Gli alert e il conto corrente: chi rischia la botta del Fisco



Ammonta a 10,2 miliardi di euro la cifra che l’Agenzia delle entrate ha provveduto ad erogare a circa 3,3 milioni di partite Iva in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria e delle conseguenti rigide misure restrittive. Semplificare il più possibile le domande di accesso agli aiuti ha permesso di liquidare rapidamente i bonifici (10 giorni dopo il ricevimento dell’istanza) ma al contempo anche di effettuare dei puntuali controlli preventivi di primo e secondo grado.

Un’attività di verifica che aveva permesso di respingere circa 120mila istanze da parte di contribuenti che non avevano i requisiti per richiedere gli aiuti e 217 casi di tentata frode: il tutto ha consentito all’Erario di evitare un esborso di 243 milioni di euro. Con la nuova fase dei sostegni (11 miliardi di euro), in partenza proprio dal primo di aprile, si riavvieranno anche i controlli specifici.

Quali sono le verifiche

Come ricorda ilSole24Ore, si tratta di un doppio livello di controlli. Il primo si fonda sull’analisi incrociata dei dati in possesso del Fisco e di quelli comunicati dal contribuente nell’istanza. Nel caso in cui questi non coincidessero, la domanda verrebbe cestinata. Questa prima fase di scrematura ha già permesso di fermare oltre 30 mila richieste per errori nelle partite Iva, nella comunicazione degli importi fatturati (2019/2020) o nella valutazione di perdite inferiori rispetto al valore prestabilito di un terzo.

Il secondo parte dall’analisi dell’Iban fino ad arrivare al controllo del rispetto degli obblighi di comunicazione dei dati Iva (dichiarazioni e liquidazioni dell’imposta 2019). Tra le irregolarità del primo gruppo (46mila) e quelle del secondo (44mila), sono state oltre 90mila le pratiche bloccate.

Rischio frodi e controlli

Come premesso, sono stati 217 i tentativi di frode rilevati: quattro le tipologie di modus operandi che hanno fatto scattare gli alert e partire le indagini della Guardia di finanza.

Vi sono i cosiddetti “Non operativi”, ovvero coloro che, pur non avendo svolto alcuna attività nel 2019, hanno trasmesso fatture relative ad aprile 2019. Seguono i “Perseveranti”, cioè quei cittadini i quali, pur vedendo respinta la propria istanza a causa dell’inesattezza dei dati comunicati, hanno mandato altre domande di accesso agli aiuti inserendo dati sempre diversi, ma senza mai replicare quando veniva loro chiesto di fornire ulteriori delucidazioni al Fisco.

Sono stati ribattezzati “Sovradimensionati” gli appartenenti alla terza categoria: si tratta di partite Iva in regime forfettario (con ricavi inferiori ai 65mila euro l’anno), non obbligate all’invio delle fatture elettroniche, che hanno comunque presentato l’istanza indicando importi da oltre un milione di euro per il solo mese di aprile. Chiudono la lista i “Non calamitati”, imprese che nella domanda di accesso ai fondi hanno indicato una collocazione in territori colpiti da calamità naturali così da poter ottenere il denaro anche senza comprovare un calo del fatturato.



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