Copasir, la via d’uscita dall’impasse: sciogliere il Comitato e ricomporlo


Scioglimento del Comitato di controllo sui Servizi e la sua ricomposizione dei dieci, tra deputati e senatori. Ma stavolta, cinque di maggioranza (uno ciascuo per M5S, Lega, Pd, Leu, Iv) e cinque dell’attuale opposizione: ovvero tre Fratelli d’Italia e due esponenti del Misto che hanno votato contro la fiducia al governo Draghi. E tra i senatori di opposizione quell’Adolfo Urso (oggi vice) che il partito di Giorgia Meloni ha candidato alla presidenza, al posto del leghista Raffaele Volpi.

Eccola la via d’uscita che – stando a quanto trapela dalle presidenze di Camera e Senato che devono dirimere la controversia irrisolta da 45 giorni – potrebbe consentire il raggiungimento di una soluzione. Con molta probabilità, la lettera di Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico attesa per le prossime ore, rimetterà ai partiti la scelta finale. Anche se la legge parla chiaro: la presidenza del Copasir spetta a un esponente dell’opposizione. Il fatto è che il gentlemen agreement non è facilmente raggiungibile. Comporterebbe le volontarie dimissioni di tutti i dieci componenti, quanto meno della loro maggioranza. Sicuri, ad esempio, che lo farebbero i leghisti che esprimono l’attuale presidenza? E gli altri colleghi di maggioranza?

Il secondo passo, a quel punto, potrebbe portare a un intervento d’imperio della seconda e della terza carica dello Stato. Quel che Casellati e Fico in queste ore vorrebbero evitare. Ma, pur in assenza di precedenti, legge alla mano lo scioglimento forzato e la ricomposizione sarebbe nei loro poteri. Anche perché con l’attuale formula la minoranza d’ora in poi sarebbe rappresentata dal solo Adolfo Urso e il Copasir risulterebbe comunque non equilibrato. Dalla Lega tuttavia fanno notare come le attuali opposizioni, ovvero Fdi e i pochi del Misto contrari a Draghi, rappresentano “solo il 6 per cento” dell’attuale Parlamento, tra Camera e Senato. E comporterebbe uno squilibrio anche affidare a quel 6 per cento cinque delle dieci poltrone del Comitato.

Insomma, un labirinto bizantino dal quale sembra difficile uscire. La Lega (non tanto Raffaele Volpi, che attende indicazioni “istituzionali” per decidere come muoversi) non sembra intenzionata a mollare facilmente la presa. “Per una questione di principio e di precedente, dicono”. Quello famoso di Massimo D’Alema rimasto al suo posto nel 2011 benché il Pd facesse parte del governo Monti. Come oggi la Lega, insomma. “Contrariamente a quanto sostengono da Fdi, allora non eravamo d’accordo a mantenere D’Alema al suo posto, è stata una decisione dei presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, che abbiamo sub’to. Siamo pronti a dimostrarlo, abbiamo i documenti”. Nella sua lettera a Fico e Casellati, Ignazio La Russa a nome del partito di Meloni aveva sostenuto che il caso del governo Monti non fosse un precedente spendibile perché allora la Lega, unico oppositore, era d’accordo alla permanenza di D’Alema.

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La carta jolly che il partito di via Bellerio sarebbe pronto a giocarsi è la lettera con cui l’allora capogruppo leghista al Senato, Federico Bricolo, obiettava ai presidenti proprio l’opportunità che il deputato dem restasse al suo posto. E il dettaglio non sarebbe secondario.

Il presidente del Senato di quella legislatura, Renato Schifani, spiega: “Allora ci fu una situazione eccezionale per almeno tre motivi: mancava un anno alla fine della legislatura, il governo Monti era un governo tecnico, c’era una maggioranza superiore al 90 per cento con l’obiettiva difficoltà di individuare le minoranze”. Il senatore di Forza Italia ritiene che “oggi la situazione  sia diversa e quel caso non è un precedente: il governo è misto, tecnico-politico, e sulla forza di opposizione, Fdi, cambiano alcuni presupposti che furono oggetto di valutazione mia e del presidente Fico”. E dunque, come se ne esce? “Il mio è un parere personale – sostiene Schifani – Oggi sarà un’intesa fra i presidenti di Camera e Senato a dare a dare la giusta soluzione alla questione”.

In attesa della soluzione e di un’intesa tra i partiti, il Copasir da oltre un mese resta congelato. Del resto, si fa per dire, si occupa solo del controllo sui sistemi di sicurezza del Paese.  

 



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