Una, cento, mille Elisabetta II


La sua effige è una delle immagini più pop dell’ultimo secolo. Immortalata da Andy Warhol, che nel 1985 le dedica una serie delle sue famose serigrafie a colori, è finita pure sulla copertina di “God Save The Queen”, il singolo del 1977 dei Sex Pistols e, recentemente, in diverse opere di Banksy: ecco sua maestà Elisabetta II, detta Lilibet dagli amici.

Perfino l’uomo comune ha impressione di conoscerla a fondo e sapere ogni pettegolezzo della famiglia reale, d’altra parte Elisabetta II a novantacinque anni ne conta quasi settanta di regno. Ma Eva Grippa, giornalista di Repubblica e appassionata royal watcher ha scelto un punto d’osservazione diverso per raccontarla nel suo “Elisabetta e le altre – Dieci donne per raccontare la vera regina” (DeAgostini editore, 17 euro, www.deaplanetalibri.it): lo fa infatti attraverso dieci figure femminili e le loro relazioni con Lilibet, svelando il carattere, le passioni, le astuzie, i modi di vivere di questa protagonista della storia.

Il Principe Andrea bambino, in collo al Principe Filippo, con la Regina Elisabetta, il Principe Carlo e la Principessa Anna, davanti al Castello di Balmoral

Dalla Regina Madre alla nanny Marion Crawford “Crawfie” a cui la lega una profonda amicizia (fino a quando non esce un libro in cui la tata rivela dettagli fin troppo precisi su Elisabetta e sulla famiglia reale); dalla sorella Margaret, istrionica, inquieta e innamorata della moda francese, a Wallis Temple, la donna a cui deve la corona; dalla timida e tormentata Lady D alla femminista Meghan Markle, con la sua forza detonatrice, e in questo elenco non possono ovviamente mancare la principessa Anna, Camilla Parker Bowles, Kate Middleton, Sarah Ferguson…Tra un colpo di scena, una rivelazione e una conferma, scopriamo fra le pagine anche come vivono e hanno vissuto i reali, le loro dimore, i loro stili abitativi. Ecco qualche curiosità…

Il principe Filippo e la Principessa Anna al barbecue al Castello di Balmoral

Ogni anno la Regina e il suo consorte, il Principe Filippo, si trasferiscono nel castello di Balmoral nell’Aberdeenshire, in Scozia. La dimora, acquistata nel 1852 dal Principe Alberto per la moglie, la Regina Vittoria, viene tramandata di generazione in generazione. E a differenza di Buckingham Palace e del Castello di Windsor che all’istituzione della

monarchia britannica, Balmoral è invece proprietà privata dei Windsor. Qui, diciamo, la famiglia reale si può rilassare veramente: Tony Blair scrive nella sua autobiografia che i suoi soggiorni a Balmoral, quando era primo ministro, erano “coinvolgenti, surreali e totalmente spaventosi”, con drink simili  “carburante per razzi”, il Principe Filippo a capo della griglia del barbecue e la Regina che si infila i guanti di gomma, “impila i piatti sporchi e li va a lavare nel lavello”.

La Regina e il Principe Filippo ricevono il presidente di Malta al Castello di Balmoral nel 2005

Il cottage di Kensington,a Londra, invece, è stato occupato nei decenni da diversi impiegati della Corona. Assegnato alla nanny Marion Crawford, le viene tolto quando “tradisce” la Regina. Successivamente è stato abitato anche dal Principe William e sua moglie Kate e poi dal Principe Harry con Meghan Markle, che qui ha ricevuto la proposta di matrimonio, davanti all’ormai imprescindibile barbecue.

La giovanissima Principessa Elisabetta davanti al Y Bwthyn Bach (Piccolo cottage), nell’area del Royal Lodge, a Windsor, nel 1933. Il cottage fu un dono degli abitanti del Galles

E proprio la giovane Meghan si è preparata all’incontro con la Regina con un corso intensivo di bon ton, racconta Eva Grippa nel libro, frequentando per settimane il Rose Tree Cottage, un angolo di Inghilterra a Pasadena, in California, noto per servire il tè pomeridiano nel rispetto dell’etichetta britannica. Sarà così che lei, discendendente dagli schiavi delle piantagioni di cotone, potrà sedersi su uno dei dodici divani in mogano intagliato e dorato, con braccioli decorati da teste di leone, creati per gli appartamenti privati di Giorgio IV al castello di Windsor (per vederli si può visitare il sito www.rct.uk).

 

 



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