Provenzano agli alleati deluchiani: «Basta liste personali»


Mezzogiorno, 5 giugno 2021 – 08:39

Il vicesegretario nazionale del Pd: «Bassolino è un pezzo importante della storia di questa città, ma noi con Manfredi guardiamo al futuro di Napoli e del Sud»

di Simona Brandolini



In un’ora circa di chiacchierata con la cronista e il direttore del Corriere del Mezzogiorno , Enzo d’Errico, la domanda a cui il vicesegretario nazionale del Pd, Peppe Provenzano, risponde concedendosi più tempo è quella che riguarda la fede calcistica di Gaetano Manfredi: «Sono sicuro che esulterà quando il Napoli vincerà lo scudetto. Magari contro la Juventus». A dimostrazione, ove mai ce ne fosse bisogno, che, soprattutto a queste latitudini, non c’è cosa più politica del pallone.

Provenzano, il Patto per Napoli, siglato da Pd, 5Stelle e Leu, ha due obiezioni concrete: ha bisogno in Parlamento di un consenso molto più ampio e, come per Roma, è previsto un aumento delle addizionali già al massimo, tra l’altro.
«Anzitutto va rivendicato il valore di quel Patto. Da Napoli si è levata una voce, quella di Manfredi, che dopo molti anni ha spinto la politica nazionale a pronunciare parole chiare su Napoli. La coalizione che ha sostenuto il Conte 2 ha risposto all’appello tuttavia è, vero, si tratta di una sfida e un’opportunità per tutte le forze politiche. A Napoli in particolare ci giochiamo la possibilità non tanto di emendare errori del passato, ma di permettere alla città di partecipare alla grande occasione del Recovery. Se in Parlamento le altre forze non saranno d’accordo, dovranno spiegare perché».


Per esempio? A chi si riferisce?
«Alla Lega che sta rivelando in questa avventura la sua irrinunciabile matrice nordista. Nel destino di Napoli e del Mezzogiorno c’è il destino dell’Italia».

E le addizionali?
«Il percorso di risanamento è obbligato, ma non prevede aumenti per il ceto medio e basso. Non è tempo di austerità, la pressione fiscale al Sud è già tanta. Razionalizzare i tributi non può tradursi nell’aumento di tasse».

La sinistra ancora una volta, invece, appare come il partito delle tasse.
«In verità noi le abbiamo ridotte per i redditi medio- bassi. Da ministro ho introdotto la fiscalità di vantaggio per il lavoro, altro che sinistra che mette le tasse. Mentre la destra chiacchiera di imprese e imprenditori, il governo Conte 2 li ha aiutati davvero. E anzi spero che il governo porti avanti il negoziato a Bruxelles con la determinazione necessaria. Inoltre, proprio con Gaetano Manfredi abbiamo innalzato la no tax area nelle università, che nel 2020 hanno visto un incremento delle immatricolazioni al Sud che ha invertito un trend negativo decennale».

Mara Carfagna, suo successore al dicastero del Mezzogiorno — al forum di CasaCorriere International — ha detto di essere contraria a una legge «salva Napoli». Per la ministra sarebbe giusto parlare di una «salva Servizi pubblici».
«Ma le due cose sono legate: bisogna salvare i servizi ma anche la macchina pubblica che dev’essere attrezzata a gestire il Recovery. Questa è una stagione fondamentale, Napoli sarà un laboratorio, come ha detto Letta. Perché il nucleo dell’alleanza che ha sostenuto il Conte 2, grazie al lavoro di ricucitura del segretario Marco Sarracino e di tutto il Pd napoletano, si è allargato. Ma è quel governo che ha provato a rimettere in campo una politica per un Sud diverso, orgoglioso. Dal Piano Sud al lavoro avviato con Recovery è l’idea di un Mezzogiorno non che piange ma che innova, non assistito ma che lavora e che produce».

Ma Napoli non è forse il test per l’alleanza strutturale del campo progressista in vista delle politiche?
«La sfida di Napoli è per Napoli: dare alla città un sindaco autorevole che chiuda la stagione di isolamento, che è il vero limite di de Magistris e lo dice uno che gli ha garantito cooperazione istituzionale. Da due giorni giro per Napoli, dai Quartieri Spagnoli a Scampia, e mi colpisce una cosa. Non c’è un’altra città con la stessa ricchezza e la stessa biodiversità sociale, fatta di associazioni, terzo settore che spesso hanno un ruolo di supplenza. Le istituzioni devono tornare ad essere all’altezza. La cosa più grave è che la classe dirigente di questa città ha smesso di credere in Napoli e manda i figli all’estero. Manfredi vi ha sempre investito, partendo dai giovani, e sa che accanto all’università bisogna offrire prospettive di lavoro. Perché la bellezza non basta. Napoli deve essere vivibile. E questo significare diritto ad abitare e diritto a lavorare. Non più città da cui fugge, ma città che attrae. Come l’esperienza delle academy di San Giovanni, che è stata fonte di ispirazione per progetti nazionali previsti nel Recovery».

Come c’è la rinascita dell’Albergo dei Poveri, per Maurizio de Giovanni il luogo ideale dove insediare una factory della creatività meridionale. Cosa ne pensa?
«Mi piace questa proposta, parla di una Napoli che non si limita a mostrare se stessa ma produce ricchezza e cultura, valore e creatività. Ci sono tutte le condizioni per avviare una grande stagione di ricostruzione. L’alternativa sarà tra chi, come noi, vuole coniugare sviluppo e coesione sociale e chi invece vuole rimettere le mani sulla città».

Cioé?
«L’operazione della destra. La Lega è andata al governo per gestire il Recovery ma si astiene quando ci sono decisioni difficili. Malgrado il tentativo di mascheramento civico di Maresca, con lui c’è questa destra. La riedizione di un magistrato-giustiziere è qualcosa di già visto, ma almeno dietro de Magistris non c’era nessuno, qui c’è Salvini. Ma Napoli non dimentica quello che diceva sui napoletani».

Intanto Salvini propone i referendum radicali sulla separazione delle carriere, anche se qui sostiene un magistrato. Cosa ne pensa?
«Rivela la strumentalità della posizione di Salvini su questi temi. Si parla di riforma della giustizia, siamo in un momento di grave crisi della magistratura, e cosa accade? Che un procuratore della Repubblica si candidi in una città dove fino alla scorsa settimana ha potuto decidere della libertà dei cittadini, un vulnus democratico. Una norma dovrebbe impedirlo, proprio per preservare la credibilità della magistratura e della stragrande maggioranza dei magistrati».

Su Bagnoli, sempre la ministra Carfagna ha detto di non essere soddisfatta. Ancora troppi passaggi a vuoto, farraginosità tra cabina di regia e commissario.
«Non si può continuamente tessere e disfare la tela, la cabina di regia è stato il luogo dove abbiamo superato i veti tra Regione e Comune. Di fronte a quella che è una vera e propria ferita aperta della città l’obiettivo che mi ero posto al governo era far partire le bonifiche. Ora sono partite. Invito piuttosto ad avviare un grande dibattito con la città intorno al concorso di idee sul futuro di Bagnoli».

Può dire oggi con tutta sicurezza che il Pd in Calabria non farà accordi con de Magistris?
«Quelle di de Magistris sono sempre più avventure personali e il nostro giudizio sulla sua amministrazione è molto negativo. In Calabria non è al tavolo della coalizione, è soltanto in fuga da Napoli e dalle sue responsabilità».

A Napoli ha spesso vinto il sentimento sulla ragione, non pensa che un candidato come Manfredi possa essere considerato troppo èlitario e poco coraggioso?
«Manfredi ha fatto un’operazione verità e la verità è sempre un atto di coraggio. La storia gloriosa di Napoli ci insegna che non può esistere un illuminismo senza il popolo, ragione senza sentimento. L’alleanza larga, a forze diverse e civiche, incrocia i bisogni e i desideri popolari. E poi non bisogna mai sottovalutare le passioni delle persone razionali. Far finta invece che non esistono quei problemi significa non essere all’altezza del compito o ingannare la città, Napoli ha già dato con illusionisti e ingannatori».

Come si concilia la richiesta di Manfredi di ridurre le liste, con la miriade di sigle deluchiane?
«Con la chiarezza sul progetto. C’è bisogno di un’operazione di igiene politica, condivido la posizione di Manfredi e del Pd sulle liste pulite. E, aggiungo, bisogna chiudere la stagione delle liste personali, le elezioni non sono un concorso pubblico».

Per caso vuole fare anche lei un appello a Bassolino? Perché dovrebbe fare un passo indietro?
«Ho gioito per l’esito delle sue vicende giudiziarie. Bassolino è un pezzo importante della storia di questa città, ma noi con Manfredi guardiamo al futuro di Napoli e del Sud».

5 giugno 2021 | 08:39






Source link