Piegaro e le sue dodici “sorelle”. Un paradiso di pace tra vetro soffiato e sapienza artigiana


Un mosaico di torri, castelli e piccoli borghi disseminati su uno sfondo verde di boschi incontaminati. Piegaro e le sue dodici frazioni, da scoprire una dietro l’altra, rappresentano l’Umbria della quiete e delle tradizioni che punta sul turismo lento per conservare il proprio dna. Composto da antichi mestieri e da un rapporto armonico tra natura e attività umane.

 

È in provincia di Perugia, collegata dal cammino dedicato al Perugino al buen retiro di Città della Pieve del premier Draghi, che sorge “l’altra Murano”. A Piegaro si soffia il vetro dal XIII e oggi, di quella sapienza artigiana, restano l’antica vetreria, il Museo del vetro e la cooperativa che dà lavoro a 200 persone. Ed è tra le mura di questo borgo che si culla il sogno di insegnare alle nuove generazioni l’impagliatura dei fiaschi e delle damigiane.

Piegaro, alla scoperta del Museo del vetro


 

“Era un mestiere portato avanti dalle donne, nelle cantine, per scongiurare rotture in caso di urto e per far stare in piedi gli oggetti forgiati. Nei periodi di crisi – spiega Rosita Morcellini, assessore alle politiche sociali del Comune di Piegaro – era l’unica fonte di sostentamento delle famiglie. Vorremmo riuscire ad aprire una scuola per non perdere questo scrigno di conoscenze”. Per questo, in occasione del “Festival del vetro”, che per tre giorni richiama in Umbria i migliori maestri vetrai da tutto il mondo, è possibile assistere a delle dimostrazioni di impagliatura.

 

Lasciato il centro inizia il vero viaggio per Piegaro. Una ragnatela di sentieri, attraversando boschi secolari, porta nelle dodici frazioni. Ognuna impreziosita da un tesoro del passato. Dalla torre cilindrica e dalla chiesa trecentesca di Santa Croce di Castiglion Fosco all’antico monastero di Gaiche, località che offre un panorama da togliere il fiato. Fino al castello di Greppolischieto, ristrutturato dalle sorelle Fendi e dall’architetto Nicola De Menna.

 

Dalle distese selvagge di verde della Serpolla, si arriva poi al Museo paleontologico di Pietrafitta, località strategica della Valle del Nestore dove è presente una centrale termoelettrica dell’Enel. Le draghe, vecchie macchine che scavavano la lignite per alimentare l‘impianto, in quarant’anni di attività estrattiva hanno creato un lago artificiale intorno al quale si sta formando un parco tematico.

 

Ogni prato o radura in cui ci si imbatte in un pomeriggio di trekking, è un teatro naturale all’aperto. Ed è proprio in questi spazi che ogni anno la musica classica del Festival internazionale di green music crea quell’atmosfera unica che strega tutti i visitatori. “L’organizzazione è un regalo che ogni anno ci fa il maestro Maurizio Mastrini, nato a Piegaro. Questa estate – prosegue Morcellini – è l’unico evento che ha resistito, anche se con un pubblico ridotto per garantire il distanziamento”.

 

Già, perché i tanti borghi che compongono Piegaro vivono di sagre agostane, tavolate, condivisione. L’asparago di bosco viene osannato a Pietrafitta, i fagioli a Castiglion Fosco. Il gran finale, in ottobre, è sua maestà la castagna. Eventi che attirano molti turisti, ma che da soli non possono garantire la sopravvivenza del paese che, come altre piccole realtà, soffre lo spopolamento. Oggi a Piegaro vive una popolazione mediamente anziana di 3.500 persone. Dieci anni fa gli abitanti erano trecento in più.

 

“Abbiamo proposto case con prezzi agevolati e locali da ristrutturare a un euro. Ma i giovani, per stabilirsi qui, chiedono servizi, dalla rete ai trasporti. Mi auguro – conclude Morcellini – che una parte delle risorse del Recovery Fund venga destinata ai borghi. Sia alla politica che ai nuovi imprenditori serve il coraggio di scommettere sul desiderio di evadere per qualche giorno dalla città. A Piegaro in un solo giorno puoi camminare nella natura, gustare prodotti genuini e goderti la serata in silenzio, tra arte, musica e tradizioni. Non possiamo perdere il treno della riscoperta del turismo lento, per i borghi forse l’ultima possibilità per non scomparire”.

 



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