Sanitari No Vax ora si pentono. Il vaccino per salvarsi la paga



Risulta particolarmente difficile trovare nel mondo un qualcosa che resti immutato per sempre. Anche le opinioni personali e ciò in cui si crede fermamente possono subire mutamenti, veloci ed imprevisti. Succede. Del resto i cambiamenti fanno parte del lungo e difficile percorso della vita. Capita, così, che anche i “no-vax” duri e puri o quelli non radicali ma che comunque temono per qualche motivo di farsi somministrare i vaccini anti-Covid cambino idea sull’iniezione. Qualcuno, forse, non perché convinto dalla scienza ma solo per difendere il posto di lavoro.

Ora che rischiano la sospensione o il demansionamento, non pochi sanitari no-vax pare che ci abbiano ripensato. Tanto che, come racconta il Messaggero, hanno iniziato a prendere d’assalto i centralini delle Asl, da Roma alla Liguria, all’Umbria per chiedere di essere messi in lista per la puntura. “Da tre giorni è un continuo di chiamate”, ha affermato Simona Ursino, direttrice della Prevenzione per l’Asl Roma 4. “Da quando il decreto è stato pubblicato in gazzetta ufficiale, vogliono tutti vaccinarsi. C’è chi mi telefona addirittura sul cellulare privato: dottoressa, ho cambiato idea… Gente che due mesi fa non ne voleva sapere, nonostante i nostri appelli”.

Le richieste sarebbero moltissime. In diverse Regioni, tra cui Liguria, Lazio, e Campania, alcuni distretti sanitari stanno riaprendo le prenotazioni per permettere a chi aveva rifiutato di sottoporsi alla prima iniezione di ricevere la dose appena possibile. Dall’Asl Napoli 1, evidenzia ancora il quotidiano, spiegano che “stanno arrivando molte nuove adesioni, anche se abbiamo già vaccinato più del 90 per cento dei sanitari”. “La Ausl Romagna ha dato 7 giorni a chi finora non si è vaccinato per dichiarare le proprie motivazioni. Dopodiché inizieremo a convocarli. Ma la propensione, ormai, è quella di aderire”, ha spiegato Vittorio Sambri, responsabile dell’hub di Cesena.

Miracoli del decreto legge numero 44 dello scorso giovedì che mette in difficoltà chi lavora in ospedali, cliniche private e case di riposo e rifiuta il vaccino. Come si legge nel testo chi non si immunizza rischia “la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio” o può essere trasferito ad altre “mansioni, anche inferiori”, quindi pagate di meno. O ancora rimanere senza stipendio “fino al completamento del piano vaccinale”, anche per tutto il resto del 2021.

I numeri

In base ai numeri forniti dal governo, le dosi somministrate agli “operatori sanitari e socio-sanitari”, compresi anche i richiami, sono 3.056.561. Non ci sono, però, dati ufficiali sui no-vax. Secondo alcune stime sarebbero almeno 140mila: circa 40mila tra medici e infermieri e tanti altri, forse 100mila, tra gli addetti delle Rsa e delle case di riposo. Ma su questo fornte non ci sono certezze.

Il cambio di posizione di molti “scettici” sul farmaco è una buona notizia perché rappresenta un ulteriore elemento utile nella guerra al Covid. Allo steso tempo, però, sorge un problema etico e pratico: ci si chiede se in un momento in cui le fiale scarseggiano sia giusto dare la dose, come categoria prioritaria, a chi l’ha già rifiutata una volta. “Queste persone riserveranno un appuntamento sul portale come tutti gli altri, non ci sarà una lista a parte”, ha spiegato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. Sullo stesso piano l’annuncio di Giorgio Casati, il direttore generale dell’Asl Roma 2 (la più popolosa d’Italia): “Di sicuro non passeranno davanti agli ultra-ottantenni – – anche se naturalmente i sanitari non saranno vaccinati per fasce d’età: stiamo parlando comunque di persone che lavorano a contatto con malati e anziani, è nell’interesse dei pazienti immunizzarli”.

Lo studio dello Spallanzani

Intanto un dato sull’importanza della somministrazione del farmaco agli operatori socio-sanitari arriva dallo Spallanzani di Roma. Da un’analisi è, infatti, emerso che in questa categoria il tasso di positività è passato dal 6,9% della settimana 18-24 gennaio all’1,8% registrato nella settimana 15-21 marzo.



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