La mappa del potere politico è ancora molto maschile: a Roma l’eccezione


A che punto siamo nel rapporto tra uomini e donne nei ruoli di potere delle istituzioni italiane?

La mappa realizzata da Openpolis è impietosa: su 109 comuni capoluogo, le sindache sono appena 10. Allargando lo sguardo ai consigli comunali e alle giunte degli stessi capoluoghi, le donne rappresentano il 32% dei circa 4.500 consiglieri e assessori. Una quota ancora piuttosto bassa, tenendo conto anche delle leggi introdotte negli ultimi anni per incentivare la presenza femminile in politica.

Dal 2012 è in vigore la Legge 215, che nei comuni con più di 5.000 abitanti prevede la doppia preferenza uomo/donna, con l’obbligo di non rappresentare nessuno dei due sessi oltre i due terzi di ciascuna lista elettorale.

Due anni dopo è entrata in vigore anche la Legge Delrio, che nei comuni con più di 3.000 abitanti stabilisce una rappresentanza minima del 40% per ciascun genere nelle liste elettorali.

Livorno è l’unica città con una perfetta parità di genere: 50% tra uomini e donne sia nel consiglio comunale, sia nella Giunta. A Bologna c’è invece l’unico consiglio comunale nel quale le donne sono in maggioranza: 55,6%.

Analizzando le giunte comunali, la parità si riscontra in appena 13 casi su 109.

La giunta più rosa d’Italia è quella della Capitale: accanto alla sindaca Virginia Raggi c’è una squadra di assessore che, dopo una serie vorticosa di cambiamenti, attualmente prevale sugli assessori uomini per 12 a 7. In fondo alla classifica c’è Catania, con una Giunta tutta maschile.

Laddove le donne ci sono, spesso ricoprono il ruolo di vice di un uomo, sia esso il Sindaco o il Presidente del consiglio comunale.

Nel primo caso, le donne rappresentano il 9,2 dei Sindaci e il 26,7 dei vicesindaci. Nel secondo, è appannaggio delle donne il 9,3% delle presidenze dei consigli comunali e il 28,2% delle vicepresidenze. 

 





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