La Polizia moderna fa 40 anni "La sicurezza è un patrimonio"



Oggi la polizia moderna compie 40 anni. Con l’approvazione della Legge 121 del 1981 si compì infatti la trasformazione del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza nella Polizia di Stato. Nasceva allora una polizia moderna, “smilitarizzata” e caratterizzata da una forte identità civile, votata al servizio della comunità. Il ministro dell’Interno diviene Autorità nazionale di pubblica sicurezza, mentre a livello territoriale il prefetto diviene l’Autorità provinciale, con la responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica, il questore non è più alle dipendenze del prefetto e assume la veste di Autorità provinciale “tecnica” di pubblica sicurezza. Si afferma anche il ruolo di guida e coordinamento delle forze di Polizia da parte del capo della Polizia – Direttore generale della pubblica sicurezza.

La legge 121 è divenuta nel tempo un caposaldo fondamentale della nostra società e ancora oggi straordinariamente attuale perché “proiettata verso la cura dell’ordine democratico e che concorre a rendere vera la libertà di esercizio dei diritti garantiti dalla Costituzione”, come ha commentato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella prefazione del libro La riforma dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, (di cui riportiamo ampi stralci), volume a cura di Carlo Mosca, Consigliere di stato, prefetto e tra i principali ideatori della riforma, purtroppo tristemente scomparso a 75 anni proprio alla vigilia della ricorrenza. La sua riforma ha ridisegnato l’intero assetto dell’Amministrazione, rendendola più moderna e dinamica anche a livello internazionale, creando quella che Mosca definiva “un’alleanza democratica non subito compresa nel suo significato, che nel tempo si è sviluppata con i protocolli, le intese, i contratti e i patti per la sicurezza”, come l’alleanza per il programma Operazione Risorgimento Digitale di Tim per la sicurezza su internet. Un’idea “vincente” come “la concezione di una sicurezza condivisa e partecipata”, come diceva ancora Mosca. “È un progetto normativo complesso commenta nel volume il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese che ha anticipato, quella visione del bene sicurezza, divenuta patrimonio condiviso del nostro vivere sociale”. Nel libro non poteva mancare il contributo dell’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, oggi sottosegretario di Stato (di cui pubblichiamo ampi stralci), che ha sottolineato la complessità del lungo iter parlamentare che portò a una riforma “che tocca i gangli vitali di una democrazia”. Il volume raccoglie i contributi di autorevoli figure istituzionali, del mondo ecclesiastico, della cultura e della società civile: da Gianfranco Ravasi a Giuliano Amato, da Marta Cartabia a Giovanni Salvi, da Gianni Letta a Gaetano Manfredi, da Maurizio Viroli a Michele Ainis, da Eugenio Gaudio ad Antonio Romano, da Anna Maria Giannini a Marino Bartoletti, che illustrano alcuni tra i temi più significativi per i quali questa straordinaria legge ebbe riflessi riformatori.

“Sono particolarmente grato a coloro che 40 anni fa ebbero il coraggio e la felice intuizione di attuare la riforma dell’amministrazione della pubblica sicurezza – dice al Giornale il capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza Prefetto Lamberto Giannini (nella foto) – Anche io, entrato in servizio alla fine degli anni Ottanta, sono figlio di questa riforma. Oggi sento forte l’impegno di aggiungere nuovi tasselli al percorso riformatore tracciato dalla legge, lavorando per una Polizia di Stato che possa sempre meglio coniugare l’antica sapienza con le moderne conoscenze e competenze per saper rispondere alle necessità e ai bisogni dei cittadini”.



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