Forestaterapia: per ricominciare a respirare dopo il Covid


Ci sono luoghi, come i boschi, che ci fanno sentire meglio. Che, addirittura, sembrano avere un effetto misurabile sui nostri parametri fisiologici. A dirla così viene meno un po’ di poesia, ma descrivere un concetto intuitivo con i dati ha comunque il suo fascino, oltre ad avere delle ricadute potenzialmente utili. Giovanna Borriello, neurologa, 44 anni – 20 dei quali passati a occuparsi di sclerosi multipla – ne è convinta (e non è la sola). Tanto da misurare, tabelle alla mano, gli effetti che un contatto profondo e guidato con la natura può avere sia su ex pazienti Covid che riportano delle conseguenze polmonari dell’infezione, sia su persone con sclerosi multipla.

“Quella di cui parliamo si chiama medicina forestale – spiega Borriello – ma chiariamo subito che non è una branca medica, quanto un tipo di medicina complementare che arriva dal Giappone, e che negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Europa”. In giapponese questa disciplina, nata dall’idea di un immunologo 18 anni fa, viene chiamata Shinrin-yoku, che letteralmente significa “bagno nel bosco”: “Non è una passeggiata in un bosco, non è un trekking, ma un metodo codificato che parte da un razionale scientifico e che ha già accumulato delle evidenze, tanto che in Scozia viene utilizzato in alcune persone con depressione, diminuendo il ricorso agli psicofarmaci”.

Borriello si è avvicinata a questa disciplina durante il lockdown, grazie alla scuola dell’Associazione italiana di medicina forestale, e il suo primo interesse è stato quello di sperimentarne gli effetti sui suoi pazienti. D’altra parte, il suo approccio con le persone che ha avuto ed ha in cura non è mai stato “canonico”. Al quarto anno di specializzazione alla Sapienza Università di Roma, non appena varcata la soglia dell’ambulatorio al Policlinico Umberto I, aveva già deciso che si sarebbe occupata di sclerosi multipla.

“Avevo 24 anni e vedevo i miei coetanei in carrozzina: pensare che la loro vita si sarebbe fermata lì era terribile. Così ho deciso di dedicarmi a loro e nel 2012 ho fondato un’associazione. Oggi la situazione è molto diversa: grazie ai grandi progressi della ricerca medica e ai centri multidisciplinari accreditati per la sclerosi multipla, abbiamo finalmente la possibilità di fare davvero la differenza nel percorso di questi ragazzi. Ma noi neurologi, da soli, non andiamo lontani: servono tante figure specializzate, e possono essere molto utili anche approcci diversificati”. Come quello della medicina forestale? “Credo di sì ed è quello che voglio testare», risponde Borriello: «La sclerosi multipla è una malattia particolare, con uno spettro di sintomi ampio, diverso da persona a persona. Soprattutto, è una malattia che risente molto dello stress e delle sollecitazioni esterne: un fallimento lavorativo, un lutto, una gravidanza sono momenti delicatissimi”.

Curare la sclerosi multipla vuol dire comporre un puzzle di trattamenti che può cambiare in ogni fase della vita, spiega la neurologa. In questo panorama, discipline come lo yoga, il tai-chi, la meditazione o la mindfulness hanno già dimostrato di migliorare alcuni parametri legati allo stress, come il livello del cortisolo, e vengono spesso utilizzati in maniera complementare alle terapie farmacologiche. «Il principio è lo stesso: si è visto che entrare in contatto con determinati alberi a determinati orari e la visione di certi colori possono portare a un rilassamento profondo e questo può, a sua volta, comportare un beneficio per il paziente».

Esistono diversi livelli di “immersione”, dal più semplice e breve (che dura appena due ore) al più complesso e profondo. Il bello è che non è necessario allontanarsi chissà quanto da casa: piccole oasi naturali adatte allo scopo possono trovarsi anche nella propria città. Tra i valori che migliorano dopo un’immersione vi sono la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il cortisolo, la glicemia e anche l’ossigenazione del sangue. Da qui l’idea di sperimentare questo approccio in ex pazienti Covid con fibrosi e problemi polmonari, insieme ad alcuni medici di medicina generale e all’Università del Foro Italico di Roma, per mettere a punto un percorso di riabilitazione della funzione respiratoria.

“Qualche mese fa – racconta Borriello – mi sono ammalata anche io di Covid, in una forma abbastanza grave: sono rimasta attaccata all’ossigeno per 8 giorni. Uscita dal tunnel ho continuato ad avere delle grandi difficoltà respiratorie, che in parte ho tuttora. Quando ho fatto la mia prima “immersione” ho notato un grande beneficio, e non era soltanto una sensazione: in 4 ore di immersione, la saturazione dell’ossigeno nel sangue era passata dal 96% al 100%. In generale, osserviamo dei cambiamenti in tutte le persone che partecipano”.

Il progetto di ricerca su ex pazienti Covid prevede un ciclo di immersioni di un giorno a settimana per sei settimane. “Ogni uscita – conclude la neurologa – deve tenere in considerazione le caratteristiche del gruppo, se vi partecipano persone con disabilità o accompagnate da caregiver, ma è una disciplina a cui tutti si possono avvicinare”.

Funziona: parola di Cnr e Club alpino italiano

A studiare i principi su cui si fonda, si capisce come lo Shinrin-yoku non avrebbe potuto che nascere in Giappone. Qui in Italia se ne parla già da qualche anno e sta prendendo sempre più piede, tanto da interessare anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), che la scorsa estate ha pubblicato un libro sulla terapia forestale insieme al Club Alpino Italiano: Terapia forestale, a cura di Federico Meneguzzo e Francesca Zabini, Club Alpino Italiano editore.

Tra i benefici fisiologici riscontrati c’è la normalizzazione di alcuni parametri: effetti che non si verificano, a parità di esercizio fisico, nelle città. Secondo alcuni studi, si tratterebbe di una conseguenza dell’esposizione agli ambienti naturali – nonché a particolari composti organici volatili emessi dalle piante – sull’attività nervosa simpatica (che sottostà ai meccanismi di attacco e fuga) e parasimpatica (che sottostà al rilassamento).



Source link