SpaceX CRS-21: il rientro dalla ISS alla Terra stato eseguito correttamente


Mentre in queste ore si è parlato della nuova prova di “salto” di SpaceX Starship SN9 a Boca Chica (Texas), la società di Elon Musk era impegnata in un’altra missione, SpaceX CRS-21, per riportare sulla Terra una capsula Dragon Cargo di nuova generazione.

SpaceX CRS-21

Il rientro di SpaceX CRS-21 è concluso al largo delle coste della Florida, segnando anche il completamento della ventunesima missione di rifornimento a opera di SpaceX per conto della NASA. Grazie alla capienza della nuova capsula Dragon Cargo è stato possibile riportare sulla Terra poco meno di 2 tonnellate di esperimenti e altro materiale.

SpaceX CRS-21 e il rientro al largo della Florida

Interessante è anche che tra l’ammaraggio e la possibilità per alcuni esperimenti di finire nelle mani dei ricercatori sono passate solamente dalle quattro alle nove ore. Un pregio, soprattutto se si pensa a quando gli esperimenti comprendono l’utilizzo di colture cellulari o batteriche. Cosa non così strana quando si tratta di esperimenti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

SpaceX CRS-21

Alcuni degli esperimenti riportati a terra dalla SpaceX CRS-21 riguardavano lo studio dei tessuti cardiovascolari in microgravità per capire e trovare nuovi trattamenti o test di screening per problemi degli esseri umani sulla Terra. Per la JAXA invece sono state utilizzate colture cellulari che hanno potuto crescere in microgravità senza l’utilizzo di supporti come avviene sul nostro Pianeta. Un passo avanti per la medicina rigenerativa.

Sempre in tema di colture, in questo caso batteriche, si è studiato nuovi sistemi di disinfezione attraverso l’utilizzo di argento. Inoltre si è cercato di capire quali geni batterici sono coinvolti nella crescita in microgravità e se ci possono essere rischi di corrosione per le parti in acciaio (che potrebbero rappresentare un problema nelle missioni di lunga durata).

Uno studio su roditori ha cercato di capire come la microgravità possa influenzare la vista. Inoltre potrebbe permettere di rispondere alle esigenze di chi vive nello Spazio per diverso tempo. Il 40% degli astronauti sviluppa la sindrome neuro-oculare associata ai voli spaziali (SANS).


Sextant Navigation è invece un vero e proprio sestante utilizzabile dagli astronauti in condizioni d’emergenza. Questi strumenti potranno essere impiegati a bordo della capsula Orion della NASA e dagli astronauti nelle missioni Artemis. Sempre per quanto riguarda la vita nello Spazio, sono stati testati dei sistemi di rimozione dell’anidride carbonica attraverso ammine riscaldate o raffreddate. Questo potrebbe permettere di realizzare nuovi filtri da impiegare in capsule e sulla ISS.

Infine c’è stata la produzione di fibre ottiche in condizioni di microgravità con zirconio, bario, lantanio, sodio e alluminio. Queste verranno esaminate ora sulla Terra per capire se la produzione in condizioni diverse possa favorirne la qualità.

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