La vera sfida: transizione burocratica


Mezzogiorno, 2 aprile 2021 – 10:08

di Paolo Ricci

I ministri competenti lo dicono da qualche settimana, gli altri, quelli non competenti, a breve dovranno seguire. La questione presto detta: se Draghi vuole riuscire nell’intento, quello di accedere ai fondi europei e di mettere ordine nella sanit del Covid e del post-Covid, non pu fare altro, per il tempo e la qualit delle forze politiche di cui dispone, che avviare la transizione burocratica. Nessuna altra trasformazione, ecologica o digitale, sar possibile se prima non sar rapidamente e ordinatamente ridiscussa la nostra pubblica amministrazione. Ci che vede tante differenze tra Nord e Sud. Nessuna nuova Italia, unita e coesa, nascer senza aver ripensato alla centralit della comunit, societ con le parole del Premier. Il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e della coesione sociale conferma la necessit di intervenire. Ben fatto. Ma un patto? un patto che tiene e che sar mantenuto? Staremo a vedere. Sicuramente qualche tema lo pone, su tutti due sono pressanti: il reclutamento del personale, da un lato; la sua riqualificazione, dall’altro. Cos possibile svecchiare, non solo anagraficamente, l’amministrazione pubblica italiana, tentando di archiviare comportamenti sempre condannati ma mai convintamente contrastati. Ma un patto innovativo e coraggioso? un patto in grado di anticipare il futuro? Questo mi sembra il punto dal quale dover partire.

La cultura conservatrice di un paese si giudica dalla qualit della sua pubblica amministrazione, cos come un calciatore lo si giudica dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia (De Gregori ce lo insegna). Sarebbe stato felicemente fantasioso e pi attraente se il patto, invece che per innovare il lavoro pubblico, fosse stato chiamato per generare il valore pubblico, solo per far intendere ai cittadini e ai pubblici dipendenti, che pure cittadini sono, che il patto tra loro e per loro, e che al centro non c’ solo il lavoro, bens la tenuta di una comunit, attraverso la qualit dei suoi servizi e il grado di soddisfazione sia di chi li eroga, sia di chi li utilizza. Cos come sarebbe stato altruista un patto in cui, oltre a impegnarsi a ridefinire i processi con cui le parti negoziano, cosa comunque utile, fosse stato posto l’obiettivo di chiarire un possibile significato di coesione sociale in relazione al lavoro. Lasciando pi che intendere che, oltre ai diritti, corrono e occorrono doveri, soffermandosi sul ruolo sempre pi decisivo dei cittadini nella co-produzione dei servizi pubblici e nella co-generazione di valore. Bene valorizzare e promuovere chi lavora, retribuendo pi che decorosamente e organizzando al meglio le funzioni, ma altrettanto necessario far comprendere cosa pu accadere se non si fa bene la propria parte, se non si comprendono i cambiamenti epocali. Se ci si serve del paese, senza servirlo.

Ma la decadenza della burocrazia italiana non solo la decadenza del lavoro pubblico; questa decadenza, prima ancora che organizzativa e motivazionale, culturale e morale, in quanto tale appartiene a tanti. Questa trasformazione la sola che pu aiutare le altre ed anche quella pi onerosa, richiede il seppellimento di rendite di posizione e di piccoli privilegi, di tutto ci che ci rende uguali nel conservare, divisi nel cambiare. Richiede investimenti e mutamenti di logiche. L’unit di un paese inversamente proporzionale alla sua retorica, in quest’ultima siamo fin troppo pronti; l’unit si valuta dalla forza con cui si assume la consapevolezza del bisogno, ben oltre le procedure e le classificazioni, con quella follia pirandelliana che ci deve portare a fare rinunce, non solo quelle necessarie.

2 aprile 2021 | 10:08






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