«Per i primi cittadini rischi infiniti. Chi ha competenze ci pensa due volte»- Corriere.it


Trentacinquemila abitanti, provincia di Cremona, 40 km a sud-est di Milano, campionessa di agricoltura e cosmetica. Crema la conosco bene: ci sono nato, ci abito, mia moglie e la mia famiglia vengono da qui. So che è una piccola città benestante e civile, grintosa e poetica. La grinta la esibisce volentieri, della poesia un po’ si vergogna. Un pudore che avvicina noi cremaschi ai bergamaschi, altrettanto cauti a esibire i sentimenti. Gli ultimi quindici mesi li ho passati a casa: non accadeva dai tempi del liceo. È stato utile per rinnovare la conoscenza con la città e valutare l’opera dell’amministrazione municipale, guidata dalla sindaca Stefania Bonaldi, alle prese con la pandemia. Ha fatto bene, la nostra prima cittadina, appassionata di Facebook e di corsa tra i campi. Lo stupore di saperla destinataria di un avviso di garanzia è stato grande: anche per l’episodio che ha portato al provvedimento.

«Giovedì 3 giugno ho ricevuto questo avviso di garanzia, relativamente a un incidente in cui un bimbo si era schiacciato due dita nei cardini di una porta tagliafuoco, nell’asilo comunale. Fortunatamente, ed è la cosa più importante, non ha riportato lesioni permanenti. Certo, la prognosi è stata di tre mesi. Mi viene imputato di non aver rispettato alcune norme antinfortunistiche».



La prima reazione ricevendo l’avviso di garanzia qual è stata? Stupore, irritazione, sdegno?
«No, avvilimento. Mi è venuto un nodo alla gola. Per fortuna portiamo le mascherine, il maresciallo forse non se n’è accorto. Avvilita anche perché, subito dopo l’incidente, avevo incontrato la famiglia. E perché, in coscienza, mi sento a posto».

Il sindaco di una città come Crema a quanti rischi è esposto?
«Oh, infiniti. Non ci sono solo le porte e le finestre di tutti gli edifici comunali. Ci sono gli alberi del demanio pubblico. Le panchine nei parchi. I cornicioni degli edifici pubblici. Potrebbe arrivarmi un avviso di garanzia al giorno».

Lei è al secondo mandato. Aveva idea di cosa l’aspettava, quando ha accettato la candidatura a sindaco di Crema per il Partito democratico?
«Non fino a questo punto. Ho iniziato a sospettarlo quando ho cercato di stipulare una polizza per la responsabilità civile — ogni sindaco si paga la sua, non possiamo addebitarla all’ente pubblico, secondo la Corte dei conti sarebbe “danno erariale”. Il broker non riusciva a trovare un’assicurazione che mi coprisse, in quanto sindaco. Allora ho capito».

Con i colleghi sindaci parlate spesso della questione?
«È un tema caldo. Soprattutto dopo alcuni episodi recenti, come la condanna di Chiara Appendino dopo gli incidenti in piazza San Carlo a Torino, quando alcuni teppisti hanno buttato lacrimogeni e creato il panico. La sentenza aveva motivazioni pesanti, con aggettivi molto duri nei suoi confronti. Lì c’erano state vittime, e discutere in punto di diritto, in questi casi, diventa impossibile. A Crema i fatti sono ben diversi, per fortuna, l’epilogo è stato positivo. Quindi si può parlarne. Le prese di posizione dei miei colleghi, e la solidarietà dimostrata, mi hanno commosso».

Chi ve lo fa fare, di candidarvi sindaci?
«Avere la responsabilità politica di una comunità è un lavoro bellissimo. La ricchezza umana e le relazioni che porti a casa non hanno prezzo. La filiera corta dà a un sindaco la possibilità di incidere davvero».

Lei quanto guadagna?
«Duemila euro netti al mese, per dodici mensilità».

Sceglierebbe ancora di fare il sindaco?
«Lo rifarei. Certo uno non deve pensare troppo ai rischi potenziali».

La difficoltà che stanno riscontrando alcune città a trovare candidati sindaci all’altezza dipende anche da questo?
«Be’, sì. Obiettivamente chi ha un mestiere, competenze e una reputazione ci pensa due volte prima di esporsi: denunce, avvisi di garanzia, condanne, eccetera. La cronaca ne è piena».

L’Italia deve cambiare, il governo Draghi dice di volerlo fare. È così difficile aggiornare certe norme anacronistiche?
«Noi sindaci riteniamo che si possa fare. La legislazione, già oggi, tiene distinti gli atti gestionali e organizzativi, appannaggio dei dirigenti delle strutture tecniche, dagli atti di indirizzo politico-amministrativo, che spettano al sindaco».

Questo avviso di garanzia è partito da una denuncia, immagino.
«Sì, tutto è partito dalla denuncia dei genitori subito dopo i fatti. Martedì sera mi hanno telefonato. Ci sono rimasti male anche loro. “Se avessimo saputo che andava a finire così”, mi hanno detto, “non avremmo fatto la denuncia”. Gli ho detto di non sentirsi in colpa. Hanno sporto denuncia, anche per motivi assicurativi, bene così».

Quando scade il suo secondo mandato come sindaca di Crema?
«Maggio 2022».

E dopo?
«Intanto sto riprendendo a lavorare con uno studio legale su temi di diritto amministrativo e socio-sanitari. Ma penso di continuare il mio impegno politico».

Se il Pd, che dice di voler puntare sulle donne, le chiedesse di candidarsi alle prossime elezioni politiche?
«Si faranno primarie, spero. Però sono disponibile. Anche se mi sento più amministratrice che politica. Voglio dire: mi attira di più un impegno in Regione Lombardia. Un impegno di governo, voglio dire. Perché vogliamo tornare a vincere le elezioni in Lombardia!».

9 giugno 2021 (modifica il 9 giugno 2021 | 23:26)





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