Referendum sulla Giustizia, le aperture di Goffredo Bettini sui quesiti di radicali e Lega diventano un caso nel Pd- Corriere.it


Goffredo Bettini prova a rompere uno dei più radicati tabù della sinistra, o, meglio della maggior parte di essa e, segnatamente del Pd. Quello della separazione delle carriere dei magistrati. Lo fa con una lettera al Foglio in cui spiega di «non poter rimanere indifferente rispetto ai quesiti referendari posti sul tema della giustizia dal Partito radicale». Non tutti e sei lo convincono, ma alcuni senz’altro sì. Parla a titolo «personale» Bettini, e lo ribadisce, la sua presa di posizione però scuote un Pd già scosso di suo per i problemi delle candidature in Calabria e nelle città italiane chiamate al voto.

Nella riunione del Comitato politico dem Enrico Letta quasi sorvola sull’argomento. Ma il segretario accusa il colpo, anche perché più di un pd appoggia il ragionamento di Bettini. Lo stesso Andrea Orlando, in quella riunione, non boccia in maniera netta la presa di posizione di Bettini. Escono poi allo scoperto Massimiliano Smeriglio, l’ex governatore della Toscana Enrico Rossi e il renziano di scuola dem Andrea Marcucci. Letta però non è d’accordo con questa impostazione: «Il referendum col quorum del 50 per cento non va da nessuna parte, non è uno strumenti per fare pressione su niente», è la sua obiezione.



E mentre i radicali invitano il Pd a fare un atto di coraggio, Letta aggiunge: «Allungherebbe i tempi di una riforma». Ma ci sono anche altri motivi, ovviamente, dietro la decisione del segretario di non appoggiare i radicali in questa battaglia, supportata invece da Matteo Salvini e dalla Lega. «Cioè da quelli del cappio», ironizza il leader dem con qualche parlamentare amico. Secondo Letta, infatti, «è giunto il momento di chiudere trent’anni di guerra civile tra giustizialisti e garantisti a corrente alternata, quelli che agitano il garantismo per chiedere l’impunità. Grazie all’autorevolezza e alla terzietà di Mario Draghi e Marta Cartabia abbiamo l’opportunità irripetibile di sederci tutti attorno a un tavolo e riformare la giustizia. Chi parla di referendum ora utilizza questo strumento come una scappatoia per non sedersi attorno a quel tavolo». Il riferimento ovviamente è a Salvini e non a Bettini. Dunque, per Letta, «adesso è il momento. Sarà difficile fare la riforma dopo, con governi di segno diverso». Peraltro a giudizio del leader dem l’impianto della riforma immaginata da Cartabia è coraggioso e non è certo un compromesso al ribasso». Quindi, «se non ora quando», esorta Letta riecheggiando uno slogan delle femministe della seconda ora.

Insomma, il segretario del Partito democratico è convinto che ogni altra iniziativa possa vanificare gli sforzi parlamentari e bloccare innovazioni importanti come quelle che riguardano il Csm: l’autogoverno della magistratura, a giudizio del leader dem in questi anni ha mostrato tutti i suoi limiti ed è giunta finalmente l’ora di potte mano a una riforma anche in questo campo. Perciò Letta invita Cartabia e Draghi a «essere molto determinati» e ad andare avanti senza indugi sulla giustizia. Eppure nelle tante dichiarazioni dei parlamentari vicini al segretario che bocciano l’idea di Bettini, a cominciare dalla responsabile Giustizia del partito Anna Rossomando («Parlare di referendum ora è un atto di sfiducia nei confronti del Parlamento e di delegittimazione dell’azione di governo») si legge un certo disagio. Quei quesiti toccano infatti argomenti «scottanti» per chi ha deciso di fare del Movimento 5 stelle il suo principale alleato: la separazione delle carriere e la custodia cautelare, per citarne solo due. Ma Bettini, che pure dell’alleanza giallorossa è stato uno dei primi ideologi, è convinto delle sue posizioni: «Sono il figlio di un avvocato penalista e su certe cose non transigo. E comunque i temi dei quesiti non riguardano quelli toccati dalla riforma Cartabia». Effettivamente è così. Ma Letta giura di non sentirsi «in imbarazzo». E rifiuta di passare per giustizialista, tant’è vero che a breve darà un incarico all’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti.

3 giugno 2021 (modifica il 3 giugno 2021 | 21:46)





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