«Immorale per i bambini»- Corriere.it


ROMA – I filmati non lasciano spazio all’immaginazione: due donne che si baciano scambiandosi una caramella, la stessa caramella che viene passata di bocca in bocca tra un uomo steso in un letto che abbraccia due donne, che si intuiscono nude. E ancora: due adolescenti che sempre con quella caramella si baciano chiudendosi a chiave nella cameretta, l’aria complice.

No, Vittorio Sgarbi non ha potuto sopportare tutto questo nella pubblicità delle caramelle Dietor-Dietorelle.
Ecco che l’onorevole ha fatto prendere carta e penna al suo avvocato, Giampaolo Cicconi, e ha fatto scrivere all’autorità garante dell’Infanzia, all’autorità per le Garanzie nelle comunicazioni e all’autorità garante della Concorrenza e del mercato.
Ci sono almeno cinque o sei violazioni che Sgarbi avrebbe individuato in quella pubblicità che va in onda in orari in cui anche i bambini guardano la televisione.
Due spot di trenta secondi l’uno che – a dire dell’onorevole – cominciano violando la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo datata 1989 e attraversano la direttiva numero 450 del 1984 che disciplina la pubblicità ingannevole e comparativa.

Di tutto si può dire dell’onorevole Sgarbi, ma non di certo che sia un uomo bacchettone o moralista. «Sono un libertino naturale», dice lui. E puntualizza: «Però non è possibile che in epoca di ddl Zan si pensi di difendere le categorie fragili come i trans o le lesbiche e non si pensi alla fragilità dei bambini».
Quelle immagini che nei trenta secondi sfilano sulle note della molto famosa canzone Bésame mucho lo hanno colpito a tal punto da far riempire al suo avvocato due pagine fitte scritte in punta di diritto, che riguardano anche la televisione di Stato.


In particolare la legge 223 del 1990 (la legge Mammì) che disciplina la tutela del diritto morale e d’autore e dell’interesse pubblico relativo ai messaggi pubblicitari.
Effettivamente quella pubblicità di Dietor-Dietorelle va in onda a tutte le ore del giorno e della sera e quelle immagini, secondo l’onorevole Vittorio Sgarbi – che cita la legge – «offendono la dignità della persona» oltre ad «offendere convinzioni religiose ed ideali», nonché «indurre a comportamenti pregiudizievoli», ma, soprattutto «arrecano pregiudizio morale o fisico a minorenni».
«Non capisco perché ci sia la censura nei film e invece si lasci libertà agli spot in tv che vengono visti anche dai bambini di sei o otto anni».

L’autorità garante dell’Infanzia ha già raccolto la denuncia, mentre Sgarbi ci tiene a precisare di non essere contrario al ddl Zan, ma anche lì: «Quando si parla di fare educazione nelle scuole bisogna farla a ragazzi superiori ai 14anni, oltre ad emendare la parte dove si parla di libertà di opinione».

4 giugno 2021 (modifica il 4 giugno 2021 | 09:45)





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