l’obiettivo chiave è sostituire Conte- Corriere.it


«Se perdo le primarie torno a lavorare». Parola di Matteo Renzi, anno 2009, quando il giovane ma già abile pokerista Matteo Renzi gioca il suo primo «all in». Si gioca tutto e subito nella scalata a Palazzo Vecchio, che trasformerà nel suo trampolino politico nazionale. Nel suo primo «rischiatutto» è appunto solo contro tutti. Contro l’establishment degli ex Ds che controllavano il Pd e sopratutto contro il suo maestro politico Lapo Pistelli, di cui Renzi era stato portaborse. «Facce nuove a Palazzo Vecchio», è lo slogan. Risultato? È l’anteprima della «rottamazione», perché tutti gli avversari (più o meno «rossi») verranno sbaragliati dal giovane cresciuto nella Margherita.

Se il successo del primo «rischiatutto» proietta l’allora sindaco di Firenze verso Palazzo Chigi, in un certo senso ne semina anche il germe della caduta. Perché, memore della fortuna del «giocarsi tutto e a viso aperto», Renzi adotta la medesima strategia nella sfida per il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Tale scelta, dopo mille giorni a Palazzo Chigi, si rivelerà micidiale in un contesto assai più ampio e complesso di quello fiorentino e segnerà la caduta politica dell’ex «Golden boy» di Rignano sull’Arno, costretto a dimettersi prima da premier e poi a passare la mano al vertice del Partito democratico.


Così, previa scissione dai dem con la fondazione di Italia viva, si arriva alla crisi di governo di questi giorni. È in queste ore che Renzi sta giocando il suo terzo (e ultimo?) «rischiatutto». Così ha deciso di ritirare le due ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e aprire ufficialmente la crisi di governo. Lo scontro tra Renzi e Giuseppe Conte si è assai inasprito: pesa anche una rilevante incompatibilità caratteriale, quasi epidermica. Ma ora, se il leader di Iv non riuscirà a imporre un nuovo premier o un nuovo governo con più ministri renziani, per lui si profilerebbe un de profundis politico, all’opposizione. Oltre a quello con Conte ancora in sella grazie al sostegno dei «responsabili», c’è uno scenario ancora peggiore per Italia viva: il ritorno alle urne. Oggi i renziani sono l’ago della bilancia (30 deputati e 18 senatori). Ma domani? Con tutti i sondaggi che danno Iv sopra o sotto al 3%, i renziani otterrebbero al massimo 5-6 eletti, in un parlamento assai ridotto dalla riforma appena approvata.

«Se credo al voto? In parlamento non ci crede nessuno», afferma il senatore Renzi nella sua attesissima conferenza stampa. È per questo che, nonostante le aperture arrivate da Pd, M5S e Palazzo Chigi, il leader di Italia viva ha deciso di tirare dritto aprendo la crisi. «Ma qual è il suo vero obiettivo?», si chiedono tutti. Sostituire Conte al timone del governo con un altro primo ministro, tecnico o magari del Pd. Traguardo che senza la prova di forza delle dimissioni per costringere Conte a salire al Colle non sarebbe raggiungibile.

13 gennaio 2021 (modifica il 13 gennaio 2021 | 19:01)





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