RepIdee, perché serve un nuovo welfare per curare le ferite della pandemia e ridurre le disuguaglianze


“Con la pandemia niente è stato uguale a prima e le disuguaglianze, tutte, sono cresciute. Le disuguaglianze generazionali sono aumentate per gli anziani per le condizioni di salute, ma anche per i giovani per quanto riguarda le condizioni socio-economiche, perché è la fascia che ha vissuto l’incremento della povertà assoluta. Per gli anziani invece il reddito da pensione è diventato strumento di protezione, ma hanno vissuto un forte elemento di isolamento”.

E’ lo scenario tracciato dal direttore Istat Linda Laura Sabbadini in un incontro dedicato al welfare a Repubblica delle Idee, assieme all’esperta di politiche sociali Flavia Franzoni e la vicepresidente dell’Emilia-Romagna Elly Schlein. “Il problema però è emerso anche per le disguguaglianze di genere: le donne sono state più colpite da un punto di vista socio-economico. Questo ci suggerisce quanto sia importante ridisegnare un welfare che tenga conto dei bisogni dei soggetti e dei modi in cui le disuguaglianze si esprimono”.

Sabbadini ricorda che nonostante le enormi risorse messe in campo (dal blocco dei licenziamenti alla cassa integrazione) in Italia 1 milione di persone in più si è ritrovato povero. “Non dobbiamo pensare che la disuguaglianza diventi un destino. Attraverso determinate misure si transiti verso una situazione diversa. Investire sul welfare significa investire sulla qualità della vita delle persone e di una società. Non si può ritenere il welfare un costo. Non si può ritenere l’economia in primis e la società in seconda battuta. Siete antichi, lo dico a chi pensa che le infrastrutture economiche siano superiori a quelle sociali”, attacca Sabbadini. “Bisogna porre fine a questa priorità assoluta economicista e antica che ancora vige nel nostro Paese”.

“Io ho cominciato a lavorare negli anni fondativi del welfare dei diritti, quelli in cui è maturato il servizio sanitario nazionale come misura universalistica, e la legge Basaglia, e il diritto di famiglia e la legge sul divorzio, quella sui consultori famigliari. Oggi – ragiona Flavia Franzoni, esperta di politiche sociali – la sanità e il sociale hanno ancora tanto bisogno di pubblico, come ha dimostrato la pandemia. Questa crisi ci ha insegnato che i cittadini hanno bisogno che la sanità ci sia, e che sia di prossimità, come le case della salute. Là dove ci sono le case della salute sono calati del 16% i ricoveri impropri in ospedale, e fino al 25% dove sono presenti anche i medici di base”.

In Emilia-Romagna come è cambiata la società durante la pandemia? Lo racconta la vicepresidente della Regione Elly Schlein. “Abbiamo visto un aumento di tutte le disuguaglianze, generazionali, di genere, territoriali. Ci sono molte persone che si sono trovate in difficoltà improvvisa per la prima volta. Abbiamo quindi dovuto adattare velocemente gli strumenti di supporto senza mettere in competizione chi aveva già fragilità. Occorre ascoltare i bisogni della popolazione e dare risposte adeguate a quelle richieste. Abbiamo quindi inventato puntato su strumenti innovativi e flessibili per aiutare nel sostegno al pagamento delle bollette, al prestito d’onore, per aiutare studenti in difficoltà con la didattica a distanza, perché non tutti avevano la possibilità di seguire le lezioni line. La pandemia ci ha fatto fermare all’improvviso davanti a un muro: ci siamo girati e abbiamo visto un’umanità in sofferenza”. La Regione ha aumentato i fondi a disposizione per questi interventi passando dai 43 milioni del 2019 ai 55 del 2020.

 

 



Source link