Coronavirus e matrimoni, rivolta del wedding, lunedì le spose a Montecitorio


Coronavirus, il mondo del wedding è in rivolta e accusa il governo di non avere indicato una data per la ripresa del settore, con la stagione dei matrimoni ormai alle porte.

Lunedì 26 aprile sono in programma manifestazioni e presidi in tutti i capoluoghi di regione, a Roma davanti a Montecitorio, nelle altre città davanti alle sedi delle Giunte regionali. Oltre agli operatori economici del settore, parteciperanno coppie di sposi giunte al terzo o quarto rinvio, giovani che non potranno festeggiare la laurea e numerose altre categorie penalizzate dal divieto. Alcune  associazioni stanno provando a dare vita a una class action, impugnando numerosi articoli della Costituzione, dal riconoscimento della pari dignità sociale, al diritto al lavoro, all’inviolabilità della libertà personale.

“Siamo certi che il provvedimento sulle ripartenze includerà anche il nostro settore – afferma Fabio Ridolfi, presidente dell’Associazione imprenditori del matrimonio e della cerimonia (Assimec) – ma l’essere stati ignorati nella conferenza stampa di Draghi rischia di trasformarsi in un danno molto più grosso per tutto il comparto e la sua filiera”. Ridolfi ricorda che il settore vive di programmazione (prenotazioni di medio lungo periodo) che si costruiscono in mesi se non anni, e che quindi “serviva chiarezza sulle date e modalità di riapertura pur nel pieno rispetto delle regole e delle condizioni di sicurezza. L’assenza di date e regole certe rischia di trasformarsi nel fallimento di migliaia di imprese ed un milione di nuovi disoccupati”.     “Dopo 14 mesi di inattività con conseguente calo del fatturato del 90 percento – scrive Unanime, la confederazione che raccoglie 15 associazioni del comparto – non possiamo tollerare la totale mancanza di considerazione per il nostro settore da parte del governo. Non avere ancora una data per la ripartenza significa bruciare mesi di lavoro che rappresentano una boccata d’ossigeno per le nostre 50mila imprese, per i 500mila lavoratori e per decine di migliaia di coppie di sposi”.

“Pare evidente – spiega la presidente di Federmep Serena Ranieri – che la strategia in atto è quella di dividere categorie economiche di questo Paese, dando vita a palesi e inaccettabili discriminazioni. Noi rispondiamo mettendo da parte le etichette associative e unendo le forze. Con il solo obiettivo di salvare le nostre attività, i posti di lavoro, il patrimonio di professionalità riconosciuto in Italia e all’estero. Non è più tollerabile l’atteggiamento paternalistico di uno Stato che non si fida di attori economici che hanno dimostrato e dimostrano responsabilità, come attesta il nostro protocollo per la ripartenza”.





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