Candidati, la partita ha inizio


Mezzogiorno, 5 giugno 2021 – 09:56

di Procolo Mirabella

Posizionati sulla scacchiera i pezzi potenzialmente di maggior calibro, la partita napoletana per la poltrona di sindaco, ha superato la fase dei preliminari. E, in assenza di ulteriori colpi di scena, bisogna dire che tutto, finora, si sta svolgendo all’insegna della massima prevedibilit. Con qualche tira e molla conclusivo andato al suo posto anche il tassello pi controverso, quello del centrosinistra. Pd, 5s, Leu, Italia Viva, liste deluchiane e chi pi ne ha, pi ne metta, sostengono l’ex-ministro e rettore Gaetano Manfredi. Candidato d’indubitabile profilo professionale e personale, con l’unico neo, per ora emerso a suo carico — e, ingenuamente, da lui stesso confessato — di essere tifoso della Juve. No buono. Sull’altro versante, quello del centrodestra, indovinate un po’, c’ il sostituto procuratore Catello Maresca, come era noto a tutti da mesi. Anche lui personalit, nel suo campo, di assoluto prestigio, titolare di inchieste di effettivo successo (e non controverse come quelle del suo ex collega de Magistris), regista di arresti eccellenti contro il potentissimo e sanguinario clan dei Casalesi. Magistrato di accertato valore, dunque, e uomo che mostra di muoversi con estremo equilibrio e passo felpato. Talmente felpato, per, che non si ancora deciso a esplicitare se il sostegno del centrodestra alla sua autocandidatura civica gli gradito, e fino a che punto, oppure no. Anche questo: no buono.

L’ho detto cos, in maniera un po’ grossolana, per calcare la mano su un tratto di questa candidatura che — a parte l’istintiva simpatia per l’incedere dialogico, riflessivo e pacato della persona — potrebbe contenere elementi di coraggiosa originalit. Sottolineo il potrebbe, condizionale, in virt di quell’equivoco lasciato in sospeso. Una questione non secondaria. Proviamo a focalizzarla, mettendola in relazione con la fisionomia delle candidature finora di maggior spicco in campo. Torniamo, perci, al nome di Manfredi. Il professore — dopo qualche comprensibile tentennamento legato alle disastrose condizioni delle finanze comunali oberate da circa cinque miliardi di passivo consolidato — ha sciolto la riserva in forza delle rassicurazioni sul futuro varo di un provvedimento salva Napoli e sull’onda delle sollecitazioni unanimi del centrosinistra che qui, diversamente che a Roma, si compattato intorno al suo nome. Manfredi, in altri termini a tutto tondo il candidato del centrosinistra. Della coalizione, cio, imperniata su Pd,5S e Leu che espresse quel Governo Conte di cui l’ex-rettore fu ministro. Si tratta di un percorso lineare, codificato nella consueta dialettica classica centrosinistra versus centrodestra.


Tutto legittimo, insomma. Ma gi visto. Maresca no. Maresca, che effettivamente partito autocandidandosi, punta ancora a restare un candidato civico a pieno titolo? Non l’alfiere del centrodestra, quindi, ma un candidato che vuole dialogare con tutta la citt, prima ancora che con una parte di essa? Una specie di Draghi partenopeo? Non si capito. Ed proprio questa malcelata ambiguit che nasconde la discriminante tra il giochino tattico e una consapevole scelta di alta caratura politica e culturale, tesa a superare gli antichi steccati tra Destra e Sinistra. Maresca chiamato a risolvere in fretta questa contraddizione se davvero intende muoversi, come dice, esclusivamente per il bene di Napoli e non di questo o quello schieramento. Antonio Bassolino l’ha fatto. Anche lui, un veterano della storia politica della sinistra si autocandidato con l’ambizione di parlare a tutti, superando la logica delle appartenenze, per provare a svuotare il grande serbatoio degli scontenti e degli astenuti. Ma se Maresca pu fruire dell’appoggio non richiesto del centrodestra, Bassolino sconta l’avversione dichiarata del centrosinistra, il mondo cui storicamente appartiene. Esponenti di vertice del Pd, da Napoli a Roma, alcuni dei quali cresciuti nella scia dell’ex sindaco e governatore campano, non hanno esitato a bollare quel tentativo come velleitario o, peggio ancora, antiunitario invitandolo a ripensarci.

Aggettivi taglienti, a tratti ingenerosi, inviti a farsi da parte compensati, certo, da un profluvio di riconoscimenti che, a cominciare dal segretario del Pd, Enrico Letta, gli sono stati rivolti nei giorni scorsi. Parole, tuttavia, che non hanno fatto cambiare idea a Bassolino. Sono in campo, gi da mesi — ha replicato —. Vado avanti per vincere. Il rocciatore che ama scalare le Dolomiti napoletane e percorrere di corsa le strade della citt si accinge, dunque, ad affrontare un’impresa che ha dell’impossibile. Ma, proprio per questo, la nuova sfida dell’eterno podista, del passo, dopo passo, potrebbe finire quantomeno per umanizzare una figura di politico per troppo tempo, forse, mitizzata nel bene e nel male. Per quegli strani paradossi della storia, l’uomo che incarn il potere istituzionale a Napoli e in Campania e la leadership della sinistra democratica oggi corre da solo, esplicitamente sgradito all’ establishment che una volta lo osannava. Ma proprio in questo ritorno alla Edmond Dantes potrebbe risiedere, dopo oltre dieci anni di oblio, la formula di un rinnovato appeal . Tempo fa, su queste colonne, Antonio Polito paragon Bassolino a Joe Biden, ossia un politico di lungo corso attorno al quale potrebbe crescere una nuova classe dirigente. Anche questa un’immagine ardita ma, a suo modo, attraente. Davvero, il Bassolino attuale potrebbe scalare le Dolomiti di Napoli, magari oltre la destra e la sinistra, avendo a cuore soltanto il destino della citt?

In ogni caso, chiunque tra i candidati in campo riuscisse a cogliere un simile traguardo – sparigliando vecchi giochi, oltre le formule precostituite o calate dall’alto, sperimentando sul territorio un’idea innovativa della politica – compirebbe un autentico miracolo. Potenzialmente, di valore nazionale. vero, sembra un’impresa difficile. Addirittura utopica. Ma non dimentichiamo che questa pur sempre la citt di San Gennaro. Dove, talvolta, i miracoli accadono.

5 giugno 2021 | 09:56






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