Mediobanca, ma quale UniCredit: Mediolanum la “promessa sposa”. M&A da 16 mld


Gli appassionati di cinema sapranno che la “mossa Kansas City” consiste nel far credere di essere in procinto di fare qualcosa e poi, in maniera inaspettata, compiere un’azione diametralmente opposta. Analoga mossa potrebbe verificarsi nell’ambito finanziario. Tutti già pronti a celebrare il matrimonio a tre di Mediobanca, Unicredit e Generali, ed ecco che improvvisamente si scopre che l’unione più logica sarebbe quella tra Piazzetta Cuccia e Mediolanum. Attenzione perché non si tratta del solito rumor che tanto appassiona i cronisti economici.

A supportare quest’eventualità è stata Citigroup, una delle più grandi banche al mondo, che in un report di 74 pagine intitolato “I Promessi Sposi? Deep Dive on Growth and ESG” che Affaritaliani.it ha potuto visionare, ha raccontato perché avrebbe senso questa unione.

Ricordiamo che già oggi le due realtà sono vicine, con l’istituto della famiglia Doris che detiene il 3,3% delle quote di Piazzetta Cuccia. Mediobanca è tra i player con il miglior rapporto Tier1, ovvero la liquidità accantonata. Ha anche parametri superiori alla media per quanto concerne il RoA, il return on asset che quantifica la redditività dei singoli investimenti.

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Il report di Citigroup sull’M&A Mediobanca-Mediolanum

Ma perché, secondo Citigroup, si tratta del matrimonio perfetto? Prima di tutto perché Mediobanca punta a far crescere la sua divisione di wealth management (che oggi vale circa l’11% delle attività totali del gruppo). Una potenziale fusione con Mediolanum – che ha quasi il doppio di masse gestite – garantirebbe un rapido balzo in avanti. Di contro, la creatura dei Doris, potrebbe beneficiare di maggiori sinergie dalla relazione con il corporate banking di Piazzetta Cuccia.

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L’amministratore delegato di Mediolanum Massimo Doris


 

Non basta: una potenziale fusione potrebbe essere utile sia per quanto riguarda i costi, sia dal punto di vista dei ricavi. Per quanto concerne quest’ultima voce, si creerebbe un circolo virtuoso tra la base clienti di Mediolanum e la piattaforma di consumer banking di Mediobanca.

Per quel che concerne i costi, le operazioni di wealth management di Piazzetta Cuccia sono più onerose di Mediolanum, con il costo del reddito che è del 70% per i primi e del 50% per i secondi, probabilmente a causa delle dimensioni inferiori che consentono una minore efficienza di scala.

Allineando questo rapporto ci potrebbero essere tra i 120 e i 150 milioni di euro di sinergie di costo, senza neanche dover razionalizzare le funzioni centrali.

Ma veniamo ai numeri più interessanti. Una potenziale combinazione delle due realtà potrebbe creare una banca da 16 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato, con una base azionaria diversificata. Nel caso ipotizzato da Citigroup di una aggregazione con un premio del 15% per Mediolanum, Mediobanca rappresenterebbe il 55% della nuova realtà. I maggiori azionisti sarebbero quindi la famiglia Doris con il 20% delle azioni totali, Fininvest con il 13% e Leonardo Del Vecchio con il 9%, mentre il restante 55% sarebbe flottante.

(Segue: la politica ESG…)





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