Mappa inquinamento in Campania, «sos» tumori nella zona vesuviana


Mezzogiorno, 3 giugno 2021 – 13:23

Studio della Regione in collaborazione con Istituto Zooprofilattico e Pascale. De Luca: «Picchi nelle aree industrializzate». A rischio anche le valli dell’Irno e del Sabato

di Angelo Agrippa

Non c’è solo la Terra dei fuochi, il territorio a cavallo delle province di Napoli e Caserta devastato dai roghi tossici, ma anche le valli dell’Irno e del Sabato nella mappa dell’inquinamento campano appena illustrata in conferenza stampa, nella sala giunta della Regione Campania, dal direttore generale dell’istituto Zooprofilattico di Portici, Antonio Limone, e dal presidente della giunta Vincenzo De Luca.



Quest’ultimo si è detto sorpreso della particolare presenza di tumori «nell’area vesuviana legata a vecchie lavorazioni con amianto riferite ai cantieri navali, a dimostrazione che i fenomeni oncologici, spesso, si manifestano dopo lungo tempo».

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Salute e ambiente, la mappa del rischio in Campania
La mappa

La mappa è stata possibile dopo anni di lavoro che hanno incrociato gli effetti dei contaminanti ambientali sull’organismo umano. Si chiama Spes – studio di esposizione nella popolazione suscettibile – il programma di monitoraggio della popolazione umana esposta all’inquinamento ambientale, sviluppato di concerto con l’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli, che in qualche modo ha chiuso una prima e complessa fase di ricerca, completando un ciclo di attività, iniziato con Qr Code Campania, il progetto volto a consentire ai consumatori di conoscere – attraverso la lettura del codice Qr – i dati dell’azienda produttrice di un bene alimentare e quante e quali analisi vengono effettuate e con quali risultati sugli alimenti, e seguito da Campania Trasparente, il piano di biomonitoraggio ambientale che ha analizzato migliaia di campioni di tutte le matrici agricole e ambientali del territorio della Campania. Per De Luca «finalmente siamo riusciti a fare una grande operazione verità, riscontrando che vi sono picchi in alcune aree interessate da una particolare attività industriale. Ma non vi è un inquinamento generalizzato come si voleva far credere. Questa nostra operazione servirà a potenziare l’attività di prevenzione e di intervento mirato in quei territori che saranno ancora monitorati». Un’altra novità è stata rappresentata dal catasto delle utenze idriche che ha finalmente portato alla luce migliaia e migliaia di pozzi non certificati. Anche Limone ha confermato che «si tratta di un lavoro straordinario durato quattro anni che ha svelato tante verità finora non conosciute sulla realtà ambientale campana».

Il monitoraggio

La campagna di reclutamento ha interessato circa 30mila campani per effetto di una forte comunicazione e divulgazione arruolando circa 4200 cittadini della Regione Campania residenti in 175 Comuni delle province di Napoli, Caserta, Avellino e Salerno, raggruppati in 3 differenti aree di impatto (alto, medio e basso) e 21 differenti clusters, sulla base di un indice di pressione ambientale calcolato mediante un modello di valutazione dei livelli di contaminazione delle matrici ambientali e di altri fattori rilevanti (uso del suolo, presenza di discariche, presenza di siti contaminati, etc), il modello di biomonitoraggio ha rappresentato un unicum nel contesto sanitario e di ricerca sia per il volume della popolazione arruolata e screenata (4200 cittadini campani), che per aver introdotto un nuovo approccio di Sanità Pubblica in Regione Campania, basato sulla valutazione preventiva del rischio sanitario ambientale e sulla sua gestione.

Zone critiche

Dalla ricerca si evidenziano situazioni di particolare rilievo ed entità soprattutto nelle aree di Avellino Est, nella Valle del Sabato, nella Valle dell’Irno e in alcuni comuni del confine Napoli Nord/Caserta. In particolar modo, nella Valle dell’Irno i livelli medi sierici di mercurio appaiono superiori alla media dell’intera popolazione esaminata, i livelli medi delle diossine e degli altri composti diossino simili (PCB, PCDD, PCDF) risultano costantemente superiori rispetto a quelli misurati nei restanti cluster. I risultati delle analisi dei biomarcatori di effetto sono proporzionali alla concentrazione di metalli o diossine nel sangue.

3 giugno 2021 | 13:23






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