Pd renziano, IV, mezza FI, Toti e… Ipotesi super-centro che guarda a Conte


Una suggestione. Un’ipotesi sullo sfondo. Per ora lontana. Ma quella di un grande centro indipendente dalla sinistra del Pd e dei 5 Stelle da una parte e dai sovranisti della Lega e di Fratelli d’Italia dall’altra inizia piano piano a prendere corpo. Allearsi con Coraggio Italia di Brugnaro e Toti? “Sono due persone che stimo, sono persone riformiste e moderate e io credo che tutti i riformisti e i moderati prima o poi dovranno stare insieme, senza rimanere in coalizioni che li tengono divisi. Spero che questo avvenga presto”, dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il capogruppo di Italia Viva al Senato Davide Faraone. “Prima o poi bisognerà fare un’unica forza riformista”. E la farebbe anche con una parte di Forza Italia? “Assolutamente sì, ditemi che differenza c’è tra me e la Carfagna ad esempio”. Lei viene dal Pd e la Carfagna dal partito di Silvio Berlusconi. Non percepisce una differenza politica? “Assolutamente no, basta guardare quello che stiamo facendo al governo con Draghi”.

Forse quella di Faraone è una fuga in avanti, ma cela quello che in molti affermano in Parlamento. Una scomposizione e successiva ricomposizione del quadro politico, causata dal governo Draghi, in prospettiva e guardando alle elezioni nel 2023 (sempre che l’ex numero uno della Bce non vada al Quirinale il prossimo anno e l’Italia scivoli verso le urne nel 2022). Il progetto di cui si parla è quello di un grande rassemblement centrista, moderato, europeista, cattolico e liberale. Che comprenda una fetta del Partito Democratico, i famigerati ex renziani di Base Riformista (il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, solo per fare un esempio), i renziani ufficiali di Italia Viva, Coraggio Italia di Toti e Brugnaro, metà Forza Italia (esclusa quella vicina a Salvini e, in parte minore, a Meloni), +Europa, Azione di Carlo Calenda, l’Udc e Noiconl’Italia di Maurizio Lupi.

Una sorta di coalizione – se restasse ovviamente il sistema elettorale in parte maggioritario – che potrebbe risultare primo alle prossime elezioni, pur non avendo la maggioranza assoluta alle Camere – per poi allearsi da un punto di forza (e non di debolezza come sarebbe se le varie forze rimanessero divise) o con quel che resta del Pd e M5S oppure, più difficile, con la litigiosa alleanza Lega-Fratelli d’Italia. E’ evidente che la presenza di Giuseppe Conte, ma anche del nuovo Luigi Di Maio, moderato, garantista e lontanissimo dai grillini di una volta, rende più probabile l’alleanza con pentastellati e sinistra. Ma il progetto rivoluzionario e ancora in fase embrionale è quello del rassemblement centrista. Se ne parla, molto, in Transatlantico. Vedremo. Molto dipenderà anche dall’esito delle elezioni comunali, che potrebbero terremoto entrambi gli schieramenti.





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