Global Tax? Altro che rivoluzione. “Colpirà solo 78 grandi aziende su 500”


L’accordo sulla Global Tax è stato presentato come “storico”, con l’auspicio che i Paesi che fino a ora hanno detto no all’accordo su una riforma della fiscalita’ internazionale che comprende una minimum global tax “cambino parere”. A dirlo, dopo il G20 finanziario di Venezia che ha benedetto l’accordo trovato a livello Ocse, e’ il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Dei 7 Paesi che a livello dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo non hanno firmato l’intesa 3 sono europei, Ungheria, Estonia e Irlanda.

Global Tax, l’appello a un accordo tra tutti i paesi

“Tutti i Paesi del G20 hanno trovato un accordo rispetto a questo ambito e la nostra ambizione e’ quella di raggiungere un accordo tra tutti i Paesi”, ha detto Franco, secondo cui comunque un’intesa fra i Paesi che “rappresentano oltre 90% del Pil mondiale mette un po’ di pressione su tutti gli altri rispetto alla possibilita’ di unirsi allo sforzo collettivo”. “Ogni Paese deve accettare il compromesso”, ha concluso il ministro.

Global Tax, uno studio svela i dubbi: interesserà solo 78 delle 500 aziende più grandi del mondo

Emergono però dei dubbi. Secondo uno studio dello European Network for Economic and Fiscal Policy Research, citato dal Manifesto, la tassa globale minima interesserà solo 78 delle 500 aziende più grandi del mondo e permetterà di ottenere complessivamente 87 miliardi di dollari. Quasi il 45% di questo totale (cioè 39 miliardi di dollari) sarà versato dalle aziende tecnologiche statunitensi. I Big tech come Amazon, Apple, Microsoft, Alphabet, Intel o Facebook da soli pagheranno circa 28 miliardi di dollari. In Europa le imprese con entrate superiori a 20 miliardi di dollari saranno solo 37.

Global Tax? “Una  truffa politica”

Il Manifesto parla di “estrema modestia delle cifre rispetto all’evasione e all’elusione colossali in corso da almeno quarant’anni” e di “truffa politica. Il trucco sta nell’avere applicato un’aliquota minima modesta (15%), molto vicina alla media già usata dagli stati che fanno concorrenza fiscale sleale come l’Irlanda (12,5%), solo alle aziende con entrate superiori a 20 miliardi di dollari con un tasso di rendimento sulle entrate superiore al 10%. È questa la ragione della drastica limitazione della tassa minima a un numero di soggetti che comunque non supererà i 100 in tutto il mondo”.

Ancora, secondo il Manifesto “l’aliquota al 15% non rappresenta il livello di tassazione minima effettiva cui le multinazionali verrebbero di fatto assoggettate. Bisogna prevedere gli sconti. Ci sarà infatti una generosa serie di deduzioni che ridurranno considerevolmente la base imponibile”.





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