Milan dipendente da Ibrahimovic: rinnovo più vicino, è la chiave per la Champions


MILANO. Compromettere con un calo vistoso nella fase più importante della stagione l’obiettivo del ritorno in Champions, che sembrava acquisito, sarebbe per il Milan un grave delitto. L’estate scorsa, dopo la grande  rincorsa, Pioli disse che non sarebbe stato comunque semplice colmare il divario di 12 punti dal fatidico quarto posto. Oggi che il Milan è secondo, grazie alla formidabile prima metà di stagione che tiene ancora a distanza di sicurezza le rivali, l’allarme non è rosso, però il solito fantasma del traguardo-chimera (nella stagione più beffarda Gattuso arrivò a un solo punto dalla meta) aleggia di nuovo a Milanello. Il secondo posto è del tutto meritato, ma va difeso innanzitutto con l’autostima. La priorità del dt Maldini e del ds Massara in questo momento è necessariamente tecnica, anche se incombono le scadenze dei rinnovi di contratto (Donnarumma, Çalhanoglu e Kessié su tutti) e vanno sfruttate le opportunità di mercato (Orsolini e l’eventuale tentativo per Ilicic).

In un contesto così frastagliato assume importanza ancora più chiara la figura di Ibrahimovic. È stato lui, come ammise l’allenatore stesso in un’intervista a Repubblica (“è carismatico e mi facilita il compito, ha alzato la competitività negli allenamenti”), a trascinare i compagni e l’ambiente nel momento delicatissimo del guado tra la mediocrità e la zona Champions. Spinse tutti a credere nel proprio valore col suo esempio concreto: 7 gol in 10 presenze. Nella seconda stagione del suo ritorno al Milan il leader si è confermato tale: nel blocco vincente delle prime 15 giornate gli sono bastate 6 presenze per segnare 10 gol. Nelle successive 14 giornate, invece, sono aumentate le sue presenze (10), ma si sono dimezzati i suoi gol (5): è dunque palese la correlazione col diminuito peso offensivo della squadra, scesa da una media di 2,26 gol a partita nelle prime 15 giornate a quella di 1,42 nelle successive 14, mentre la media dei gol subiti, pur salendo (da 1,06 a partita a 1,28), non ha subito la stessa brusca differenza. Detto che le ulteriori statistiche sul rendimento mediocre della squadra in casa e quello eccellente in trasferta hanno creato una duplice scuola di pensiero (senza pubblico manca l’effetto trascinante di San Siro oppure manca alle avversarie l’effetto trascinante del loro stadio?), l’Ibradipendenza del Milan appare incontestabile.

Anche per questo il rinnovo del suo contratto, che rimane probabile, può diventare il punto di svolta del finale di stagione: se crede lui nel progetto del Milan, ci devono credere anche i suoi compagni più giovani. A cominciare da Donnarumma, che ha notoriamente il suo stesso procuratore, Raiola, e il suo stesso obiettivo: afferrare l’irraggiungibile meta milanista da 7 stagioni. La Champions è al tempo stesso traguardo e ripartenza. Per Ibrahimovic, che nella coppa più importante ha giocato 120 volte, la centoventunesima a 40 anni dopo essersi ripreso la Nazionale svedese, sarebbe il successo più grande.



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