ha da sempre prestato un’attenzione specifica”: questo aspetto, ha osservato Cafiero de Raho, “ricade sulla sicurezza della nostra democrazia”.

De Raho ha toccato anche il nodo relativo alle linee guida per la giustizia da parte del Parlamento. Secondo De Raho, “rimettere a una riserva di legge l’individuazione di criteri di priorita’ e’ come rimettere al Parlamento l’individuazione delle attivita’ giudiziarie che devono essere svolte: cosi’ si avrebbe un’interferenza del Parlamento sull’attivita’ giudiziaria e si andrebbe a toccare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati e a minare il principio dell’obbligatorieta’ dell’azione penale“.

Riforma Giustizia, Cartabia: status quo non puo’ restare tale 

“Le forze politiche spingono in direzioni diametralmente opposte, ma questa riforma deve essere fatta perche’ lo status quo non puo’ rimanere tale”, ha detto il ministro della Giustizia Marta Cartabia, a Napoli per incontrare i capi degli uffici giudiziaria della Corte di Appello di Napoli. “So molto bene che i termini che sono stati indicati sono esigenti per queste realta’, – ha aggiunto Cartabia – perche’ partiamo da un ritardo enorme, ma non sono termini inventati, sono quelli che il nostro ordinamento e l’Europa definisce come termini della ragionevole durata del processo, che e’ un principio costituzionale”. 





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