Il Regno Unito sfida l'Oms: "Sbagliato equiparare fumo e svapo"



I parlamentari inglesi sfidano l’Oms sulla sigaretta elettronica e chiedono al governo del Regno Unito di intervenire alla Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc) del prossimo novembre per riaffermare il principio della “riduzione del rischio”. Non solo. I deputati chiedono al premier Boris Johnson di considerare tra le opzioni quella di “ridurre sensibilmente i finanziamenti” all’organizzazione, di cui il Regno Unito è tra i principali donatori, nel caso in cui l’Oms non cambiasse approccio.

I componenti dell’intergruppo parlamentare All Party Parliamentary Group on Vaping (Appg) parlano di difesa degli “interessi nazionali”. Il Paese, infatti, punta ad eliminare il fumo di sigaretta entro il 2030. Un obiettivo raggiungibile, secondo i parlamentari, soltanto con l’approccio basato sulla riduzione del danno, con l’utilizzo di prodotti a rischio ridotto, come il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche, che per il Public Healt England sono del 95 per cento meno dannose rispetto alle classiche bionde.

Una strategia che per ora ha portato ogni anno 50mila fumatori a cercare di smettere attraverso le e-cig, con una percentuale di successo tra il 60 e il 74 per cento. Le posizioni “proibizioniste” dell’Oms, che tendono ad equiparare fumo elettronico e tradizionale, secondo l’Appg, rischiano di vanificare il raggiungimento del target stabilito dal governo. È questa la conclusione di un rapporto pubblicato lo scorso 31 marzo dallo stesso intergruppo, basato su un’indagine durata quattro mesi.

In sintesi, nel documento si chiede che l’Oms riaffermi il principio della “riduzione del danno”, riveda eventuali divieti su svapo e prodotti a base di tabacco riscaldato e in generale con rischio ridotto, e istituisca un gruppo di lavoro scientifico per valutare l’impatto sulla salute dei nuovi prodotti, garantendo “apertura e trasparenza”.

Tra le raccomandazioni c’è anche quella di tenere maggiormente in considerazione le esperienze dirette dei consumatori, spesso ignorate. Ora che il Paese è svincolato dalle politiche dell’Ue, che sostengono la posizione dell’Oms, il Regno Unito è pronto a costituire alla prossima Cop9 un fronte di nazioni che sostengano il principio della riduzione del danno.

A plaudere all’iniziativa dei parlamentari inglesi è l’Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico (Anafe – Confindustria). “Il Regno Unito, grazie ad un approccio scientificamente laico e progressista, si dimostra ancora una volta all’avanguardia nei confronti delle politiche antifumo, sottolineando come il vaping sia un’ottima opportunità per ridurre significativamente il numero di fumatori, nonché le spese sanitarie correlate al fumo”, commenta il presidente Umberto Roccatti.

“Condividiamo – ha spiegato -l’obiettivo di garantire uno strumento a rischio ridotto al miliardo di persone in tutto il mondo che non vogliono o non riescono a smettere di fumare, quasi 10 milioni solo in Italia”. “Dopo tutte le evidenze scientifiche, – conclude Roccatti – non solo è grave considerare la sigaretta elettronica marginale nella lotta al fumo e continuare ad esporre milioni di fumatori al rischio di cancro, ma ancor più assurdo che siano paragonate al fumo tradizionale, che causa quasi un terzo dei casi di cancro in Europa”.

Una battaglia, quella per l’affermazione del principio della riduzione del rischio, che si combatte anche a Bruxelles. Dopo lo European Beating Cancer plan, il piano della Commissione Ue per ridurre l’incidenza dei tumori in Europa, pubblicato lo scorso 3 febbraio, che equipara le sigarette tradizionali ai prodotti innovativi, ora anche il rapporto della Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks (Scheer) sulle sigarette elettroniche, atteso per la metà di aprile, dovrebbe attestarsi sulle stesse posizioni.

Protestano alcuni eurodeputati italiani, come Pietro Fiocchi, di Fratelli d’Italia. “L’UE pare essere pronta a dichiarare guerra, mettendo al bando e vietando le sigarette elettroniche – spiega – ignorando che in molti Paesi le e-cig vengono utilizzate per smettere di fumare”. “Siamo in tempi in cui bisognerebbe favorire la transizione e la graduale traslazione dal fumo della sigaretta tradizionale a quella elettronica”, va avanti il parlamentare europeo dei Conservatori e Riformisti, componente della Commissione speciale sulla lotta contro il cancro (Beca).

“Non condivido – ha aggiunto – che spesso la Commissione preferisca adottare approcci ideologici anziché pragmatici e realistici, che potrebbero impedire a milioni di fumatori di smettere e quindi di esporli al rischio di cancro”.



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