Ex Ilva in sciopero, ira dei sindacati: “Entra lo Stato ma sicurezza assente”


Parte una settimana densa di scioperi e tensioni sociali: dal recente annuncio della chiusura dello stabilimento Timken a Brescia, passando per la Gnk di Firenze e la Whripool di Napoli, fino alla Giannetti Ruote di Monza e Brianza, anche i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto tornano in piazza in cerca di chiarimenti e risposte. 

Da questa mattina, fino alle prossime 24 ore, in tutto il gruppo Acciaierie d’Italia, scatterà lo sciopero indetto dalle sigle metalmeccaniche Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm. Lo scopo: protestare contro la situazione in cui versano i vari stabilimenti, a cominciare da Taranto, e lanciare un segnale al Governo. Attraverso Invitalia, lo Stato è infatti ora partner di Acciaierie d’Italia.

A Taranto lo sciopero coinvolge anche i lavoratori delle aziende dell’indotto-appalto e multiservizi attraverso le rispettive organizzazioni sindacali. Ci sarà in mattinata un presidio sotto la Prefettura ed una delegazione salirà poi per incontrare il prefetto, Demetrio Martino, e consegnargli un documento per il Governo.

“Da tempo, dicono Fim, Fiom e Uilm -assistiamo a continui rinvii rispetto al futuro ambientale, occupazionale e industriale mentre migliaia di lavoratori vengono collocati in cassa integrazione”. I sindacati parlano di “futuro incerto per i lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria e dell’appalto”.

“A fronte di un piano industriale, definito dalla multinazionale ArcelorMittal e dal nuovo socio Invitalia mai discusso e condiviso”, per Fim, Fiom e Uilm continua a essere una questione inaccettabile “l’assenza di un piano di manutenzioni per assicurare la sicurezza dei lavoratori e la messa a norma degli impianti”.

Nel frattempo, sarà una giornata decisiva anche per il Tar Lazio che dovrà discutere il ricorso con cui Acciaierie d’Italia ha impugnato il decreto di fine giugno del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, relativamente alla batteria 12 della cokeria del sito di Taranto.

Il ministro non ha concesso la proroga sino a fine gennaio 2022 chiesta dall’azienda per finire i lavori di messa a norma ambientale della batteria ed ha riconfermato la scadenza già fissata, 30 giugno 2021, specificando che, in mancanza di adempimento, la batteria deve essere fermata dall’1 luglio completando lo stop entro il 10 luglio 2021. Per il ministro, l’impianto potrà ripartire solo a lavori effettuati. Acciaierie d’Italia ha impugnato l’atto del ministro contestando i tempi di fermata, dalla durata di dieci giorni, ed evidenziando un danno produttivo col minor coke disponibile per gli altiforni.





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