Contrabbando di schede Nvidia CMP, sequestrate 300 unità dalla dogana di Hong Kong


Quando si apprende di un sequestro da parte delle autorità doganali, in genere si pensa a sostanze stupefacenti o materiale contraffatto. I tempi però sono cambiati e adesso i contrabbandieri smerciano schede per minare criptovalute.

Fa notizia l’ultima operazione degli agenti doganali di Hong Kong, che sono riusciti a sventare il contrabbando di acceleratori Nvidia CMP (Crypto Mining Processor), ben 300 unità del modello H30X, il meno potente tra le proposte destinate proprio al pubblico dei miner.

Gli acceleratori CMP H30X sono stati rinvenuti a bordo di un peschereccio sospetto ancorato appena fuori dall’aeroporto internazionale di Hong Kong. I contrabbandieri stavano spostando le casse dal peschereccio su un motoscafo alle 2 del mattino, ma sono stati scoperti e dopo un rocambolesco inseguimento sono riusciti a dileguarsi.

Peggio però è andata al proprietario del peschereccio e al resto della refurtiva: a bordo della nave sono stati ritrovati cetrioli di mare e pinne di squalo, ma anche prodotti tecnologici per un valore di quasi 260 mila dollari come smartphone e ben 300 schede CMP non meglio identificate, ossia prive di brand o adesivi, ma riconoscibili per l’assenza di uscite video.

La CMP H30X è una scheda basata su GPU TU116 Turing e secondo Nvidia raggiunge un hash rate nel mining di Ethereum fino a 26 MH/s: non si tratta di prestazioni esaltanti, ma probabilmente sufficienti per imbastirne il contrabbando in un periodo di shortage. È dei giorni scorsi invece la notizia dell’acquisto di schede CMP per un valore di 30 milioni di dollari da parte di Hut 8 Mining Corporation.



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